Chiacchierata con Loris e Valerio, in occasione di una emozionante Reunion di pugili degli Anni ’80 all’Alta Marea di Rivabella. C’erano anche Minchillo, Righetti, Pira
di Maurizio Roveri
I migliori anni della nostra vita. Le note di un capolavoro di Renato Zero accompagnavano, in sottofondo, i sorrisi e le emozioni di “vecchi” guerrieri che il popolo ha amato.
Si sono ritrovati, si sono riabbracciati in una domenica di giugno sul lungomare riminese di Rivabella. Alcuni di loro si sono rivisti per la prima volta addirittura dopo trenta-trentacinque anni. Quante storie da raccontare, quanti ricordi da fare rivivere
Già. I migliori anni della nostra vita. Lo possono dire, lo possono dire forte e con fierezza, tutti quei pugili che sul ring hanno lasciato le energie migliori in vibranti e aspre battaglie e hanno regalato intense sensazioni alla gente. Anche sogni.
I pugili sono degli eroi. Perchè salire sul ring, entrare fra le sedici corde richiede coraggio, orgoglio, vocazione. Dietro ad ogni combattimento, dietro ad ogni sfida ci sono sacrifici, fatiche, rinunce, un duro lavoro giornaliero in palestra, disciplina e rispetto. Sudore e sangue. Gioie e dolori. Trionfo e polvere. Sport duro, la boxe. E tuttavia, con i suoi valori, è sicuramente meno crudele della vita.
Foto Maurizio RoveriLi ho visti. Erano in tanti, una ventina, anche di più. Boxeurs di un’epoca meravigliosa, quella degli Anni ’80. Si sono dati appuntamento all’Alta Marea, il ristorante dove lavora d’estate Loris Stecca. Sono stati proprio gli amici più intimi dell’ex-campione del mondo dei supergallo, cioè i vari Roberto Masini, Gabriele Aluigi, Tiziano Scarpellini, Umberto Morri, a ideare e organizzare questa Reunion così speciale. Direi eccezionale. Tanti personaggi italiani del ring tutti insieme. Era difficile immaginarlo, ma è diventata realtà. Personaggi importanti, e personaggi con meno gloria ma che sono stati grandi ugualmente perchè fra le sedici corde hanno dato tutto quello che avevano dentro. I “veri” pugili sono tutti grandi.
Questo evento, che ha coinvolto i ragazzi (i ragazzi di allora) della mitica Libertas Rimini di Aroldo Montanari ed Elio Ghelfi, e diversi altri pugili non riminesi che comunque alla palestra della Libertas sono legati da affetto, è stato un modo per dimostrare sensibilità nei confronti di Loris Stecca in questi anni gonfi di tormento per lui. Loris tiene duro, con dignità, con costanza, mentre si avvicina il giorno nel quale potrà riappropriasi completamente della propria vita.
E dunque, oltre a Loris Stecca, c’erano Valerio Nati e Luigi Minchillo. Un tris d’assi così riempie d’orgoglio noi appassionati di boxe, che abbiamo avuto il piacere e la fortuna di vedere questi guerrieri combattere. E deve riempire d’orgoglio qualsiasi italiano. Loro - Loris, Valerio e Luigi - hanno davvero vissuto intensamente, totalmente, i migliori anni della vita. Quelli della giovinezza. Dedicandoli allo sport che hanno profondamente amato e che amano ancora (Nati è stato a lungo tecnico federale, ha lavorato per la Nazionale; Minchillo è anch’egli un maestro di pugilato, lo insegna da anni e con enorme passione a Pesaro nella palestra che porta il suo nome e si chiama Minchillo Boxe).
Certamente mi assale la nostalgia (e non soltanto a me…) nel vedere insieme Stecca, Nati e Minchillo. Guardarli in faccia è come rivederli sul ring, una trentina d’anni fa. Ed è un rendersi conto dello straordinario “patrimonio” che ha avuto il pugilato italiano. Prima che il Professionismo venisse svilito e umiliato da orientamenti e gestioni che appaiono così distanti, così lontani da come in passato - per oltre mezzo secolo - la boxe in Italia era stata interpretata.
“Quando il Pugilato era Pugilato con la P maiuscola”, commenta Adriano Branchini, figlio del mitico Umberto Branchini, il più grande procuratore della storia della boxe italiana.
Loris Stecca, riminese, classe 1960, è stato campione d’Europa dei pesi piuma (titolo conquistato contro Steve Sims e difeso contro Nati in un match difficile e faticosissimo) e campione del mondo dei supergallo. Quella sera del 22 febbraio 1984, al Palazzone di San Siro affollato e particolarmente coinvolto dal punto di vista emotivo, Loris infiammò l’Italia. Costrinse un campione esperto e di classe come Leo Cruz all’abbandono al dodicesimo round. Diventando il re dei supergallo, versione WBA. Soprattutto, quella sera Loris diventò il più giovane campione del mondo italiano di sempre. Aveva 23 anni. E quel record resiste ancora…
Valerio Nati, forlivese, classe 1956, coltivato e gestito da Giorgio Bonetti nella prima parte della carriera, successivamente entrato nella grande famiglia della Totip del grande Umberto Branchini, è stato detentore del titolo europeo dei pesi gallo 6 volte, poi 2 volte campione d’Europa dei piuma e campione mondiale dei supergallo per la WBO quando a Teramo sconfisse per squalifica Kenny Mitchell.

Luigi Minchillo( nella foto con Loris Stecca ) “il guerriero più guerriero”, pugliese trasferitosi a Pesaro, classe 1955, merita l’etichetta di “duro”. Perchè ci vuole davvero tanta durezza mentale per vincere il titolo europeo dei superwelter contro Louis Acaries, per difenderlo in Francia a Rennes mettendo KO Claude Martin, e per andare a vincere in Inghilterra alla Wembley Arena contro Maurice Hope. E ancora: un kot ai danni di Jean-André Emmerich e il successo nella difesa più aspra, più insidiosa, contro il picchiatore bosniaco Marjian Benes dalle mani pesantissime. E poi… e poi ci vuole un coraggio enorme e una resistenza fisica speciale per reggere 12 round a Roberto “manos de piedra” Duran al Caesars Palace di Las Vegas e ben 15 round avendo Thomas Hearns davanti! Titolo mondiale WBC dei superwelter in palio, dentro la Joe Louis Arena di Detroit. Minchillo ha perso contro Roberto Duran e contro il “motor city cobra” di Detroit, però ai punti. Combattendo con estrema dignità, reggendo e terminando in piedi.
Nella Reunion dell’Alta Marea di Rivabella, gradevolissima location ai bordi della spiaggia, fronte mare, ho rivisto altri due personaggi che in Romagna hanno acceso i sogni della gente. Uno è Alfio “Moris” Righetti, il peso massimo-vigile urbano, gioiello di quella Libertas Rimini che cominciava a fabbricare talenti e che sembrava una palestra di Philadelphia. L’altro è Pierangelo Pira, detto Massimo, un montante sinistro tempestoso, con il quale mascherava un tecnica poco raffinata.
Righetti faceva colpo, piaceva per il suo stile. Peso massimo alto, mobile, moderno, di bella presenza, apprezzabile impostazione tecnica, struttura fisica non potente e tuttavia molto solida, non aveva ancora 22 anni quando iniziò la carriera da professionista. E la cominciò da stella, da grandissima promessa del pugilato italiano, vincendo 27 match consecutivi nello spazio di 3 anni e cinque mesi. Di grande intensità emotiva il derby emiliano-romagnolo contro Dante Canè, al quale tolse il titolo italiano in un combattimento sul filo dell’equilibrio il 5 marzo 1977, alla Fiera di Rimini stracolma. Fu uno spettacolare appassionante evento pugilistico che portava la firma organizzativa di Giovannino Migani e Giorgio Montanari (i quali nell’estate dello stesso anno proposero all’Arena Lungomare l’Europeo del forlivese Primo Bandini contro il francese Piedvache).

Il 18 novembre 1977 Alfio Righetti( foto), cullando (lui e ancor di più il suo entourage) il sogno di conquistare l’America incontrò Leon Spinks al Caesars Palace di Las Vegas. “Moris” perse di strettissima misura, di 1 punto. E qualche tempo dopo… Leon Spinks sarebbe diventato campione del mondo battendo addirittura Muhammad Alì!. Alfio Righetti non ebbe più un’altra chance americana. Ha avuto invece quella europea, l’11 luglio 1979. Schiacciato dalla pressione di combattere in casa (a Rimini le aspettative erano fortissime), Righetti non riuscì ad esprimere la sua bella boxe, la sua fluidità, faticò a interpretare il match contro il “volpone” Lorenzo Zanon, buon tattico. Il pugile riminese non andò oltre il pari, risultato con il quale Zanon conservò l’Europeo.
Pierangelo Pira è stato per 7 volte detentore del titolo italiano dei pesi welter (sono passate alla storia le durissime battaglie con il mantovano Giuseppe Di Padova, pupillo del calciatore Boninsegna) e soltanto un verdetto casalingo di split decision salvò la corona del danese Hans-Henrik Palm. Soffocando il sogno di Pira.
Alla Reunion dell’Alta Marea erano presenti - anche - Roberto Masini (peso leggero, azzurro da dilettante e campione militare nel 1978; professionista da 15 vittorie, 2 sconfitte e 1 pari); Umberto Morri, peso mosca campione d’Italia da dilettante; da Pro 7 match vinti, 6 persi e 1 pari, di rilievo il successo su Giovanni Camputaro a Torre Annunziata nel 1983); Gabriele Aluigi vincitore nei Campionati Militari del 1978 nella categoria dei mosca; Franco Canini che è stato un altro interessantissimo prodotto della scuola pugilistica riminese, da Professionista ha combattuto 12 match nello spazio di un anno e mezzo e li ha vinti tutti, chiudendo da imbattuto nel 1981. E inoltre, Farinella, Ambrosi, Sapigni, Pasquale Mazza il brindisino che da professionista fece il titolo italiano con Loris nel 1982 a L’Aquila; il bresciano Giorgio Pipia dignitoso Professionista da 26 match, incontrò Canini; Antonio Manfredini il cruiser di Reggiolo, 2 volte campione d’Italia Professionista; Tarozzo, Cumali che è stato campione d’Italia dilettanti; i santarcangiolesi Tiziano Scarpellini (lunga e importante la sua carriera dilettantistica, un’attività intensissima, ha combattuto anche al Madison Square Garden di New York e alla Royal Albert Hall di Londra, da anni insegna boxe alla Vasco de Paoli Santarcangelo) ed Emanuele Zaghini cruiserweight che è stato validissimo dilettante e dalla breve e imbattuta carriera Pro (4 match tutti vinti).
QUELLA NOTTE D’AGOSTO A CAMAIORE - L’occasione è stata giusta per una chiacchierata con Stecca e Nati. Perchè fra poco più di un mese saranno 35 anni da quell’evento che li vide spettacolari interpreti.
Loris e Valerio “rivivono” quell’Europeo del 5 agosto 1983, sul ring di Camaiore. Una storia di trentacinque anni fa, ma non dimenticata, perchè fu un match memorabile, dall’esito incerto fino al gong finale. Dodici round sul filo dell’equilibrio. Dodici round di estenuante intensità, agonistica fisica e mentale. C’erano tutti gli ingredienti della vera boxe in quella intensa sfida “tutta romagnola” per il regno d’Europa dei pesi piuma. La passionalità, l’orgoglio, il riscatto, il coraggio, la sorpresa, la fatica. La fierezza dello sfidante e la sua tattica, il campione in carica costretto a cambiare visione del match e la forza di reagire e di recuperare ad un passo dal pericolo. Fu un Europeo vissuto a bordo ring con un pathos enorme, impressionante.
Loris, tu eri lanciatissimo, venivi da convincenti successi contro Steve Sims, che costringesti al KOT guadagnandoti la cintura europea, e poi contro Robert Mullins. Avevi 21 anni, eri ancora imbattuto, 30 match vinti e 1 pareggiato. Pugile emergente del pugilato italiano. Ti davano nettamente per favorito. Pensavi di avere vita più facile quella sera in Versilia?
“Sapevo che sarebbe stata battaglia aspra. E non soltanto per una questione di “campanile”, lui forlivese, io riminese. Erano le caratteristiche di Nati a farmi pensare che sarebbe potuto essere un combattimento duro. Così è stato. Mentalmente, dunque, ero pronto a sopportare una vibrante e insidiosa sfida. Nati aveva tutto il mio rispetto. Conoscevo il suo valore. No, non l’ho sottovalutato. Sarebbe stato un errore fatale se lo avessi fatto. Ero lì con la testa giusta. Come logico che fosse. Ci si batteva per il titolo europeo! Sì, Valerio mi rese la vita difficile. Però non ho mai veramente temuto di perdere la cintura europea, alla fine ero convinto di avere un punto o due di vantaggio. E il verdetto infatti mi vide vittorioso. Ripeto, fu per me un incontro molto duro, difficile. Nella mia carriera professionistica ho combattuto 59 match. E metto Valerio fra i tre avversari più valorosi, più forti che ho incontrato: Victor Callejas - che è l’unico ad avermi battuto - Leo Cruz contro il quale conquistai il titolo mondiale dei supergallo a Milano in una sera memorabile, e Valerio Nati che mi ha fatto soffrire nella nostra sfida europea”.
Valerio, come avevi vissuto la vigilia di quella sfida europea? Tu venivi da un periodo non brillante, negli ultimi quattro combattimenti avevi ottenuto una vittoria soltanto, gli ultimi due match erano finiti in parità, Loris invece era l’emergente, stava turbinosamente bruciando le tappe, sembrava una sfida senza storia. Sembrava…
“Sì, il campione d’Europa era Loris, tutti parlavano di lui, io lasciavo dire. Più venivo considerato sfavorito e più mi caricavo. Avevo delle cose da dimostrare, sia a Stecca, sia al pugilato italiano. Valerio Nati era ancora un guerriero. Feci una rigorosa preparazione. Era il match del mio riscatto. Mi interessava fare bella figura e terminare il match, più che la vittoria. Sapevo come interpretare il combattimento e come tatticamente andava affrontato Loris. Ed ero carico. Avevo una voglia pazza di sorprendere tutti. Leggevo i giornali, che riportavano certe frasi di Stecca: Nati, ti farò fare 2-3 riprese…”.
Ma è vero, Loris?
“No, no, io non l’ho mai detto. Forse scrivevano così, ma io non mi sono mai permesso di rilasciare dichiarazioni di questo tipo. Valerio era già un campione affermato, io sono arrivato dopo. Ripeto: ho sempre avuto rispetto di Valerio Nati. In quell’estate dell’83 io ero alla prima difesa della cintura europea, che avevo conquistato quattro mesi prima contro Steve Sims. Il derby romagnolo con Valerio era insidioso, poteva essere una trappola, lo sapevo. Andava affrontato con estrema concentrazione. In quel momento speciale della mia carriera di pugile in crescita, imbattuto e ambizioso non avrei potuto permettermi un errore, un passo falso. Avrebbe mandato tutto all’aria oppure complicato in maniera evidente progetti, programmi, obiettivi. Nati era già stato campione d’Italia, nei pesi gallo, quando io ero ancora un dilettante. Nati era diventato campione d’Europa, sconfiggendo Juan Francisco Rodriguez, quando io ero appena ai primissimi passi da pugile professionista. Successivamente lui aveva difeso vittoriosamente il titolo europeo per cinque volte fra il 1981 e il 1982. Sapevo che mi avrebbe potuto rendere la vita dura. E mi preparai al massimo. Meno male….”.
Valerio, dopo quei due pareggi deludenti contro Giuseppe Fossati a Bologna perdendo l’occasione di riconquistare l’Europeo dei gallo, e contro Richard Saka a Portoferraio, c’è chi ti riteneva sul viale del tramonto. Invece, quella sera di Camaiore dimostrasti grandi cose producendo una delle tue più belle prestazioni in carriera. Fosti all’altezza di Loris Stecca.
“Io quella sera ero più forte di lui psicologicamente. Avevo rabbia dentro. Tanta voglia di riscatto. E poi, mi sentivo bene. Finalmente libero, dopo anni, da sacrifici e dalle sofferenze e dai patimenti che mi avevano accompagnato e fatto tribolare per restare dentro la categoria dei gallo. Sul ring di Camaiore si combatteva per l’Europeo dei piuma. Non ero più un peso gallo, e lasciando quella categoria ch’era diventata un incubo per me finalmente avevo lasciato anche il tormento delle diete e della fame. Potevo, a quel punto, esprimermi nel pieno delle energie. Sì, a Camaiore feci un buon match. Ho colpito Loris duro e in qualche occasione lo guardai negli occhi, come a dirgli: Hai visto? Rispondendo alle provocazioni che avevo letto, dove lui diceva (o gli fecero dire) che mi avrebbe messo giù in 2-3 round”.
Loris, quella sera Nati aveva davvero tanta energia. Al punto di tenere testa ad un guerriero come te, che eri abituato a vincere i tuoi match con una vitalità impressionante. Lui ti pressò dall’inizio fino alla fine.
“La realtà è che Valerio in quel combattimento non aveva niente da perdere. Io sì, perchè ero il campione e questa era la grande differenza. Poi, si trattava inevitabilmente di un confronto molto sentito, e la pressione era tutta su di me. E lui non era mica l’ultimo arrivato… Io ho patito, quella sera, lo sai”.
Quali sono stati i colpi di Nati che ti hanno creato problemi?
“Lui era veemente, continuo, intenso. Ma io, oltre alla boxe aggressiva che era la mia caratteristica, sapevo boxare anche di rimessa e in quella occasione scelsi ad un certo punto di seguire questa strategia. Mi muovevo, giravo. Perchè m’ero reso conto che mettermi a scambiare i colpi con Valerio, quella sera, avrei corso dei grossi rischi”.
Valerio, tu volevi dimostrare che eri ancora un ottimo pugile, che eri all’altezza di Stecca e che lui non sarebbe riuscito a batterti prima del limite (cosa che aveva già fato con diversi avversari e che avrebbe poi fatto l’anno successivo quando diventò campione del mondo dei supergallo contro Leo Cruz). Una volta ottenuto il tuo obiettivo, ti accontentasti. La sensazione infatti è che all’ultima ripresa, ottenuto ormai ciò che ti eri prefisso, ti adagiasti un po’: ormai soddisfatto di quello che avevi già fatto. Così Loris concluse meglio il match, guadagnandosi un verdetto di non semplice interpretazione. Lui vinse di un’incollatura. E’ stato così?
“A me veramente sembrava d’averla vinta, l’ultima ripresa. Loris nella seconda parte del match era calato. Io commisi un errore nel decimo round, il terzultimo. Non ebbi il tempismo, lo spirito per proseguire l’azione dopo che lo avevo messo in grossa difficoltà. Gli portai un destro che Loris accusò visibilmente. E lì, anzichè continuare e concretizzare, mi fermai. Volevo dimostrare a tutti che non ero un pugile finito e che ero all’altezza di Stecca, però mi interessava soltanto questo. La mentalità vincente no, quella non c’era, o non c’era a sufficienza. Altrimenti…”.
Interviene, Stecca. “La realtà è che facemmo un grande combattimento. E fu duro. In poche parole, fu un incontro veramente duro! Me lo ricordo tutto!”.
In Versilia, sotto il grande tendone di “Bussoladomani”, in un derby romagnolo altamente spettacolare e passato alla storia (Canale 5 producendo questo evento ebbe una felicissima intuizione) il verdetto fu unanime per il campione in carica. L’arbitro Loew assegnò 118-115 a Stecca, il giudice Ferrari 117 a 115, e per l’altro giudice Barrovecchio 117-115. Forse, in verità, c’era soltanto un punto di differenza. Loris, al decimo round, si trovò veramente in affanno di fronte all’aggressività di Valerio e agli efficaci colpi corti del forlivese. Che preparò quell’Europeo dei piuma con Bruno Ravaglia, bravissimo e indimenticato maestro faentino.
Un paio d’anni fa Elio Ghelfi, il maestro di Loris, mi confessò: “Quella sera a Camaiore Loris non aveva vinto e Valerio non aveva perso. Il pari sarebbe stato più corretto”.
Che comunque avrebbe permesso a Loris Stecca, che era il campione in carica, di mantenere il titolo. Un “pari” sarebbe stato per Nati il riconoscimento del suo grande sforzo.
La boxe di quei ruggenti Anni Ottanta sapeva proporre sfide vibranti e di alto spessore fra grandi pugili italiani com’è stata questa fra due tigri della Romagna. Di quel periodo ricordo anche la selvaggia eccitante estenuante battaglia di Capo d’Orlando fra Lucio Cusma e Giuseppe Joe Gibilisco il 17 marzo 1983 per l’Europeo dei leggeri. Bolognese ma dalle origini siciliane Cusma; italo-australiano Gibilisco, nativo di Solarino in Sicilia. Vinse Cusma, che nella “guerra” si dimostrò più resistente e solido del pur forte campione in carica, il quale all’undicesimo round stremato e sofferente abbandonò. Dopo quel durissimo combattimento, Gibilisco chiuse con la boxe.
Tornando alla emozionante giornata di Rivabella, fra gli invitati c’erano la moglie e il figlio di Walter Cevoli, il gigante buono. Che da otto mesi - purtroppo - non è più fra noi. Dolcissime le parole di Roberto Masini e di Adriano Branchini. E’ stato giusto, doveroso ricordarlo. Perchè Walter è stato uno di quei riminesi che hanno contribuito a far diventare Rimini una capitale della boxe negli Anni Ottanta. Walter è stato un ottimo pugile, campione d’Italia dei mediomassimi. A lui Umberto Branchini era particolarmente affezionato. Soprattutto, Walter Cevoli è stato una bellissima persona.



