
Molti scrittori si sono serviti del pugilato come mezzo per raccontare la vita. Dario Torromeo, nel suo nuovo libro, percorre una strada diversa. Il pugilato diventa l’oggetto della narrazione. E la vita dei protagonisti è un mezzo per raccontarlo.
La Storia della boxe italiana (Dalle leggende ai pugili dimenticati, italiani a pugni chiusi) parte dal 1910 e arriva sino ai nostri giorni.
Storie che attraversano decenni di trionfi e sconfitte, emozioni di chi ha fatto della boxe una missione di vita. E del ring, spesso, la propria casa. Un viaggio appassionante che tocca il cuore, scuote la coscienza e illumina momenti poco raccontati della nostra storia sportiva.
I pionieri.
Spalla, Bosisio, i fratelli Venturi, Urbinati, Locatelli, Proietti e via boxando. Nomi leggendari come Primo Carnera, Nino Benvenuti, Duilio Loi, Sandro Mazzinghi, Salvatore Burruni, Bruno Arcari, Patrizio Oliva. Ma anche campioni, eroi che hanno vissuto vite intense, spesso drammatiche, e che nel pugilato hanno cercato riscatto, dignità e speranza, come Gianfranco Rosi, i fratelli Loris e Maurizio Stecca, Giovanni Parisi.
Nelle pagine del libro trovano posto teatri di boxe famosi nel mondo. Dal Madison Square Garden al Caesar Palace di Las Vegas, al Casinò di Montecarlo. E poi, gli Stadi. Da San Siro all’Amsicora, dal Renato Dall’Ara al vecchio Flaminio.
Ma anche palestre in cui il pugilato vive in una dimensione che trae linfa dalla passione. La Casa di Carta, un ginnasio nel Ravennate che evoca un pugilato antico; la Doria a Milano o la palestra di via Cagliari a Genova. Il ring, i sacchi e gli attrezzi di Marcianise; l’umidità, la paura e i ratti, grossi come scoiattoli, che passeggiavano liberi e felici nella vecchia Fulgor a Napoli.
E poi, i maestri. Gente preparata, tosta.
Steve Klaus, Natalino Rea, Franco Falcinelli, Ottavio Tazzi, Meo Gordini, Domenico Brillantino, Gino Freo, Geppino Silvestri, Elio Ghelfie e tanti altri ancora.
Tutto ha inizio nel1910 quando Piero Boine diventa il primo campione italiano dei pesi massimi.
Il capitolo che chiude il libro è dedicato agli italoamericani.
Nei primi venti anni del XX secolo, milioni di italiani emigrano all’America, come si diceva all’epoca, in cerca di lavoro. Nati in Italia e cresciuti negli States. Nati lì da genitori che hanno lasciato il nostro Paese. A rappresentarli tutti c’è il mitico Marciano. Rocky. L’unico, l’originale.
Questo viaggio è anche una finestra sull’Italia che cambia.
Il ventennio della dittatura fascista, le due guerre mondiali, la fatica per tornare a vivere. Il boom economico, la crisi. E poi la mancanza di stabilità politica, il calo del potere di acquisto della nostra valuta, la disoccupazione, la crisi di scuola e sanità.
Torromeo ha raccontato il nostro pugilato inserendolo nel contesto sociale in cui si è sviluppato.
È un libro pieno di passione, ogni capitolo una storia. Si va avanti per centinaia di pagine. Se ne esce con la boxe nel cuore.
STORIA DELLA BOXE ITALIANA di Dario Torromeo, 544 pagine, 19 euro (Diarkos Editore).
In uscita il 26 novembre.












