
Ultima puntata sui sei personaggi
che entreranno quest’anno
nella Hall of Fame del Pugilato Italiano.
1. Sandro Lopopolo
2. Rino Tommasi
3. Mario Ireneo Sturla
4. Rocco Agostino
5. Cristian Sanavia
6. Vincenzo Nardiello
di Davide Novelli
Nardiello, e il pensiero si sposta al sud del Belpaese, alle acque cristalline delle isole campane, alla “pummarola”, come alla “Carta Sporca” della Napoli cantata da Pino Daniele. Il cognome Nardiello però ha origini lontane, si vola al nord, anche oltre confine. Etimologie asburgiche e significati di “Forte e Coraggioso”. E Vincenzo Nardiello lo era. Oggi, anzi, lo è ancora di più, dopo aver superato ogni genere di difficoltà, nuotato perfino nei canali melmosi dai quali, però, è riemerso uomo nuovo, consapevole degli errori fatti e delle occasioni mancate.
Tutta la sua vita vissuta gli è servita per potersi definire oggi persona giusta, di merito per entrare di diritto nella Casa della Gloria del pugilato italiano, per raccontarsi in un libro. Nardiello, quindi, come cognome che riporta al meridione, alla grande migrazione del sud verso il nord operoso, verso una esistenza
E difatti nel 1966, quando nacque l’11 giugno, Vincenzo aprì gli occhi a Stoccarda. Lo sguardo ben presto scoprì altri paesaggi, quelli di Ostia e di Acilia dove il padre Raffaele, buon pugile, aprì una palestra e il piccolo Vincenzo iniziò a tirare i primi pugni. Dimostra talento il ragazzo mancino. Sogna in grande ispirato dalle icone del ring, e tra queste c’è anche il fratello Giovanni campione italiano supermedi e sfidante mondiale. Sogna Vincenzo come è giusto che sia per un atleta che ha l’obbligo di essere ambizioso. A 22 anni diventa campione italiano superleggeri dilettanti. È alto un metro e ottanta e, giocoforza, negli anni successivi cresce di categoria e conquista il tricolore anche nei superwelter e nei medi. È la vigilia dell’Olimpiade coreana di Seoul ’88 e Vincenzo è un punto di forza della nazionale allenata da Franco Falcinelli. I compagni di squadra del romano sono Giorgio Campanella, Andrea Magi, Andrea Mannai, Giovanni Parisi, Michele Mastrodonato e Luigi Gaudiano.
Su Nardiello si concentrano le speranze di medaglia. Su di lui e su Campanella in verità, con Parisi che invece sbaraglierà il campo. Inizia bene Vincenzo il torneo dei superwelter con due vittorie per kappao. Ai quarti affronta il pugile di casa Park Si-Hun. Lo sovrasta per tecnica e temperamento, l’Italia sa di avere un suo atleta già in semifinale all’Olimpiade invece sta per consumarsi uno scandalo plateale. Park è decretato vincitore da tre giudici su cinque: un indonesiano, un keniano e un algerino. Non è la prima volta che si vive un verdetto scandaloso; ai giochi di Los Angeles, quattro anni prima, si era consumata la vergogna di una decisione che bocciava l’azzurro Musone pur vittorioso sull’americano Tillman. E quindi: a Seoul le lacrime di Vincenzo lasciano il campo alla rabbia cieca. Sceso dal ring l’azzurro inveisce verso la giuria forse corrotta, di sicuro cieca. Il capo delegazione Mario Pescante lo trascina via non prima di aver gridato “ladri” in faccia ai giudici. La pagina nera di quel torto si completò con la medaglia d’oro negata all’americano Roy Jones Jr. che ebbe la sventura di affrontare proprio Park in finale dominandolo sotto ogni aspetto. Ancora i giudici incompetenti o in malafede, senza vergogna anche quando il loro giudizio venne messo alla gogna dal riconoscimento dato a Jones Jr premiato con la Coppa Val Barker quale miglior pugile del torneo olimpico.
Dopo l’Olimpiade ad attendere Vincenzo c’è il professionismo e la prestigiosa scuderia Totip di Umberto Branchini. Pian piano le amarezze si dissolvono perché i traguardi da raggiungere sono importanti. Eppoi c’è l’affetto della gente che ha riconosciuto i meriti di Nardiello in quella disgraziata avventura coreana. Dopo 17 vittorie arriva la prima chance mondiale Wba supermedi contro il panamense Victor Cordoba. Acerbo, Vincenzo, non riesce a gestire al meglio il proprio potenziale, e all’undicesima ripresa è sconfitto per ko tecnico. Dopo lo stop riprende il cammino positivo e ottiene un anno dopo il titolo europeo battendo il britannico Smith. Lo perde contro Close, un altro britannico, ma qualche mese dopo è il compagno di allenamento Mauro Galvano a contendergli la cintura continentale divenuta vacante e Nardiello torna campione. Quella cintura la riperderà consolandosi con una seconda chance mondiale supermedi, stavolta della prestigiosa sigla Wbc. L’avversario è il più duro che si possa incrociare, è l’inglese Nigel Benn, ma certamente si ricorderà della genesi del cognome Nardiello (“Forte e Coraggioso”). Ci vuole coraggio e forza per affrontare chi ti ha già sconfitto due volte. Sudore, sangue, cuore, Vincenzo ha tutto ma non basta. All’ottava ripresa il match è interrotto dall’arbitro per ko tecnico. Il tentativo di nuovo con l’europeo fallisce solo per ferita ma il match dimostra che Nardiello è tra i più forti pugili degli anni Novanta e merita una nuova occasione iridata.
Accade a Manchester nel luglio del 1996. La sua carriera è stata contraddistinta dai tanti avversari provenienti dalla Gran Bretagna, in quegli anni uno dei Paesi di riferimento. Stavolta però di britannico c’è solo il ring. Thulani Malinga è sudafricano e viene da sei vittorie consecutive. L’ultima sconfitta è ad opera di quel Roy Jones Jr. che da Seoul ne ha fatta di strada diventando leggenda. Nardiello e Malinga danno vita ad un match ben costruito tatticamente dal nostro. Si guarda bene dall’accettare la bagarre e neutralizza il lungo jab del sudafricano togliendogli il tempo. La vittoria incontestabile lo consegna alla storia del pugilato italiano: primo azzurro a diventare campione del mondo nella categoria supermedi.
Il 1997 è l’anno della discontinuità. Perso il titolo contro (guarda un po’) il britannico Robin Reid, torna sul ring alternando prestazioni di rilievo a match in carenza di preparazione. Il '98 lo salta tutto, e nel '99, dopo aver fallito l’assalto all’ennesimo assalto mondiale, chiude la carriera a Bari con una vittoria ai punti in un match di commiato. Le 34 vittorie con 19 kappao ci raccontano di un grande potenziale. Le sette sconfitte, tutte prima del limite, ci raccontano invece che per Nardiello o si vinceva alla grande o alla grande si perdeva. Niente mezze misure e, in fondo, forse ha ragione lui: per restare nella storia servono azioni eclatanti.

Sabato 25 ottobre, a Palazzo Albicini (Corso Garibaldi 80, Forlì), dalle ore 20:15 si terrà la settima edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Una manifestazione ideata e organizzata da boxeringweb, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Forli e la collaborazione dell'Edera Boxe Forlì.
La serata di gala sarà aperta a tutti (Per informazioni o prenotazioni telefonare al numero 3391415615)
Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2025 sei grandi personaggi del mondo pugilistico.
Sandro Lopopolo (ritira la targa il figlio Stefano)
Medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma ’60 nei leggeri.
Campione italiano e campione del mondo Wbc dei superleggeri.
Vincenzo Nardiello
Campione europeo e mondiale Wbc dei supermedi.
Cristian Sanavia
Campione italiano ed europeo dei medi, campione del mondo Wbc dei supermedi.
Rocco Agostino (ritira la targa il maestro Paolo Celano)
Uno dei più importanti allenatori e procuratori nella storia della boxe italiana. Ha portato al titolo mondiale Bruno Arcari, Patrizio Oliva, Massimiliano Duran e Mauro Galvano.
Rino Tommasi (ritira la targa il figlio Guido)
Giornalista, conduttore televisivo e telecronista. Organizzatore di Pugilato dal 1959 al 1970. Ha seguito tredici edizioni dei Giochi Olimpici.
Mario Ireneo Sturla
Presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.

HALL OF FAME EDIZIONE 2018
MODERNI
Nino Benvenuti - oro Giochi di Roma '60 welter; mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva - oro Giochi di Mosca '80 superleggeri; mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca - oro Giochi di Los Angeles '84 gallo; mondiale pro piuma
Giovanni Parisi - oro Giochi di Seul '88 piuma; mondiale pro leggeri e superleggeri
HALL OF FAME EDIZIONE 2019
PIONIERI
Primo Carnera - Mondiale massimi
MODERNI
Sandro Mazzinghi - Mondiale superwelter
Bruno Arcari - Mondiale superleggeri
Gianfranco Rosi - Mondiale superwelter
Francesco Damiani - Mondiale massimi
Simona Galassi - Mondiale mosca e supermosca.
HALL OF FAME EDIZIONE 2020
(Rinviata per pandemia da Covid-19)
HALL OF FAME EDIZIONE 2021
PIONIERI
Anacleto Locatelli – Europeo leggeri
MODERNI
Duilio Loi – Mondiale superleggeri
Loris Stecca – Mondiale supergallo WBA
Sumbu Kalambay – Mondiale medi WBA
Massimiliano Duran – Mondiale massimi leggeri WBC
Roberto Cammarelle – Oro Giochi di Pechino 2008, argento Londra 2012, bronzo Atene 2004
HALL OF FAME EDIZIONE 2022
PIONIERI
Enrico Venturi – Europeo leggeri
MODERNI
Mario D’Agata – Mondiale gallo
Rocky Mattioli – Mondiale superwelter WBC
Valerio Nati – Mondiale supergallo WBO
Michele Piccirillo – Mondiale welter IBF
Umberto Branchini – Manager di undici campioni del mondo
HALL OF FAME EDIZIONE 2023
MODERNI
Salvatore Burruni - Mondiale mosca WBC/WBA
Silvio Branco - Mondiale mediomassimi WBA
Alessandro Duran - Mondiale welter WBU
Stefano Zoff - Mondiale leggeri WBA
Angelo Poletti - Arbitro internazionale, 25 mondiali, 37 europei
HALL OF FAME EDIZIONE 2024
MODERNI
Giovanni De Carolis - Mondiale supermedi WBA
Rodolfo Sabbatini - Organizzatore internazionale, ha portato in Italia i fuoriclasse Marvin Hagler e Carlos Monzon.
Massimo Barrovecchio - Due volte miglior arbitro del mondo per il WBC.




