
Ultima puntata sui sei personaggi
che entreranno quest’anno
nella Hall of Fame del Pugilato Italiano.
1. Sandro Lopopolo
2. Rino Tommasi
3. Mario Ireneo Sturla
4. Rocco Agostino
5. Cristian Sanavia
6. Vincenzo Nardiello
di Davide Novelli
Nardiello, e il pensiero si sposta al sud del Belpaese, alle acque cristalline delle isole campane, alla “pummarola”, come alla “Carta Sporca” della Napoli cantata da Pino Daniele. Il cognome Nardiello però ha origini lontane, si vola al nord, anche oltre confine. Etimologie asburgiche e significati di “Forte e Coraggioso”. E Vincenzo Nardiello lo era. Oggi, anzi, lo è ancora di più, dopo aver superato ogni genere di difficoltà, nuotato perfino nei canali melmosi dai quali, però, è riemerso uomo nuovo, consapevole degli errori fatti e delle occasioni mancate.
Tutta la sua vita vissuta gli è servita per potersi definire oggi persona giusta, di merito per entrare di diritto nella Casa della Gloria del pugilato italiano, per raccontarsi in un libro. Nardiello, quindi, come cognome che riporta al meridione, alla grande migrazione del sud verso il nord operoso, verso una esistenza
E difatti nel 1966, quando nacque l’11 giugno, Vincenzo aprì gli occhi a Stoccarda. Lo sguardo ben presto scoprì altri paesaggi, quelli di Ostia e di Acilia dove il padre Raffaele, buon pugile, aprì una palestra e il piccolo Vincenzo iniziò a tirare i primi pugni. Dimostra talento il ragazzo mancino. Sogna in grande ispirato dalle icone del ring, e tra queste c’è anche il fratello Giovanni campione italiano supermedi e sfidante mondiale. Sogna Vincenzo come è giusto che sia per un atleta che ha l’obbligo di essere ambizioso. A 22 anni diventa campione italiano superleggeri dilettanti. È alto un metro e ottanta e, giocoforza, negli anni successivi cresce di categoria e conquista il tricolore anche nei superwelter e nei medi. È la vigilia dell’Olimpiade coreana di Seoul ’88 e Vincenzo è un punto di forza della nazionale allenata da Franco Falcinelli. I compagni di squadra del romano sono Giorgio Campanella, Andrea Magi, Andrea Mannai, Giovanni Parisi, Michele Mastrodonato e Luigi Gaudiano.
Su Nardiello si concentrano le speranze di medaglia. Su di lui e su Campanella in verità, con Parisi che invece sbaraglierà il campo. Inizia bene Vincenzo il torneo dei superwelter con due vittorie per kappao. Ai quarti affronta il pugile di casa Park Si-Hun. Lo sovrasta per tecnica e temperamento, l’Italia sa di avere un suo atleta già in semifinale all’Olimpiade invece sta per consumarsi uno scandalo plateale. Park è decretato vincitore da tre giudici su cinque: un indonesiano, un keniano e un algerino. Non è la prima volta che si vive un verdetto scandaloso; ai giochi di Los Angeles, quattro anni prima, si era consumata la vergogna di una decisione che bocciava l’azzurro Musone pur vittorioso sull’americano Tillman. E quindi: a Seoul le lacrime di Vincenzo lasciano il campo alla rabbia cieca. Sceso dal ring l’azzurro inveisce verso la giuria forse corrotta, di sicuro cieca. Il capo delegazione Mario Pescante lo trascina via non prima di aver gridato “ladri” in faccia ai giudici. La pagina nera di quel torto si completò con la medaglia d’oro negata all’americano Roy Jones Jr. che ebbe la sventura di affrontare proprio Park in finale dominandolo sotto ogni aspetto. Ancora i giudici incompetenti o in malafede, senza vergogna anche quando il loro giudizio venne messo alla gogna dal riconoscimento dato a Jones Jr premiato con la Coppa Val Barker quale miglior pugile del torneo olimpico.
Dopo l’Olimpiade ad attendere Vincenzo c’è il professionismo e la prestigiosa scuderia Totip di Umberto Branchini. Pian piano le amarezze si dissolvono perché i traguardi da raggiungere sono importanti. Eppoi c’è l’affetto della gente che ha riconosciuto i meriti di Nardiello in quella disgraziata avventura coreana. Dopo 17 vittorie arriva la prima chance mondiale Wba supermedi contro il panamense Victor Cordoba. Acerbo, Vincenzo, non riesce a gestire al meglio il proprio potenziale, e all’undicesima ripresa è sconfitto per ko tecnico. Dopo lo stop riprende il cammino positivo e ottiene un anno dopo il titolo europeo battendo il britannico Smith. Lo perde contro Close, un altro britannico, ma qualche mese dopo è il compagno di allenamento Mauro Galvano a contendergli la cintura continentale divenuta vacante e Nardiello torna campione. Quella cintura la riperderà consolandosi con una seconda chance mondiale supermedi, stavolta della prestigiosa sigla Wbc. L’avversario è il più duro che si possa incrociare, è l’inglese Nigel Benn, ma certamente si ricorderà della genesi del cognome Nardiello (“Forte e Coraggioso”). Ci vuole coraggio e forza per affrontare chi ti ha già sconfitto due volte. Sudore, sangue, cuore, Vincenzo ha tutto ma non basta. All’ottava ripresa il match è interrotto dall’arbitro per ko tecnico. Il tentativo di nuovo con l’europeo fallisce solo per ferita ma il match dimostra che Nardiello è tra i più forti pugili degli anni Novanta e merita una nuova occasione iridata.
Accade a Manchester nel luglio del 1996. La sua carriera è stata contraddistinta dai tanti avversari provenienti dalla Gran Bretagna, in quegli anni uno dei Paesi di riferimento. Stavolta però di britannico c’è solo il ring. Thulani Malinga è sudafricano e viene da sei vittorie consecutive. L’ultima sconfitta è ad opera di quel Roy Jones Jr. che da Seoul ne ha fatta di strada diventando leggenda. Nardiello e Malinga danno vita ad un match ben costruito tatticamente dal nostro. Si guarda bene dall’accettare la bagarre e neutralizza il lungo jab del sudafricano togliendogli il tempo. La vittoria incontestabile lo consegna alla storia del pugilato italiano: primo azzurro a diventare campione del mondo nella categoria supermedi.
Il 1997 è l’anno della discontinuità. Perso il titolo contro (guarda un po’) il britannico Robin Reid, torna sul ring alternando prestazioni di rilievo a match in carenza di preparazione. Il '98 lo salta tutto, e nel '99, dopo aver fallito l’assalto all’ennesimo assalto mondiale, chiude la carriera a Bari con una vittoria ai punti in un match di commiato. Le 34 vittorie con 19 kappao ci raccontano di un grande potenziale. Le sette sconfitte, tutte prima del limite, ci raccontano invece che per Nardiello o si vinceva alla grande o alla grande si perdeva. Niente mezze misure e, in fondo, forse ha ragione lui: per restare nella storia servono azioni eclatanti.

Sabato 25 ottobre, a Palazzo Albicini (Corso Garibaldi 80, Forlì), dalle ore 20:15 si terrà la settima edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Una manifestazione ideata e organizzata da boxeringweb, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Forli e la collaborazione dell'Edera Boxe Forlì.
La serata di gala sarà aperta a tutti (Per informazioni o prenotazioni telefonare al numero 3391415615)
Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2025 sei grandi personaggi del mondo pugilistico.
Sandro Lopopolo (ritira la targa il figlio Stefano)
Medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma ’60 nei leggeri.
Campione italiano e campione del mondo Wbc dei superleggeri.
Vincenzo Nardiello
Campione europeo e mondiale Wbc dei supermedi.
Cristian Sanavia
Campione italiano ed europeo dei medi, campione del mondo Wbc dei supermedi.
Rocco Agostino (ritira la targa il maestro Paolo Celano)
Uno dei più importanti allenatori e procuratori nella storia della boxe italiana. Ha portato al titolo mondiale Bruno Arcari, Patrizio Oliva, Massimiliano Duran e Mauro Galvano.
Rino Tommasi (ritira la targa il figlio Guido)
Giornalista, conduttore televisivo e telecronista. Organizzatore di Pugilato dal 1959 al 1970. Ha seguito tredici edizioni dei Giochi Olimpici.
Mario Ireneo Sturla
Presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.

HALL OF FAME EDIZIONE 2018
MODERNI
Nino Benvenuti - oro Giochi di Roma '60 welter; mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva - oro Giochi di Mosca '80 superleggeri; mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca - oro Giochi di Los Angeles '84 gallo; mondiale pro piuma
Giovanni Parisi - oro Giochi di Seul '88 piuma; mondiale pro leggeri e superleggeri
HALL OF FAME EDIZIONE 2019
PIONIERI
Primo Carnera - Mondiale massimi
MODERNI
Sandro Mazzinghi - Mondiale superwelter
Bruno Arcari - Mondiale superleggeri
Gianfranco Rosi - Mondiale superwelter
Francesco Damiani - Mondiale massimi
Simona Galassi - Mondiale mosca e supermosca.
HALL OF FAME EDIZIONE 2020
(Rinviata per pandemia da Covid-19)
HALL OF FAME EDIZIONE 2021
PIONIERI
Anacleto Locatelli – Europeo leggeri
MODERNI
Duilio Loi – Mondiale superleggeri
Loris Stecca – Mondiale supergallo WBA
Sumbu Kalambay – Mondiale medi WBA
Massimiliano Duran – Mondiale massimi leggeri WBC
Roberto Cammarelle – Oro Giochi di Pechino 2008, argento Londra 2012, bronzo Atene 2004
HALL OF FAME EDIZIONE 2022
PIONIERI
Enrico Venturi – Europeo leggeri
MODERNI
Mario D’Agata – Mondiale gallo
Rocky Mattioli – Mondiale superwelter WBC
Valerio Nati – Mondiale supergallo WBO
Michele Piccirillo – Mondiale welter IBF
Umberto Branchini – Manager di undici campioni del mondo
HALL OF FAME EDIZIONE 2023
MODERNI
Salvatore Burruni - Mondiale mosca WBC/WBA
Silvio Branco - Mondiale mediomassimi WBA
Alessandro Duran - Mondiale welter WBU
Stefano Zoff - Mondiale leggeri WBA
Angelo Poletti - Arbitro internazionale, 25 mondiali, 37 europei
HALL OF FAME EDIZIONE 2024
MODERNI
Giovanni De Carolis - Mondiale supermedi WBA
Rodolfo Sabbatini - Organizzatore internazionale, ha portato in Italia i fuoriclasse Marvin Hagler e Carlos Monzon.
Massimo Barrovecchio - Due volte miglior arbitro del mondo per il WBC.


Quinta puntata sui sei personaggi
che entreranno quest’anno
nella Hall of Fame del Pugilato Italiano.
1. Sandro Lopopolo
2. Rino Tommasi
3. Mario Ireneo Sturla
4. Rocco Agostino
5. Cristian Sanavia
di Flavio Dell'Amore
Ultimo di cinque fratelli, a nove anni Cristian era irrequieto e un poco monello, babbo Giovanni era seriamente preoccupato. Un amico di famiglia gli consigliava di portare il ragazzino alla Boxe Piovese e affidarlo alle “cure“ del già famoso maestro Gino Freo. Una volta diventato pugile, l’ultimogenito dei Sanavia aveva mordente ed un'impronta decisamente personale nell’affrontare gli avversari.
Nel 1995 si presentava ai campionati italiani e tornava a Campolongo con una medaglia d’argento, sconfitto in finale da Perugino. Il verdetto era di parità, ma il titolo andava al casertano per preferenze.
Sanavia era pronto l'Olimpiade di Atlanta '96, ma all’ultimo momento gli veniva preferito proprio Perugino. Cristian vinceva il Torneo Italia e accendeva una stretta amicizia con Leonard Bundu, affrontato nella finale dei campionati italiani 1996 a Roma, nella categoria dei superwelter.
Cristian vinceva, ma ancora oggi, mettemdo così in luce il suo carattere sincero e il valore che attribuisce ai rapporti interpersonali, dichiara: “ Bundu è ancora un caro amico e un grande campione. Quella sera ho vinto perché Leo pesava molti chili meno di me!"
Il grande maestro Freo decideva che era arrivata l’ora del passaggio al professionimo. Nel 1997 Sanavia entrava nell’importante scuderia di Salvatore Cherchi. Dopo 13 match vinti, nel giugno del 1999, davanti ai suoi tifosi di Piove di Sacco, conquistava il titolo Italiano dei pesi medi contro Dell’Uomo. Titolo che difendeva tre volte.
Nel 2000 vinceva la cintura WBU, ma soprattutto l’international Wbc dei pesi medi contro il duro Jerry Elliot sul ring di Padova. Il primo dicembre del 2001 diventava campione europeo dei medi, battendo, ad Ajaccio, Morrade Hakkar di stretta misura ai punti. In quel periodo Gino Freo e l’amico sponsor Paolo Toniolo supportavano Cristian in termini tangibili anche nella vita privata. Il 5 maggio 2002 Sanavia a Milano incassava la prima grande delusione della carriera dopo 25 successi. Nella rivincita con Hakkar sbagliava match e, soprattutto, cedeva fisicamente ad Hakkar che faceva ritorno a Besançon con il titolo. L’amarezza di Cristian era forte, cercava di cambiare diversi progetti. Saliva nei supermedi ed iniziava a collaborare con il maestro Luciano Sarti. Cherchi gli faceva disputare sette match, vinti tranquillamente, poi la grande occasione! Cherchi si accordava con il promoter tedesco Sauerland, che era in cerca di un avversario più basso di statura per il campione Wbc dei supermedi Markus Beyer. La sfida veniva fissata In Sassonia, nella città di Chemnitz, per il 5 maggio del 2004.
Sanavia arrivava in Germania in grande forma. Come suonava il gong, attaccava senza tregua un Beyer che si difendeva con i denti sperando che la carica agonistica del veneto diminuisse. Purtorppo per lui, anche nei round finali Sanavia riusciva a imporre il suo ritmo. La vittoria ai punti non era unanime, ma che importava! Cristian diventava campione del mondo WBC dei supermedi.
Durava poco più di quattro mesi l’estasi del primato. La rivincita con Beyer era fissata a Erfut, in Germania. Cristian si accorgeva ben presto di non avere la solita tenacia e quando tentava di cambiare il volto alla sfida subiva un duro colpo che lo mandava al tappeto. Si rialzava, ma per per l’arbitro era ko. Qualcuno gli diceva che la sconfitta non rappresentava il punto finale della carriera, uma un'opportunità per ripartire con maggiore forza. Cristian aveva ancora tanta grinta dentro. A Milano vinceva due volte ma la “fatal” Germania lo chiamava ancora e rimediava una sconfitta a Norimberga contro Haussler.
Nel 2006 arrivava una nuova opportunità continentale. Un Sanavia pimpante batteva sul ring di Ajaccio il russo Gogiya e tornava campione Ebu, questa volta neisupermedi. Dopo una difficile difesa del titolo con un verdetto di parità, in Svizzera, contro Haussler, il fato riservava a Sanavia un altro duplice confronto ancora in Germania. L’avversario era Karo Murad, armeno di Bayern. Nell’aprile del 2008 Cristian perdeva il titolo europeo ai punti con un verdetto di split decision che gridava vendetta. L’Ebu imponeva al tedesco di concedere la rivincita. Nel febbraio del 2009 il regolamento dei conti con Murad si rivelava quanto mai amaro per Cristian. Un duro colpo all’orecchio gli provocava una perforazione al timpano. Era costretto ad alzare bandiera al decimo round.
Tra il 2010 e il 2011 Cristian vinceva cinque volte e si meritava una sfida Ebu con un campione di alto lignaggio come James De Gale, oro olimpico a Pechino. In Danimarca, il 21 aprile 2012, De Gale difendeva il titolo europeo dei supermedi contro un Sanavia indebolito anche da problemi personali. Il duello terminava al quarto round.
Tra il 2013 e il 2014 Cristian combatteva ancora e raccoglieva quattro successi. Una specie di firma finale su una carriera di alto valore. Gino Freo, il primo maestro, valutava così la carriera del suo conterraneo: “Cristian Sanavia è stato uno straordinario guerriero. Non sono molti nella storia del nostro pugilato che hanno vinto come lui. Voglio ricordare un particolare, Sanavia non è ma stato un vero supermedio. Era troppo piccolo. Eppure è riuscito a salire in cima al mondo!"

Sabato 25 ottobre, a Palazzo Albicini (Corso Garibaldi 80, Forlì), dalle ore 20:15 si terrà la settima edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Una manifestazione ideata e organizzata da boxeringweb, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Forli e la collaborazione dell'Edera Boxe Forlì.
La serata di gala sarà aperta a tutti (Per informazioni o prenotazioni telefonare al numero 3391415615)
Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2025 sei grandi personaggi del mondo pugilistico.
Sandro Lopopolo (ritira la targa il figlio Stefano)
Medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma ’60 nei leggeri.
Campione italiano e campione del mondo Wbc dei superleggeri.
Vincenzo Nardiello
Campione europeo e mondiale Wbc dei supermedi.
Cristian Sanavia
Campione italiano ed europeo dei medi, campione del mondo Wbc dei supermedi.
Rocco Agostino (ritira la targa il maestro Paolo Celano)
Uno dei più importanti allenatori e procuratori nella storia della boxe italiana. Ha portato al titolo mondiale Bruno Arcari, Patrizio Oliva, Massimiliano Duran e Mauro Galvano.
Rino Tommasi (ritira la targa il figlio Guido)
Giornalista, conduttore televisivo e telecronista. Organizzatore di Pugilato dal 1959 al 1970. Ha seguito tredici edizioni dei Giochi Olimpici.
Mario Ireneo Sturla
Presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.

HALL OF FAME EDIZIONE 2018
MODERNI
Nino Benvenuti - oro Giochi di Roma '60 welter; mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva - oro Giochi di Mosca '80 superleggeri; mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca - oro Giochi di Los Angeles '84 gallo; mondiale pro piuma
Giovanni Parisi - oro Giochi di Seul '88 piuma; mondiale pro leggeri e superleggeri
HALL OF FAME EDIZIONE 2019
PIONIERI
Primo Carnera - Mondiale massimi
MODERNI
Sandro Mazzinghi - Mondiale superwelter
Bruno Arcari - Mondiale superleggeri
Gianfranco Rosi - Mondiale superwelter
Francesco Damiani - Mondiale massimi
Simona Galassi - Mondiale mosca e supermosca.
HALL OF FAME EDIZIONE 2020
(Rinviata per pandemia da Covid-19)
HALL OF FAME EDIZIONE 2021
PIONIERI
Anacleto Locatelli – Europeo leggeri
MODERNI
Duilio Loi – Mondiale superleggeri
Loris Stecca – Mondiale supergallo WBA
Sumbu Kalambay – Mondiale medi WBA
Massimiliano Duran – Mondiale massimi leggeri WBC
Roberto Cammarelle – Oro Giochi di Pechino 2008, argento Londra 2012, bronzo Atene 2004
HALL OF FAME EDIZIONE 2022
PIONIERI
Enrico Venturi – Europeo leggeri
MODERNI
Mario D’Agata – Mondiale gallo
Rocky Mattioli – Mondiale superwelter WBC
Valerio Nati – Mondiale supergallo WBO
Michele Piccirillo – Mondiale welter IBF
Umberto Branchini – Manager di undici campioni del mondo
HALL OF FAME EDIZIONE 2023
MODERNI
Salvatore Burruni - Mondiale mosca WBC/WBA
Silvio Branco - Mondiale mediomassimi WBA
Alessandro Duran - Mondiale welter WBU
Stefano Zoff - Mondiale leggeri WBA
Angelo Poletti - Arbitro internazionale, 25 mondiali, 37 europei
HALL OF FAME EDIZIONE 2024
MODERNI
Giovanni De Carolis - Mondiale supermedi WBA
Rodolfo Sabbatini - Organizzatore internazionale, ha portato in Italia i fuoriclasse Marvin Hagler e Carlos Monzon.
Massimo Barrovecchio - Due volte miglior arbitro del mondo per il WBC


Comincia oggi il racconto dei sei personaggi
che entreranno quest’anno
nella Hall of Fame del Pugilato Italiano.
1. Sandro Lopopolo
di Vittorio Parisi
La prima volta che ho visto Sandro Lopopolo di persona eravamo nella bolgia di Assago quando Giovanni Parisi pareggiò difendendo il suo titolo WBO in un drammatico incontro contro il messicano Bolillo Gonzalez. Lopopolo, in piedi fra due settori, inveiva contro l’angolo di Parisi che a suo dire stava sbagliando tattica e mi avvicinai chiedendogli cosa Giovanni dovesse fare e lui me lo spiegò con la stessa lucidità e freddezza che aveva mostrato per anni sul ring. Adesso, celebrandone il ricordo, mi domando cosa vorrebbe dire per il pugilato italiano del secondo decennio del secolo avere un pugile come lui, quando un titolo mondiale e una medaglia d’argento olimpica non ce li sogniamo nemmeno più.
Forse Lopopolo era nato nel periodo sbagliato, quando la boxe in Italia radunava decine di migliaia di spettatori, quando le attenzioni dei tifosi erano concentrate soprattutto sulla rivalità Benvenuti-Mazzinghi, sulle speranze poggiate sul peso massimo De Piccoli e infine sulla prepotente ascesa di Bruno Arcari, tutti nomi, assieme al suo e a quello di Carmelo Bossi, da far venire la pelle d’oca e qualche luccicone agli occhi. Lopopolo era invece quel tipo di pugile per palati fini, non uno di quelli che ti facevano sobbalzare sulla sedia alla Mazzinghi, non uno di quelli che mandavano il mondo dello spettacolo in brodo di giuggiole come il grande Nino, ma uno che sul ring ragionava da freddo e lucidissimo calcolatore. Gli fu addebitata qualche serata-no di troppo, come se una serata-no non possa capitare a chiunque, compresi i campioni di cui sopra, ma quelle di Lopopolo, chissà perché, facevano più notizia.
Nato a Milano da una famiglia pugliese originaria di Bisceglie, Lopopolo era stato campione italiano dllettanti nei pesi piuma e medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma del 1960 nei pesi leggeri. Nel povero pugilato di quei tempi, dove i dilettanti lo erano per davvero, viveva facendo il fattorino dopo avere fatto anche il raccattapalle al Tennis Club Milano. Altra Italia, altri tempi davvero. Il suo passaggio al professionismo non fu accolto con grandi speranze ma Lopopolo aveva al suo fianco un grande tecnico come il leggendario Steve Klaus e un organizzatore come Vittorio Strumolo che operava su Milano. Il titolo italiano professionisti arrivò a fine 1963 nella nuovissima categoria dei pesi superleggeri di cui Lopopolo è quindi stato il primo campione italiano battendo il co-sfidante Francesco Caruso. Difeso il titolo battendo Giordano Campari e Massimo Consolati Lopopolo lo perse contro Piero Brandi contro il quale lo riconquistò in rivincita. Il percorso in crescita di un pugile prevedeva allora prima il titolo italiano con alcune difese, poi la conquista del titolo Europeo e, se anche questo veniva vittoriosamente difeso, forse una possibilità mondiale. Per Lopopolo invece non fu così perché la conquista europea la fallì perdendo a San Juan de Tenerife contro lo spagnolo Juan Albornoz, un pugile molto esperto anche se piuttosto fragile. Fu Rino Tommasi a offrire a Lopopolo l’inaspettata possibilità di affrontare il campione del mondo WBC, il venezuelano Carlos “El Morocho” Hernandez, al PalaEur di Roma il 29 aprile 1966. Hernandez forse non era un pugile di grandissimo livello tecnico ma era, come tradizionalmente sono molti pugili di quella terra, uno spaventoso picchiatore. Se ti prendeva bene era finita, e aveva conquistato il titolo superando ai punti un fuoriclasse come Eddie Perkins, antico e ultimo rivale di Duilio Loi. Hernandez veniva da una sconfitta prima del limite subìta fra i pesi leggeri contro il fuoriclasse panamense Ismael Laguna ma ben pochi davano possibilità di vittoria a Lopopolo. Tommasi sosteneva che fu lui a dare a Lopopolo il consiglio tattico giusto ma nei fatti Hernandez si trovò di fronte non solo il miglior Lopopolo mai visto ma anche uno che, contrariamente alle attese, gli portò via l’iniziativa attaccandolo e prendendolo sul tempo. Quando Hernandez si rese conto che il vantaggio di Lopopolo si faceva consistente e reagì era troppo tardi. Nonostante un atterramento subìto nell’ultimo round Lopopolo finì in piedi le 15 riprese in uso all’epoca e diventò campione del mondo con un verdetto a maggioranza, cioè due giudici a suo favore e uno che si espresse per un pareggio.
Fu sicuramente il punto più alto della carriera di Lopopolo che difese sì vittoriosamente il titolo battendo prima del limite sempre a Roma un altro venezuelano, Vicente Rivas contro il quale aveva perduto un match a Caracas poco prima in circostanze strane (il verdetto ai punti fu cambiato dalla commissione locale quando i giudici si erano espressi per un pari), ma che poi lo perse in Giappone contro il picchiatore hawaiano-giapponese Takeshi Fuji quando l’angolo dell’italiano lo bloccò dopo 3 atterramenti al 2° round e troppi colpi presi senza difesa di fronte a un arbitro inerme.
Lopopolo non ebbe più una occasione mondiale né si realizzò il tanto vagheggiato scontro contro Bruno Arcari, non solo, gli sfuggì anche il titolo europeo. L’Italia era vista allora come un terreno sul quale fosse molto difficile per un pugile ospite vedersi riconoscere i meriti ma nel 1970 a Montecatini avvenne esattamente il contrario quando i giudici consegnarono una vittoria inesistente al francese Rene Roque. Molti anni dopo lo ricordai a Lopopolo che mi rispose tranquillamente: “Quella sera mi hanno proprio fregato…”. La scena si ripetè a Parigi nel 1972 contro Roger Zami e allora Lopopolo decise di passare fra i pesi welter. Gli fu subito offerta la chance europea contro il francese Roger Menetrey a Grenoble. Menetrey era un altro picchiatore, uno che avrebbe poi tenuto 15 riprese mondiali contro un mostro di bravura come Jose Napoles e Lopopolo, ormai trentatreenne e al settantaquattresimo incontro era consapevole di essere all’ultima possibilità. Fece un match splendido dando una lezione di tecnica al francese ma finì la benzina al tredicesimo round quando Menetrey riuscì a vincere prima del limite su un avversario esausto. Ancora un incontro di saluto e il definitivo ritiro.
Il suo posto nella Hall of Fame è ora davvero doveroso.

Sabato 25 ottobre, a Palazzo Albicini (Corso Garibaldi 80, Forlì), dalle ore 20:15 si terrà la settima edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Una manifestazione ideata e organizzata da boxeringweb, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Forli e la collaborazione dell'Edera Boxe Forlì.
La serata di gala sarà aperta a tutti (Per informazioni o prenotazioni telefonare al numero 3391415615)
Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2025 sei grandi personaggi del mondo pugilistico.
Sandro Lopopolo (ritira la targa il figlio Stefano)
Medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma ’60 nei leggeri.
Campione italiano e campione del mondo Wbc dei superleggeri.
Vincenzo Nardiello
Campione europeo e mondiale Wbc dei supermedi.
Cristian Sanavia
Campione italiano ed europeo dei medi, campione del mondo Wbc dei supermedi.
Rocco Agostino (ritira la targa il maestro Paolo Celano)
Uno dei più importanti allenatori e procuratori nella storia della boxe italiana. Ha portato al titolo mondiale Bruno Arcari, Patrizio Oliva, Massimiliano Duran e Mauro Galvano.
Rino Tommasi (ritira la targa il figlio Guido)
Giornalista, conduttore televisivo e telecronista. Organizzatore di Pugilato dal 1959 al 1970. Ha seguito tredici edizioni dei Giochi Olimpici.
Mario Ireneo Sturla
Presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.

HALL OF FAME EDIZIONE 2018
MODERNI
Nino Benvenuti - oro Giochi di Roma '60 welter; mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva - oro Giochi di Mosca '80 superleggeri; mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca - oro Giochi di Los Angeles '84 gallo; mondiale pro piuma
Giovanni Parisi - oro Giochi di Seul '88 piuma; mondiale pro leggeri e superleggeri
HALL OF FAME EDIZIONE 2019
PIONIERI
Primo Carnera - Mondiale massimi
MODERNI
Sandro Mazzinghi - Mondiale superwelter
Bruno Arcari - Mondiale superleggeri
Gianfranco Rosi - Mondiale superwelter
Francesco Damiani - Mondiale massimi
Simona Galassi - Mondiale mosca e supermosca.
HALL OF FAME EDIZIONE 2020
(Rinviata per pandemia da Covid-19)
HALL OF FAME EDIZIONE 2021
PIONIERI
Anacleto Locatelli – Europeo leggeri
MODERNI
Duilio Loi – Mondiale superleggeri
Loris Stecca – Mondiale supergallo WBA
Sumbu Kalambay – Mondiale medi WBA
Massimiliano Duran – Mondiale massimi leggeri WBC
Roberto Cammarelle – Oro Giochi di Pechino 2008, argento Londra 2012, bronzo Atene 2004
HALL OF FAME EDIZIONE 2022
PIONIERI
Enrico Venturi – Europeo leggeri
MODERNI
Mario D’Agata – Mondiale gallo
Rocky Mattioli – Mondiale superwelter WBC
Valerio Nati – Mondiale supergallo WBO
Michele Piccirillo – Mondiale welter IBF
Umberto Branchini – Manager di undici campioni del mondo
HALL OF FAME EDIZIONE 2023
MODERNI
Salvatore Burruni - Mondiale mosca WBC/WBA
Silvio Branco - Mondiale mediomassimi WBA
Alessandro Duran - Mondiale welter WBU
Stefano Zoff - Mondiale leggeri WBA
Angelo Poletti - Arbitro internazionale, 25 mondiali, 37 europei
HALL OF FAME EDIZIONE 2024
MODERNI
Giovanni De Carolis - Mondiale supermedi WBA
Rodolfo Sabbatini - Organizzatore internazionale, ha portato in Italia i fuoriclasse Marvin Hagler e Carlos Monzon.
Massimo Barrovecchio - Due volte miglior arbitro del mondo per il WBC


Seconda puntata sui sei personaggi
che entreranno quest’anno
nella Hall of Fame del Pugilato Italiano.
1. Sandro Lopopolo
2. Rino Tommasi
di Dario Torromeo
Rino Tommasi è stato un grande telecronista di boxe. E di tennis. Assieme a Gianni Clerici ha formato una coppia impossibile da uguagliare.
Commentiamo le partite come due amici che si ritrovano davanti alla TV. Ci pagano per svolgere un lavoro per il quale pagheremmo noi.
Ha inventato un suo linguaggio per raccontare le partite. L’espressione che ho fissa nella memoria è circoletto rosso, la usava per evidenziare un punto spettacolare, uno sprazzo di grande classe sul piano tecnico e della prestazione.
Ecco, credo che la carriera di Rino meriti a pieno titolo quel circolato rosso.
Il pugilato è stato il suo primo impegno professionale a tempo pieno.
Il Palazzo dello Sport di Roma era la sua casa.
La ITOS la sua sigla. Giulio Rinaldi la sua stella. Uno capace di attirare nell’impianto romano 15.255 spettatori. Era il 4 giugno 1961, l’avversario si chiamava Germinal Ballarin. Con Franco De Piccoli, opposto a John Riggins, vendeva 13.402 biglietti per un incasso di trenta milioni. Nei suoi programmi sfilavano Mazzinghi, Benvenuti, Manca, Burruni. Con Nino vs Luis Rodriguez aveva incassato quasi 95 milioni di lire.
Di Rino Tommasi organizzatore (dal 1959 al 1970) ho letto sui libri e sui giornali.
Credo di conoscerlo meglio come giornalista.
Sempre fedele a sé stesso. In telecronaca e nel privato. Non otteneva l’unanimità dei consensi. E questo lo inorgogliva, anche se i complimenti gli piacevano. Ma solo quelli sinceri. Raccontava che tra gli elogi in cima alla lista c’era quello di un signore che gli aveva fatto una confidenza.
“Sono un suo affezionato lettore. Mi piacciono i suoi articoli. Anche se, onestamente, preferisco quelli di Tom Salvatori.”
Aveva sorriso e ringraziato.
Tom Salvatori era lo pseudonimo che usava quando scriveva per Il Tempo.
Seguiva tennis e boxe. Lo hanno spesso descritto come un uomo privo di modestia. Vero, ma almeno lo ammetteva candidamente, anche se per farlo preferiva usare l’ironia.
“Modesto? Non ho alcun motivo per esserlo.”
Aveva una dote rara, raramente negava un aiuto.
Il 19 novembre 1986 ad Atlantic City, ricordo esattamente data e luogo perché tre giorni dopo Tyson sarebbe diventato il più giovane campione del mondo dei pesi massimi, Claudio Colombo del Corriere della Sera ed io avevamo fissato un appuntamento con Bill Cayton, co-manager di Iron Mike, per un’intervista. Con l’inglese ce la cavavamo, ma volevamo essere sicuri di non perdere neppure una sfumatura di quel colloquio. Gli avevamo chiesto di accompagnarci.
“Dove e a che ora?” aveva risposto.
Avevamo bussato alla porta della suite, Cayton aveva aperto.
“Rino, amico mio!”
Poi, lo aveva abbracciato.
A fine chiacchierata, ci aveva fatto una domanda.
“Posso usare qualcosa di questa intervista?”
Una lezione di etica professionale.
Mi ha ripetuto cento volte che il suo personalissimo cartellino non poteva essere messo in discussione.
“Gli arbitri hanno due possibilità, essere d’accordo con me o sbagliare.”
Lo sport era in cima ai suoi pensieri. Lo aveva praticato, lo appassionava, ne era innamorato. I numeri erano il suo forte, la memoria la sua arma, la competenza l’affondo vincente.
A Seul ‘88 piazzava la stoccata vincente.
“In questa Olimpiade i pugili sono dilettanti, ma i giudici sono ladri professionisti.”
Sintesi apprezzabile.
Amava lo sport, il giornalismo, amava sé stesso. Non è un peccato mortale.
Urlava in tv solo quando era strettamente necessario.
“Una delle più belle riprese a cui mi sia mai stato modo di assistere!” (la sesta di Hagler vs Mugabi, fantastica telecronaca).
Se qualcuno gli diceva “Hai ragione”, replicava senza neppure un mezzo sorriso “Mi capita spesso.”
In telecronaca aveva il ritmo giusto, la capacità di analisi veloce, il linguaggio appropriato. E poi aveva una dote rara, diceva quello che pensava. Un match brutto era un match brutto e basta, senza nascondersi dietro un mare di parole. Una rarità in un mondo in cui due pugilatori modesti vengono etichettati come fuoriclasse.
Se qualcuno si lamentasse, cosa gli risponderesti?
“Non siamo qui per vendere tappeti.”
Aveva una qualità difficile da trovare in giro, l’autorevolezza. Del suo giudizio tecnico ci si poteva fidare. Rino Tommasi, il nome era il marchio di qualità sullo spettacolo.
Chiudo con il commento di un grande.
“Stimo Rino Tommasi, uno dei più culti giornalisti sportivi in assoluto. Un cervello essenzialmente matematico, però capace di digressioni etico-fantastiche quali consente uno sport come il pugilato. Io lo chiamo professore senza la minima ombra di esagerazione scherzosa.”
Parola di Gianni Brera.

Sabato 25 ottobre, a Palazzo Albicini (Corso Garibaldi 80, Forlì), dalle ore 20:15 si terrà la settima edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Una manifestazione ideata e organizzata da boxeringweb, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Forli e la collaborazione dell'Edera Boxe Forlì.
La serata di gala sarà aperta a tutti (Per informazioni o prenotazioni telefonare al numero 3391415615)
Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2025 sei grandi personaggi del mondo pugilistico.
Sandro Lopopolo (ritira la targa il figlio Stefano)
Medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma ’60 nei leggeri.
Campione italiano e campione del mondo Wbc dei superleggeri.
Vincenzo Nardiello
Campione europeo e mondiale Wbc dei supermedi.
Cristian Sanavia
Campione italiano ed europeo dei medi, campione del mondo Wbc dei supermedi.
Rocco Agostino (ritira la targa il maestro Paolo Celano)
Uno dei più importanti allenatori e procuratori nella storia della boxe italiana. Ha portato al titolo mondiale Bruno Arcari, Patrizio Oliva, Massimiliano Duran e Mauro Galvano.
Rino Tommasi (ritira la targa il figlio Guido)
Giornalista, conduttore televisivo e telecronista. Organizzatore di Pugilato dal 1959 al 1970. Ha seguito tredici edizioni dei Giochi Olimpici.
Mario Ireneo Sturla
Presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.

HALL OF FAME EDIZIONE 2018
MODERNI
Nino Benvenuti - oro Giochi di Roma '60 welter; mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva - oro Giochi di Mosca '80 superleggeri; mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca - oro Giochi di Los Angeles '84 gallo; mondiale pro piuma
Giovanni Parisi - oro Giochi di Seul '88 piuma; mondiale pro leggeri e superleggeri
HALL OF FAME EDIZIONE 2019
PIONIERI
Primo Carnera - Mondiale massimi
MODERNI
Sandro Mazzinghi - Mondiale superwelter
Bruno Arcari - Mondiale superleggeri
Gianfranco Rosi - Mondiale superwelter
Francesco Damiani - Mondiale massimi
Simona Galassi - Mondiale mosca e supermosca.
HALL OF FAME EDIZIONE 2020
(Rinviata per pandemia da Covid-19)
HALL OF FAME EDIZIONE 2021
PIONIERI
Anacleto Locatelli – Europeo leggeri
MODERNI
Duilio Loi – Mondiale superleggeri
Loris Stecca – Mondiale supergallo WBA
Sumbu Kalambay – Mondiale medi WBA
Massimiliano Duran – Mondiale massimi leggeri WBC
Roberto Cammarelle – Oro Giochi di Pechino 2008, argento Londra 2012, bronzo Atene 2004
HALL OF FAME EDIZIONE 2022
PIONIERI
Enrico Venturi – Europeo leggeri
MODERNI
Mario D’Agata – Mondiale gallo
Rocky Mattioli – Mondiale superwelter WBC
Valerio Nati – Mondiale supergallo WBO
Michele Piccirillo – Mondiale welter IBF
Umberto Branchini – Manager di undici campioni del mondo
HALL OF FAME EDIZIONE 2023
MODERNI
Salvatore Burruni - Mondiale mosca WBC/WBA
Silvio Branco - Mondiale mediomassimi WBA
Alessandro Duran - Mondiale welter WBU
Stefano Zoff - Mondiale leggeri WBA
Angelo Poletti - Arbitro internazionale, 25 mondiali, 37 europei
HALL OF FAME EDIZIONE 2024
MODERNI
Giovanni De Carolis - Mondiale supermedi WBA
Rodolfo Sabbatini - Organizzatore internazionale, ha portato in Italia i fuoriclasse Marvin Hagler e Carlos Monzon.
Massimo Barrovecchio - Due volte miglior arbitro del mondo per il WBC


Terza puntata sui sei personaggi
che entreranno quest’anno
nella Hall of Fame del Pugilato Italiano.
1. Sandro Lopopolo
2. Rino Tommasi
3. Mario Ireneo Sturla
di Franco Esposito
Cinquantadue anni a bordo ring. Gli occhi indagatori sui pugili impegnati dentro le sedici o le dodici corde, la concentrazione al massimo, doverosa la rinuncia alla distrazione. Il lavoro, l’opera, la professione del medico alle riunioni di pugilato. Mario Ireneo Sturla, il Dottor Boxe, i baffi a manubrio più conosciuti al mondo, l’eleganza nel vestire con guizzi di eccentricità.
Il medico di ring da 827 combattimenti con il titolo mondiale in palio: più di 300 sulle quindici riprese, distanza infinita poi abolita.
Settanta gli italiani impegnati nella conquista o nella difesa della corona mondiale. “Ho passato più notti con i pugili che con la mia donna. Posso dire di averli seguiti tutti.”
Quanti e quali? La bozza dell’elenco è servita. Rocky Mattioli, Franco Udella, Mate Parlov, Carlos Palomino, Miguel Angel Cuello, Kamel Bou Ali, Patrizio Oliva, Giovanni Parisi, i fratelli Loris e Maurizio Stecca, Silvio Branco.
La lista completa non è comunque quantificabile. Dottor Boxe detiene numeri esclusivi, nessun medico come lui posseduto dal virus del pugilato da giovanissimo. Studente liceale a Pavia, adora andare in bicicletta. Mosso dall’esigenza di conoscere e dalla curiosità, va a vedere come butta in una palestra di pugilato.
“Il regno di Licinio Sconfietti, maestro severo e capace, più o meno un’istituzione. Allenava Giordano Campari e Omodei”.
Si innamora del pugilato a prima vista. Direttore sportivo, poi secondo professionista.
“Ho portato il secchio al grandissimo Umberto Branchini. Molto di più di un procuratore, il signore dei manager. Mi ha dato il piacere e la gioia di stare all’angolo con lui in Sudafrica”.
Una stupefacente rivelazione, il dottore Mario Ireneo Sturla segreto. Secondo professionista operativo all’angolo con Umberto Branchini.
“A Città del Capo, con il siciliano Salvatore Melluzzo, persona meravigliosa, per la semifinale mondiale contro Bashew Ibana. A Johannesburg per le dieci riprese di Costa Azevedo con Norman Sekgapane. In piena apartheid”.
Ghiotte occasioni per incontri particolari. Irripetibili momenti di forti emozioni sul piano professionale. Il medico Mario Sturla neolaureato.
“Grazie alla boxe, a Città del Capo ho conosciuto il famoso chirurgo Christian Barnard. Il primo al mondo ad aver praticato il trapianto di cuore”.
Il dottor Ovunque, il classico giramondo, globetrotter da un bordo ring all’altro. Mario Sturla c’era anche a Manchester la notte in cui Vincenzo Nardiello si superò, andando oltre. Campione del mondo, una lezione di boxe al fenomeno Thulani Malinga. Un passaggio se lo è concesso pure alla UCLA. La famosa università ai vertici del movimento sportivo mondiale.
“I tempi di Liza Minelli e Al Pacino, bei tempi davvero”.
Medico molto apprezzato oggi con incarichi di assoluto prestigio in Europa e nel mondo, Dottor Boxe passa con disinvoltura estrema da una rivelazione all’altra. Indossa con naturalezza anche l’abito del giornalista, sforna titoli.
“Posso affermare che la boxe ce l’ho nel sangue. Una passione segnata dal destino. Mio padre nacque il giorno in cui Primo Carnera conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi”. Long Island, 29 giugno 1933.
“Mia zia faceva di cognome Spalla. Come Erminio, il primo pugile italiano campione d’Europa”. Milano, Velodromo Sempione, 20 maggio 1923.
Oltre mezzo secolo di pugili visti anche come uomini e pazienti, valutati, assistiti, salvati in alcuni casi.
“Diciamo pure che noi medici mettiamo pezze.”
L’orgoglio di esserlo, il piacere di operare a bordo ring si accompagna con una amarezza passeggera.
“A volte ci ritroviamo a lottare contro i mulini a vento.”
Quei momenti di difficoltà che hanno attraversato la qualificata prestigiosa carriera di Dottor Boxe.
“Spesso non è il ko classico a preoccupare il medico di ring. Necessita valutare soprattutto le condizioni dei pugili a fine incontro.”
Il momento topico, quello in cui si nasconde l’insidia.
“Talvolta è il vincitore dell’incontro ad aver subito conseguenze che autorizzano il medico a prendere decisioni che non tutti sono disposti ad accettare e condividere.”
Decisioni, provvedimenti incomprensibili per chi non vuole capire e per chi è poco avvezzo a certi opportuni meccanismi di cautela e di prevenzione medica.
Fermati Maurizio Stecca e Giovanni Parisi, il primo scarrozzante nella postura a Dunkerque al termine del combattimento con Hervè Jacob, per il titolo europeo, vinto ai punti; all’indimenticato Flash consigliò e impose il ricovero dopo la vittoria su Altamirano, dopo essere riemerso da tre kd.
“Efisio Galici lo ricordate? Gran fisico, un picchiatore tremendo, sembrava Monzon. In Sardegna, a Quartu Sant’Elena, l’avversario americano lo impegna molto seriamente. Verdetto di misura per il sardo. Guardo negli occhi Ricky Stoner, in pratica già con un piede sull’aereo che l’avrebbe riportato in Texas. Il suo sguardo non mi piace. Evidenti il ritardo nelle risposte e nei movimenti. Urlo, il ragazzo non parte, va ricoverato. Riesco ad imporre il mio parere di medico. Stoner mi ringrazia ancora oggi, ricevo i suoi auguri ad ogni Natale.”.
Cinquantadue anni a bordo ring. La prima volta a Monza, 13 settembre 1973, a ventiquattro anni, fresco di laurea in medicina con centodieci e la lode.
“Combatteva Lorenzo Zanon, al secondo incontro da professionista. L’avversario? Tale Giannini, non penso di sbagliare. Zanon da Novedrate diventerà campione d’Europa e sfidante al titolo mondiale di Larry Holmes”.
E Mario Ireneo Sturla un numero uno tra i medici di bordo ring.
“Fedele alla lezione del mio mentore pugilistico. Il grande immenso Umberto Branchini, mai stanco di ripetere una frase che ha illuminato il mio percorso di medico nel pugilato.
“Dottore, faccia sempre il suo dovere contro tutti e tutto’. Nel tempo è diventata tenera ossessione”.
La convivente esemplare.

Sabato 25 ottobre, a Palazzo Albicini (Corso Garibaldi 80, Forlì), dalle ore 20:15 si terrà la settima edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Una manifestazione ideata e organizzata da boxeringweb, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Forli e la collaborazione dell'Edera Boxe Forlì.
La serata di gala sarà aperta a tutti (Per informazioni o prenotazioni telefonare al numero 3391415615)
Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2025 sei grandi personaggi del mondo pugilistico.
Sandro Lopopolo (ritira la targa il figlio Stefano)
Medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma ’60 nei leggeri.
Campione italiano e campione del mondo Wbc dei superleggeri.
Vincenzo Nardiello
Campione europeo e mondiale Wbc dei supermedi.
Cristian Sanavia
Campione italiano ed europeo dei medi, campione del mondo Wbc dei supermedi.
Rocco Agostino (ritira la targa il maestro Paolo Celano)
Uno dei più importanti allenatori e procuratori nella storia della boxe italiana. Ha portato al titolo mondiale Bruno Arcari, Patrizio Oliva, Massimiliano Duran e Mauro Galvano.
Rino Tommasi (ritira la targa il figlio Guido)
Giornalista, conduttore televisivo e telecronista. Organizzatore di Pugilato dal 1959 al 1970. Ha seguito tredici edizioni dei Giochi Olimpici.
Mario Ireneo Sturla
Presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.

HALL OF FAME EDIZIONE 2018
MODERNI
Nino Benvenuti - oro Giochi di Roma '60 welter; mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva - oro Giochi di Mosca '80 superleggeri; mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca - oro Giochi di Los Angeles '84 gallo; mondiale pro piuma
Giovanni Parisi - oro Giochi di Seul '88 piuma; mondiale pro leggeri e superleggeri
HALL OF FAME EDIZIONE 2019
PIONIERI
Primo Carnera - Mondiale massimi
MODERNI
Sandro Mazzinghi - Mondiale superwelter
Bruno Arcari - Mondiale superleggeri
Gianfranco Rosi - Mondiale superwelter
Francesco Damiani - Mondiale massimi
Simona Galassi - Mondiale mosca e supermosca.
HALL OF FAME EDIZIONE 2020
(Rinviata per pandemia da Covid-19)
HALL OF FAME EDIZIONE 2021
PIONIERI
Anacleto Locatelli – Europeo leggeri
MODERNI
Duilio Loi – Mondiale superleggeri
Loris Stecca – Mondiale supergallo WBA
Sumbu Kalambay – Mondiale medi WBA
Massimiliano Duran – Mondiale massimi leggeri WBC
Roberto Cammarelle – Oro Giochi di Pechino 2008, argento Londra 2012, bronzo Atene 2004
HALL OF FAME EDIZIONE 2022
PIONIERI
Enrico Venturi – Europeo leggeri
MODERNI
Mario D’Agata – Mondiale gallo
Rocky Mattioli – Mondiale superwelter WBC
Valerio Nati – Mondiale supergallo WBO
Michele Piccirillo – Mondiale welter IBF
Umberto Branchini – Manager di undici campioni del mondo
HALL OF FAME EDIZIONE 2023
MODERNI
Salvatore Burruni - Mondiale mosca WBC/WBA
Silvio Branco - Mondiale mediomassimi WBA
Alessandro Duran - Mondiale welter WBU
Stefano Zoff - Mondiale leggeri WBA
Angelo Poletti - Arbitro internazionale, 25 mondiali, 37 europei
HALL OF FAME EDIZIONE 2024
MODERNI
Giovanni De Carolis - Mondiale supermedi WBA
Rodolfo Sabbatini - Organizzatore internazionale, ha portato in Italia i fuoriclasse Marvin Hagler e Carlos Monzon.
Massimo Barrovecchio - Due volte miglior arbitro del mondo per il WBC


Quarta puntata sui sei personaggi
che entreranno quest’anno
nella Hall of Fame del Pugilato Italiano.
1. Sandro Lopopolo
2. Rino Tommasi
3. Mario Ireneo Sturla
4. Rocco Agostino
di Dario Torromeo
Rocco Agostino aveva una voce aspra e cantilenante, era la prima cosa che ti colpiva di lui. Si portava dietro la fantasia dei napoletani e la concretezza dei genovesi.
Era figlio di Giuseppe e Maria.
Guidava i tram. Durante la Seconda guerra mondiale aveva vissuto a Napoli, dove si era arrangiato facendo anche un po’ di borsa nera.
Gli piaceva ricordare quei tempi.
I marciapiedi della città sono stati la mia Università.
Nel primo dopoguerra aveva sposato Carla, avevano avuto due figlie.
Ivana Maria, a 21 anni, aveva preso i voti con le Figlie di Maria Vergine Immacolata, suore degli ammalati, a Savona. Suonava il piano, la chitarra, l’organo. Aveva studiato biologia. Qualche volta si metteva davanti alla televisione, ma solo per vedere il papà.
L’altra figlia, Marina, aveva scelto un’altra strada. Titolare di un’azienda che produce pesto per ristoranti e supermercati.
Agostino era un manager all’antica. Uno di quelli che riusciva a dare la carica ai suoi boxeur.
Londra, 25 febbraio 1976.
Rocco non si lanciava in lunghi proclami, non si perdeva in consigli tecnici. Sapeva che il suo assistito era pronto a cambiare la storia. Gi serviva solo una spinta psicologica, una sorta di grido di guerra. Quell’urlo lo lanciava. Conosceva a fondo le motivazioni che spingevano Cotena. Voleva comprarsi una casa. Il compenso che prendeva per la difesa londinese e, se fosse andata bene, quello che avrebbe incassato per la successiva difesa con Nevio Carbi avrebbero potuto chiudere l’affare.
Rocco glielo aveva ricordato.
Allora ‘sta casa, ta vuò accattà o no?
Elio si scatenava, batteva Vernon Sollas, diventava campione europeo in Inghilterra.
Fermo su alcuni dogmi pugilistici tradizionali, Agostino guardava con diffidenza le novità in arrivo. Ma aveva l’intelligenza di volere conoscere quale tipo di sperimentazione il pugile proponesse, prima di esprimere un giudizio.
Gli è capitato più volte con Patrizio Oliva, un binomio che ha funzionato a meraviglia. Titolo italiano, europeo e mondiale in cassaforte.
Quando gridava, lo sentivi in tutto il Palasport. Dicevano che il suo stile ricordasse un po’ quello di Mickey, l’uomo d’angolo di Sylvester Stallone nella serie di film su Rocky. O, meglio, ricordasse Burgess Meredith, l’attore che aveva portato il coach dalla sceneggiatura allo schermo.
C’era molta verità in quell’affermazione.
Rocco preparava Arcari nella palestra Mameli, quella dei maestri Alfonso Speranza e Armando Consa. L’organizzatore era Rino Tommasi.
Gestiva Arcari, evitando anche qualche trappola.
Aveva respinto al mittente un tentativo di corruzione.
Bruno doveva giocarsi l’europeo a Vienna contro Orsolics. A una settimana dal match ricevevo una strana telefonata. Un tizio, che diceva di essere nel clan di Orsolics, mi offriva un milione e mezzo di lire per perdere. Era il 1968, lavoravo ancora nell’Azienda Tranviaria e quelli per me erano un sacco di soldi. Mettevo giù il telefono, non lo degnavo neppure di una risposta. E per far capire agli organizzatori austriaci che con noi c’era poco da scherzare, portavo a Vienna dei pesi realizzati dall’Ufficio Simmetrico di Genova per un totale di 63,504 kg. Il limite esatto della categoria dei superleggeri. Al posto di Arcari sulla bilancia mettevo i pesi. Si scatenava l’inferno, ma ottenevo l’effetto desiderato. Orsolics scompariva per un’ora. Faticava a rientrare nel limite. Gli organizzatori avevano provato a fregarci.
Arrivava al mondiale con Massimiliano Duran che, in una splendida e magica notte in terra di Sicilia, batteva Carlos De Leon. Vinceva il titolo con Mauro Galvano, che sconfiggeva Dario Matteoni.
Raccontava Galvano.
Rocco è uno che devi rispettare. Quando sei sul ring e lui è all’angolo, hai talmente paura di lui che non ha più tempo né voglia di avere paura del tuo avversario.
Aveva conosciuto momenti di grande gioia, aveva vissuto una tragedia che non aveva mai dimenticato.
Mi hanno accusato di avere mandato allo sbaraglio Angelo Jacopucci. Ebbene, lo ripeto per l’ennesima volta, quello era l’unico modo per vincere, e i miei uomini salgono sul ring per raggiungere questo scopo. Ciò non vuol dire che incitassi Angelo ad accettare la bagarre. I miei consigli lo invitavano ad anticipare Minter.
Mi hanno accusato di essere insensibile al dolore, quello che porto dentro pochi lo possono capire. Debbo però andare avanti, è il mio lavoro.

Sabato 25 ottobre, a Palazzo Albicini (Corso Garibaldi 80, Forlì), dalle ore 20:15 si terrà la settima edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Una manifestazione ideata e organizzata da boxeringweb, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Forli e la collaborazione dell'Edera Boxe Forlì.
La serata di gala sarà aperta a tutti (Per informazioni o prenotazioni telefonare al numero 3391415615)
Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2025 sei grandi personaggi del mondo pugilistico.
Sandro Lopopolo (ritira la targa il figlio Stefano)
Medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma ’60 nei leggeri.
Campione italiano e campione del mondo Wbc dei superleggeri.
Vincenzo Nardiello
Campione europeo e mondiale Wbc dei supermedi.
Cristian Sanavia
Campione italiano ed europeo dei medi, campione del mondo Wbc dei supermedi.
Rocco Agostino (ritira la targa il maestro Paolo Celano)
Uno dei più importanti allenatori e procuratori nella storia della boxe italiana. Ha portato al titolo mondiale Bruno Arcari, Patrizio Oliva, Massimiliano Duran e Mauro Galvano.
Rino Tommasi (ritira la targa il figlio Guido)
Giornalista, conduttore televisivo e telecronista. Organizzatore di Pugilato dal 1959 al 1970. Ha seguito tredici edizioni dei Giochi Olimpici.
Mario Ireneo Sturla
Presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.

HALL OF FAME EDIZIONE 2018
MODERNI
Nino Benvenuti - oro Giochi di Roma '60 welter; mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva - oro Giochi di Mosca '80 superleggeri; mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca - oro Giochi di Los Angeles '84 gallo; mondiale pro piuma
Giovanni Parisi - oro Giochi di Seul '88 piuma; mondiale pro leggeri e superleggeri
HALL OF FAME EDIZIONE 2019
PIONIERI
Primo Carnera - Mondiale massimi
MODERNI
Sandro Mazzinghi - Mondiale superwelter
Bruno Arcari - Mondiale superleggeri
Gianfranco Rosi - Mondiale superwelter
Francesco Damiani - Mondiale massimi
Simona Galassi - Mondiale mosca e supermosca.
HALL OF FAME EDIZIONE 2020
(Rinviata per pandemia da Covid-19)
HALL OF FAME EDIZIONE 2021
PIONIERI
Anacleto Locatelli – Europeo leggeri
MODERNI
Duilio Loi – Mondiale superleggeri
Loris Stecca – Mondiale supergallo WBA
Sumbu Kalambay – Mondiale medi WBA
Massimiliano Duran – Mondiale massimi leggeri WBC
Roberto Cammarelle – Oro Giochi di Pechino 2008, argento Londra 2012, bronzo Atene 2004
HALL OF FAME EDIZIONE 2022
PIONIERI
Enrico Venturi – Europeo leggeri
MODERNI
Mario D’Agata – Mondiale gallo
Rocky Mattioli – Mondiale superwelter WBC
Valerio Nati – Mondiale supergallo WBO
Michele Piccirillo – Mondiale welter IBF
Umberto Branchini – Manager di undici campioni del mondo
HALL OF FAME EDIZIONE 2023
MODERNI
Salvatore Burruni - Mondiale mosca WBC/WBA
Silvio Branco - Mondiale mediomassimi WBA
Alessandro Duran - Mondiale welter WBU
Stefano Zoff - Mondiale leggeri WBA
Angelo Poletti - Arbitro internazionale, 25 mondiali, 37 europei
HALL OF FAME EDIZIONE 2024
MODERNI
Giovanni De Carolis - Mondiale supermedi WBA
Rodolfo Sabbatini - Organizzatore internazionale, ha portato in Italia i fuoriclasse Marvin Hagler e Carlos Monzon.
Massimo Barrovecchio - Due volte miglior arbitro del mondo per il WBC

XIII° MEMORIAL FRATELLI BURCHI – 12 OTTOBRE 2025
Una giornata di grande boxe al Palazzetto dello Sport di Pisa
La A.S.D. Pugilistica Galileo Galilei, attiva nel tessuto sportivo e sociale pisano dal 1917 e affiliata alla Federazione Pugilistica Italiana, è lieta di annunciare la tredicesima edizione del Memorial “Fratelli Burchi”, in programma domenica 12 ottobre 2025 alle ore 16:00 presso il Palazzetto dello Sport “Carlesi” di Pisa.
Dopo il successo del recente 4° Memorial Piero Del Papa, la società triplica gli sforzi organizzativi proponendo una nuova giornata di sport e spettacolo dedicata a due figure storiche del pugilato pisano: Fernando e Sergio Burchi, entrambi pugili professionisti.
Sergio, che è stato atleta di punta della Nazionale italiana dilettanti e nonché sfidante al titolo italiano Professionisti dei pesi mediomassimi, ha poi proseguito il suo impegno come maestro della nostra amata Galilei, oggi presieduta dal figlio Andrea.
10 incontri di boxe olimpica e grandi protagonisti sul ring
Il programma prevede 10 match di boxe olimpica, con la partecipazione di 6 atleti della Pugilistica Galileo Galilei, tra cui spiccano tre nomi di assoluto rilievo.
A guidare la squadra ci sarà Federica Pardini, già campionessa regionale e interregionale 2025, qualificata alle fasi finali dei Campionati Italiani che si terranno a dicembre prossimo nella città di Trieste.
Reduce da un’importante vittoria contro la campionessa regionale dell’Emilia-Romagna Dayla Ottani, Pardini affronterà l’esperta pugile torinese Sara Deleonardis, che con un record di 14 incontri e una sola sconfitta, sbarcherà in terra pisana agguerrita e decisa a rovinare la festa alla nostra portacolori che, dal canto suo, apprezza molto avversarie ostiche.
Attesissimo anche l’incontro tra i pesi massimi con Simone Marocchini, determinato a prendersi la rivincita contro Fabrizi dopo la sconfitta nel precedente match.
Vedremo se, questa volta, Simone riuscirà a fermare la continua variazione di traiettoria e l’incessante movimento di gambe fermando il gioco di Fabrizi grazie ai suoi colpi potenti ed esplosivi.
Sul ring anche Samuele Marocchini, fratello del nostro peso massimo, deciso a confermare il suo eccellente stato di forma contro il paripeso Dante Antonioli di Massa.
Tra le giovani promesse, spazio al talento Karl Baron, classe 2012, che vanta già un record invidiabile che conta una sola sconfitta, incrocerà i colpi con un’altra giovane promessa della San Giuliano Boxing Team.
Infine, vedremo il rientro del combattivo Giorgio Albergo, fermato in precedenza da alcuni infortuni e l’attesissimo debutto del superwelter Daniele Cantini.
La manifestazione vedrà inoltre la partecipazione di atleti delle società amiche Boxing Team San Giuliano Terme e Pugilistica Cascinese.
Sarà una giornata intensa, ricca di emozioni e spettacolo, con incontri che promettono scintille e momenti di grande boxe.
L’ingresso prevede un contributo simbolico di 10 euro, mentre i bambini sotto i 10 anni entreranno gratuitamente.
Con questa manifestazione, la Pugilistica Galileo Galilei rinnova il proprio impegno nella promozione dello sport come strumento di integrazione, aggregazione e crescita sociale, trasmettendo valori fondamentali come impegno, rispetto, lealtà e spirito di squadra, principi su cui costruire il futuro delle nuove generazioni.
Appuntamento da non perdere!
DOMENICA 12 OTTOBRE 2025, ore 16:00 presso: Palazzetto dello Sport di Pisa, via Atleti Azzurri Pisani n°15