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Luciano De Crescenzo nel suo film più famoso ‘Così parlo Bellavista’, che ebbe otto nomination ai ‘David di Donatello’ del 1985, ad un variegato gruppo di adepti provava a spiegare, a modo suo, la filosofia. Il Professore a loro disse che gli uomini si dividevano in due categorie: gli uomini d’amore e gli uomini di libertà. La stessa divisione si poteva effettuare per i popoli e le nazionali europee. Questa stessa distinzione si può fare nel calcio, dove esistono squadre d’amore e squadre di libertà. Le squadre di libertà sono quelle che tradizionalmente vincono in continuazione come il Manchester United, il Bayern Monaco, la Juventus, il Real Madrid o la Germania; che si contrappongono alle squadre d’amore, che magari non vincono tanto, ma che entusiasmano la gente come la grande Olanda di Cruyff, che non è riuscito a vincere né i Mondiali né l’Europeo, ma è una delle squadre più amate di tutti i tempi. In questa edizione di Champions League sono state inserite nello stesso gruppo quattro squadre d’amore, che si somigliano in un modo impressionante: tutte e quattro sono sospinte da un pubblico meraviglioso, che vive in simbiosi con la propria squadra e tutte queste squadre giocano un calcio allegro e divertente.

Arsenal – Da diciassettenne anni Wenger guida i ‘Gunners’, che con il tecnico alsaziano sono passati dall’essere il ‘boring Arsenal’ (cioè il noioso Arsenal) ad una delle squadre più belle, e forse più perdenti, d’Europa. L’alone che si è creato attorno alla squadra londinese ha l’aura della misticità. Perché l’Arsenal è una squadra capace di tutto nel bene e nel male tanto in Inghilterra quanto in Europa, dove spesso è riuscita a battere la squadra che poi ha vinto la Champions. Lo scorso anno in Coppa di Lega i ragazzi di Wenger subirono quattro gol nella prima mezz’ora con il Reading, che fu rimontato e battuto ai supplementari per 7 a 5! Nel turno successivo i ‘Gunners’ persero, ai rigori, con il Bradford, una squadra di quarta Divisione! Lo spettacolo che si vede sul campo e sugli spalti generalmente vale il prezzo del biglietto, se vincessero un po’ di più i londinesi sarebbero perfetti, ma forse poi diventerebbero una squadra di libertà.

Borussia Dortmund – Lo scorso i giallo-neri hanno stupito e deliziato tutti in Champions League. La banda di Klopp ha iniziato la manifestazione sperando di andare il più avanti possibile ed hanno chiuso il trofeo sfiorando il successo. Con un gioco spettacolare il Borussia si è fatto apprezzare ed amare da tanti appassionati neutrali, colpiti anche da quella splendida tifoseria, che con delle coreografie magnifiche è diventata una delle più popolari d’Europa.

Olympique Marsiglia – Delle quattro squadre del Gruppo F l’OM è l’unica squadra che è riuscita a vincere la Coppa dei Campioni. Il merito di quel trionfo fu di Bernard Tapie, un personaggio al quanto controverso, che allestì una squadra strepitosa che dopo aver perso la finale nel ’91, vinse due anni dopo a Monaco di Baviera contro il Milan. Ma quello straordinario successo, che resta l’unico trionfo francese in Champions, i meravigliosi tifosi del Marsiglia se lo sono goduti poco. Perché poche settimane dopo si scoprì che Tapie si era comprato una partita di campionato. Risultato: retrocessione in Ligue 2 per il Marsiglia. Squadra d’amore d’origine controllata.

Napoli – Parlare, e scrivere, dei partenopei è facile. Perché pensando a Maradona vengono in mente parole come fantasia, genio, calcio spettacolo e grandi successi. Pensando alla splendida cavalcata che gli azzurri hanno fatto due stagioni fa viene in mente il contagioso entusiasmo del presidente, dei calciatori, dello staff tecnico dell’epoca e dei fantastici tifosi, che per primi in Europa hanno cantato dal primo all’ultimo secondo l’inno della Champions League, con annesso boato finale, che è stato capace di spaventare giocatori abituati a mille battaglie.

Un paio di giorni fa mi è capitato di vedere in tv la semifinale del Roland Garros tra Sara Errani e Serena Williams, partita  dominata da quest’ultima in lungo ed in largo dimostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, che nello sport moderno grazie ad  un’ imbarazzante superiorità atletica e fisica su un avversario/i  meno strutturato fisicamente si possono determinare partite squilibrate  nonostante sulla carta entrambi i contendenti siano tecnicamente e per talento puro dei campioni alla pari, mi pare il caso dell’ Errani nonostante il “cappotto” subito, mentre un ottimo atleta  o un team non baciato dal talento puro, ma dotato di una potenza fisica notevole, può assurgere a vette non pronosticabili alla vigilia facendo leva sulla intensità, sull’ atletismo e sull’ ars agonistica. In sintesi quello che è accaduto in questa edizione della Champions, con i due estremi: il talentuoso, almeno per 7/11 della formazione base  a livelli altissimi, ma ammaccato(come il suo  leader Messi del resto..) Barcellona disintegrato prima atleticamente e poi tecnicamente dal Bayern con un complessivo 7-0 e dall’ altra il Borussia meno dotato di talento calcistico complessivo  ma più affamato e raziocinante tatticamente che elimina l’ennesimo Real deludente( stile ultimo Mou) e per un’ inerzia gli outsider di Dortmund  non realizzano un’ impresa simile a quella del ’97 compiuta nello stadio di Monaco, ma guarda il destino, quando  i loro fratelli maggiori ribaltarono il pronostico che strizzava l’occhio alla Juve detentrice e favorita dal trono  battendola con un secco 3-1.

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