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La fiabe della boxe sono più vere della verità

di Gualtiero Becchetti

 

BoxeArte

Non é più tempo di fiabe e io appartengo probabilmente all’ultima generazione che è stata testimone di tale strumento educativo a cui ricorrevano le mamme, le nonne o le suorine del catechismo per avvincere i bambini e infondere loro valori profondi senza annoiarli, magari mentre li stavano accompagnando verso un dolce sonno. Già mi sembravano sorpassate allora, rispetto ai tempi. Oggi invece, che sono diventate fossili di fantasia sommersi da un tecnicismo tanto mutevole da non consentire soste, le rimpiango. Ricordare, parlare, scrivere…Volare lontano sul magico tappeto dell’immaginazione. Avere il mondo dentro di sé senza averlo veduto mai.
Peccato.

Tutto finito.

Uno dei pochi ambienti dove però la fiaba resiste ancora è quello del pugilato, composto da adolescenti, adulti e vecchi inzuppati sino al cuore di romantici ricordi, ostinate speranze e tribolate realtà.
Quando li si ascolta, questi strani e indecifrabili testimoni dello “sport-non-solo-sport”, talvolta sembrano fuori dal mondo, dal tempo; ciò che dicono a modo loro però non è quasi mai banale e s’ammanta di un’aurea surreale allorché raccontano dei bei tempi lontani, di personaggi leggendari e di umili comprimari, di vittorie e di sconfitte e di combattimenti talmente epici da richiamare la tradizione antica della fiaba, costellata di eroi e di cattivi, di avventure e tradimenti, di battaglie e sofferenze. Alla fine, però, il confortante e inevitabile “E vissero tutti felici e contenti”, come a scacciare i pensieri molesti e a confermare che non c’è posto per i rimpianti in chi rifarebbe tutto daccapo, prima di abbandonarsi ad un sonno tranquillo e senza incubi.
Se è pur vero che, passando attraverso le epoche di bocca in bocca e di calice in calice, le cose s’ingigantiscono come le prede catturate all’amo dai pescatori, non c’è ragione di rammaricarsi.
Anzi!
I miti e le leggende sono sempre nati così, elevando tra i cieli accanto agli dei uomini ”speciali” e le loro gesta, sospinti lassù dall’ammirata fantasia della gente, dal sogno di rendere immortale ciò che è mortale. Il pugilato è un paradosso impastato di cose semplici e antiche e coloro che tramandano il passato per illuminare il futuro e rendere sopportabile il presente modificando la realtà, in fondo sono poeti, cantori non diversissimi da quelli antichi che sulle piazze delle chiese, all’entrata dei bordelli, ai margini dei mercati o nei saloni delle corti incantavano il pubblico, trascinandolo a pensare in grande, oltre gli schemi e al di là delle leggi della natura.
Ho ascoltato fiabe del ring che mi parlavano di campioni che conoscevo già, di match che avevo visto, di episodi ormai consolidati nella storia e mi parevano sempre nuove. Tante volte ho faticato a riconoscerne la verità-vera, tant’erano diverse dalla realtà di cui ero stato testimone, eppure rimanevo e rimango incantato perché la fantasia sincera non umilia la realtà. La rende semplicemente più affascinante e lontana, tanto lontana che nessuno può sciuparla e corromperla.
La rende appunto “fiaba”.
E quando pure io, a mia volta, narro storie del ring e di uomini ai ragazzini con ancora il paradenti nuovo in bocca, mi rendo conto che hanno spesso lo sguardo incantato di chi cavalca immagini sue, provenienti da “fuori” ma rielaborate “dentro”; perfette per correre verso il domani con il cuore pieno di speranza e d’entusiasmo. Forse anche i miei stessi racconti, per quanto mi sforzi di restare con i piedi in terra e fedele alla concretezza, sono fiabe filtrate attraverso le emozioni, i sogni, le esperienze che la vita mi ha riservato.
Meglio così.
Chi parla e scrive di boxe o di altri argomenti in cui il cuore che batte forte é ciò che tutto muove, deve farlo senza dubbi ed esitazioni perché tra realtà e fantasia, tra mortalità e immortalità è proprio questo l’unico nesso in comune.
Il mito, la leggenda e, più umilmente, la fiaba.
Colui che rincorre i suoi sogni guantati ha assoluto bisogno dei propri eroi “perfetti” che, anche se non lo erano del tutto, tali sono diventati per necessità, come fari nella tempesta quando qualcuno è perso tra le onde del mare.
E se un giorno lontano, nonostante l’ormai tanta polvere accumulata sulle spalle, qualcuno avrà ancora voglia di ricordarsi di storie vere, ma infarcite d’infantile immaginazione, fortunato lui.

Avrà vissuto meglio degli altri.

https://gualtierobecchetti.wordpress.com/

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