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Auguri, Tranvieri Bologna, per i tuoi primi 70 anni!

L’11 febbraio 1950 vedeva la luce la società pugilistica di via di Saliceto. Cominciò in uno scantinato pieno di umidità dell’azienda tranviaria, ma il fuoco della passione dei ragazzi era più grande di ogni difficoltà. I maestri: dai Bellini a Rosa, a Di Tullio. I Campioni: Nobile, Carati, Vernaglione, Cusma (l’unico “europeo”), Valentina Alberti

di Maurizio Roveri

Era febbraio. L’11 febbraio 1950 quando a Bologna nasceva la società pugilistica “Cral Tranvieri”. Nel cuore della Bolognina, storica periferia popolare. Alle spalle della stazione.

TRANVIERI il ring

La Tranvieri vide la luce in uno scantinato di via Saliceto. Era lo scantinato del deposito tranviario ch’era stato trasformato in palestra. Si scendeva da una scaletta stretta. Laggiù, sotto il livello del terreno, in un angolo buio, una porticina si apriva ed entravi in uno spazio che sapeva di magazzino. Ma… c’era il ring. C’erano i guantoni, il sacco, il punching-ball. E c’erano i ragazzi. I pugili. Con i loro sogni, la loro voglia di imparare e crescere. La loro disponibilità al sacrificio. Negli occhi la fierezza, la curiosità. Un’avventura nella quale tuffarsi con occhi pieni di stupore.

Lo scantinato era un buco, con le tubature dell’acqua che passavano in alto. E tanta umidità. Umidità che si sentiva sulla pelle e che ti entrava nelle ossa. 

“Gli spogliatoi erano quel che erano, le docce senza i finestrini, eh sta bòn, va là, che se ci penso…”. Così racconta Adriano Baschieri. Che è stato un ottimo dilettante di quel periodo, interprete apprezzabile sul piano dell’espressione tecnica, e fece anche tre combattimenti da Professionista.

Eppure…

Eppure per quei ragazzi lo scantinato era una casa. La loro casa. Dove dare sfogo all’energia, dove l’entusiasmo era più forte dell’umidità e del freddo. E dove suggestiva appariva anche la fatica. 

Il tam tam ritmato dei cazzotti contro il sacco creava dentro quello spazio angusto delle sonorità energiche che - in pieno allenamento - salivano tumultuose come un concerto rock.

“Eravamo in tanti - ricorda Baschieri - una cinquantina di ragazzi, fors’anche di più, tutti i pomeriggi dalle 16,30 fino alle 20 e anche 20,30. C’era un’atmosfera gonfia di eccitazione. E nascevano belle amicizie là dentro. Ci sentivamo una bella squadra”. 

Le prime maglie della Tranvieri erano verde penicillina. Successivamente nero-arancio, e ora sono proposte con il rosso e il blu.

Sono passati settanta anni e tante storie.  Sono passate diverse generazioni. La città è cambiata. Anche il territorio della Bolognina non ha più il volto d’una volta, pur mantenendo la sua anima popolana.

Ma la palestra della Tranvieri è ancora lì. Al numero civico 1/2b. Rimane in fondo ad uno stretto corridoio interno di via Saliceto. In verità, non è più lo scantinato originale di quando nell’inverno del 1950 il viaggio della Tranvieri nella disciplina dei guantoni e del ring ebbe inizio. 

TRANVIERI Carati  Raimondo Nobile a dx

Quello scantinato ha resistito per oltre un ventennio. Fino ai primi Anni Settanta. E’ stato testimone dei sogni di ragazzi che vedevano nel pugilato una opportunità di emergere, di cambiare la loro vita. Lì dentro si sono formati campioni del ring. Valorosi combattenti. Come Raimondo “Ray” Nobile, Remo Carati, Vittorio Stagni, Costante Brazzi, Adriano Baschieri, Arrigo Galli e poi arrivò da Taranto un altro forte pugile, Umberto Vernaglione. Tutti eccellenti dilettanti e successivamente pugili Professionisti. Ovviamente sono stati tanti i Dilettanti di valore in quel periodo ruggente (i decenni ’50 e ’60) della boxe italiana. Erano i giorni in cui la Sempre Avanti primeggiava in Italia, e anche la Tranvieri si faceva decisamente rispettare.

Dai primissimi Anni Settanta lo scantinato lasciò il posto - cinque passi più in là, nell’edificio di fronte - alla nuova casa della Tranvieri. La palestra attuale. Non grande, ma gradevole, linda, bene organizzata. La palestra che produce da quasi mezzo secolo i pugili della Tranvieri. E in cinque decenni ne sono cresciuti tanti di pugili. Il più importante - a livello di risultati ottenuti - è stato Lucio Cusma. Che salì sul tetto d’Europa dei pesi leggeri, dopo essere stato Campione d’Italia. L’unico pugile di “scuola” Tranvieri ad essere arrivato sul trono europeo. Nel pugilato professionistico.

Ha anche una seconda sala, la Tranvieri. Dedicata ai corsi per i giovanissimi. Ce ne sono tanti di bimbetti, una quarantina. Un segnale positivo. Che sta a indicare un recuperato appeal della boxe in una città che in un passato remoto - e indimenticabile - è stata una capitale del pugilato italiano.

TRANVIERI Nobile ray

Un sinistro di Nobile si abbatte su Stampi

I CAMPIONI DELLA TRANVIERI - Raimondo Nobile, detto Ray, nativo di Tortorici in Sicilia, ma bolognese adottivo, pugilisticamente di “scuola” Tranvieri, è stato il pugile di maggior classe della palestra di via di Saliceto. Due soli match persi nella sua carriera professionistica, su trentasette disputati.  I “numeri” di Raimondo parlano di 33 vittorie (6 per ko), 2 sconfitte (1 soltanto prima del limite), 2 incontri con verdetto di parità. 

“Nobile è stato un grande talento, veramente un talento. Abile di gambe, rapido di braccia, spostamenti naturali. Pugile tecnico e intelligente. Non aveva ancora compiuto i 24 anni quando gli fecero incontrare Davey Moore, nero americano dai cazzotti pesanti e dal ko facile”, commenta Franco Palmieri, personaggio fra i più attivi del pugilato bolognese, una vita in Sempre Avanti (concreto pugile dilettante, poi dirigente e organizzatore), una parentesi alla Regis, ora direttore sportivo alla Bolognina Boxe.

Davey Moore è uno che in carriera ha viaggiato con il 44% di vittorie prima del limite. Ha vinto infatti 30 volte per KO sui 59 successi. Era soprannominato Springfield Rifle (Il fucile di Springfield). Nobile gli tenne testa, quella sera del 10 febbraio 1961. Perse ai punti. Coraggiosa prestazione. “Ho sempre ritenuto - prosegue Palmieri - che Raimondo sia arrivato troppo presto a quel combattimento”. 

Neanche cinque mesi più tardi Nobile era nuovamente sul ring di Roma per un altro match durissimo. Contro Dave Charnley, detto “The Dartford Destroyer”. In palio il titolo europeo dei pesi leggeri, del quale l’inglese era detentore. 

Mancino, picchiatore, Charnley era pugile con una percentuale di oltre il 44% di vittorie prima del limite. E fu così anche quella sera del 5 luglio 1961. Nobile fini giù al quarto round. 

Si narra che Walter Chiari, il celebre attore, personaggio geniale, presente a bordo ring da appassionato di boxe (l’aveva praticata, era stato campione regionale lombardo, di lui si è detto che amava il pugilato quasi quanto il teatro) ad un certo punto dell’impari match abbia gettato la giacca per aria sfogando così la grande rabbia che stava provando. Nel vedere un ragazzo italiano di talento, ma non ancora maturo per una così tremenda battaglia, essere costretto a subìre duri colpi e una severa punizione. Il tempestoso Charnley aveva una struttura fisica tale da farlo sembrare un peso welter e non un piuma…

Peccato. Raimondo “Ray” Nobile era il gioiello della Tranvieri. 

Si pretese troppo da lui. E non si volle avere pazienza. 

E’ vero che certi treni potrebbero passare una sola volta nella vita. Tuttavia è saggio prenderli al momento giusto.

In quella maledetta sera romana, oltretutto, a Nobile fecero fare il peso leggero. Lui era un piuma naturale.

Adriano Baschieri è stato compagno di palestra di Ray Nobile. “Raimondo aveva un uno-due favoloso. Un carattere forte. Ed era un generoso nelle battaglie sul ring. Non si risparmiava mai. Dava tuitto quello che aveva in corpo”.

Raimondo Nobile realizzò il suo capolavoro il giorno di Santo Stefano del 1959, quando andò a Milano a detronizzare il grande Giordano Campari, idolo nella sua Pavia e anche del pubblico milanese. Al momento di quel combattimento, Campari aveva già 37 match vinti (su 44 combattuti). Il peso piuma di Pavia chiuderà la carriera con 103 incontri da Professionista, 82 vittorie, 15 sconfitte, 4 pari.

Nobile, dopo il colpaccio milanese, difese il tricolore dei piuma il 29 febbraio 1960 al palasport di Bologna costringendo al KOT Sergio Milan. Conservò con qualche sofferenza la Cintura di campione d’Italia nell’agosto 1960 in una insidiosa trasferta, a La Spezia dove salvò il titolo con un verdetto di parità affrontando l’ottimo Alberto Serti. Poi, i due match tanto discussi e già commentati, con le polemiche sull’opportunità di far combattere così presto Nobile contro Davey Moore e Dave Charnley e in match così ravvicinati…

Nobile si riprese il titolo italiano nella sua Bologna, sconfiggendo Mario Sitri ai punti il 30 aprile 1962. Due mesi dopo, ancora a Bologna, affrontò Jean Biosca. Vinse ancora. Fu l’ultimo incontro. Chiuse da vincente una carriera da 37 incontri, 33 successi, 2 sconfitte, 2 pari.

“Nobile è stato un generoso, come un generoso è stato anche Remo Carati - ricorda Adriano Baschieri - io ho fatto i guanti con lui. E’ stato proprio Carati ad insegnarmi a boxare, mi dava il tempo e la velocità, poichè lui era un ottimo tempista. Io ero più alto e un tecnico, avevo caratteristiche differenti rispetto a diversi altri pugili. Gino Bellini sosteneva sempre che per fare bene il pugilato la prima cosa da imparare era quella di sapersi proteggere, di prendere meno colpi possibile. Così imparavo l’abilità difensiva. Io con la mia tecnica e la mia difesa andai a battere da dilettante Santini di Prato, pugile di valore che poi da Professionista fece una bella carriera. Da dilettante diedi le botte anche a Golfarini, però mi diedero il pari. Combattevo meglio, con più serenità, fuori Bologna. In casa, sentivo la responsabilità, mi facevo assalire dall’emozione, così perdevo la bella fluidità che esprimevo in trasferta e soprattutto contro pugili quotati e tosti. Contro i quali ero motivatissimo.  Tornando a parlare di Carati, Remo era pugile che sapeva boxare. Pur avendo un fisico strano, un po’ ingobbito, non armonioso. Tecnicamente era valido, possedeva scelta di tempo”.

Carati remo a destra Carati a dx

Remo Carati è stato campione d’Italia dei pesi medi. Conquistò la cintura tricolore a Bologna il 2 aprile 1962, costringendo al KOT Bnruno Fortilli. Andò a difendere il titolo ad Aosta, dove vinse ancora prima del limite, sconfiggendo Paolo Cottino il 18 agosto 1962. Poi, il 19 ottobre di quell’anno tornò a Milano e lasciò il titolo nelle mani di Fortilli. Remo venne squalificato, per una testata accidentale.

Carati ha avuto una carriera da 54 match, 31 vittorie (11 per ko o kot), 16 sconfitte, 7 pari.

TRANVIERI Vernaglione

Umberto Vernaglione, peso welter tarantino. Fisicamente massiccio. Un torello. Divenne un beniamino dei bolognesi. Ha combattuto 18 volte a Bologna. Campione d’Italia nel 1956 sconfiggendo ai punti sul ring di casa, Taranto, Stefano Bellotti. Titolo difeso battendo per squalifica Giancarlo Garbelli a Taranto il 25 gennaio 1957. Ma a Bologna, l’8 luglio 1957, Garbelli arriva nella città delle Due Torri ad allungare le mani sul titolo. Stavolta la vittima d’una squalifica è Vernaglione.

Il pugile pugliese della Tranvieri arriva fino al 31 ottobre 1959. E poi dirà stop. Appende i guantoni al chiodo dopo 51 bouts, 38 vittorie (18 per ko), 10 sconfitte e 3 pari.

TRANVIERI stangni upp

Montante sinistro del peso massimo Vittorio Stagni su Scarabellin

Il bolognese Vittorio Stagni, classe 1935, peso massimo, è stato pugile più che dignitoso. Carriera Pro da 9 vittorie e 4 sconfitte. Ha avuto il merito di resistere 10 rounds a Franco Cavicchi, cedendo onorevolmente ai punti.

Baschieri, in versione “voce narrante”, ci parla dei fratelli Bellini. I “personaggi” Italo e Gino.

 “Italo era il capo. Più severo, più duro. Non concedeva confidenza. Io avevo più dimestichezza caratteriale con Gino che con Italo. Perchè Italo mi metteva in soggezione. Ma, a parte la soggezione, era proprio un discorso di feeling. Lo rispettavo tanto come istruttore. Molto bravo. E come uomo d’angolo, lì era abilissimo, competente, meraviglioso. Però, a livello umano, mi deludeva. Pensava solo agli interessi suoi. Era amico di Renato Torri, e questo andava bene , era importante, poichè Torri era il grande organizzatore che creava gli eventi. E i pugili della Tranvieri li inseriva sempre nelle sue riunioni”.

In settanta anni di storia la Tranvieri ha avuto un solo campione d’Europa Professionisti: Lucio Cusma. Come uno solo ha avuto nella sua lunga storia (più linga di quella della Tranvieri) la Sempre Avanti. Vale a dire Franco Cavicchi.

LUCIO CUSMA L’UNICO EUROPEO - Nel 1975 cominciò ad affacciarsi alla ribalta Lucio Cusma. E’ il pugile cresciuto in Tranvieri che è arrivato più in alto nella storia della società pugilistica bolognese di via Sallceto. 

Cusma in attacco Cusma all'attacco

Era un ragazzo di strada, Lucio. Prima di frequentare la palestra. Uno scavezzacollo. Ne combinava di tutte. Irrequieto. Un giorno, uno dei suoi fratelli ebbe una felice intuizione. “Lucio, vieni con me. Ti faccio conoscere una palestra di boxe. E’ qui vicino a casa”. E così entrarono nel mondo umile, gonfio di passione, della Tranvieri. Una fortuna per Lucio. Lì dentro imparò la disciplina. Imparò il rispetto. Capì il valore della fatica e della sofferenza. Italo Bellini, il maestro, era severo. Esigente.  Su certi princìpi non transigeva. Andavano rispettati. 

Incuteva soggezione. Italo è stato un bravissimo maestro. Un po’ meno felice nella gestione della carriera (vedi quella scelta di dieci anni prima con Raimondo Nobile, quando si lasciò trasportare forse da un eccesso di avidità).

La severità e le regole di Italo Bellini, mescolate con la voglia di Lucio di imparare la boxe e diventare pugile, cambiarono la vita all’ex-ragazzo di strada. Che in palestra e sul ring trovò la sua identità, un buon equilibrio. E un obiettivo nella vita. Vicecampione d’Italia agli Assoluti tricolori di     Torino, il ragazzo bolognese dalle origini siciliane passò professionista nel 1977.        

Ho seguito i suoi match fin dall’inizio. Un guerriero. Fisico non alto, compatto, solido, resistente. Quando non si preparava nella maniera migliore, Lucio attaccava, si buttava dentro, per creare un effetto intimidatorio sull’avversario. Era anche la maniera per mascherare una preparazione non ottimale.

Quando invece Cusma era al top della condizione, boxava di rimessa, sul tempismo, facendo leva su colpi rapidi, anticipando l’avversario che veniva avanti o colpendolo in maniera micidiale d’incontro.

La furente battaglia di Capo d’Orlando del 17 marzo 1983 rimane un match memorabile per intensità. Cusma e Gibilisco in quella notte siciliana si affrontarono senza un attimo di sosta, con un ritmo spaventoso. Un corpo a corpo prolungato, vibrante, estenuante. 

L’energia e la convinzione di Cusma, e il fuoco della passione e della battaglia, alla distanza soffocarono la resistenza dell’italo-australiano. Che ad un certo punto non si alzò più dallo sgabello.

Lucio Cusma, prodotto-Tranvieri, si scoprì campione. In una magica notte siciliana. 

Difese poi il titolo dell’EBU a Brolo contro René Weller, salvandolo con un pari. Il 29 giugno 1983 un’altra difesa. Lucio regola tranquillamente Aldo Di Benedetto  a Modena.

Ma… il 9 marzo 1984 Cusma deve di nuovo battersi con Weller, stavolta in Germania, a Francoforte. Match in grande equilibrio. Alla fine i giudici decretano la vittoria del pugile tedesco. Verdetto unanime. Punteggi: 118-112; 118-114; 118-117. L’ultimo, il cartellino di Fernando Paredes, mi sembra quello più corretto. 

Lucio produsse una prestazione coraggiosa e di apprezzabile espressione tecnica. Contro un avversario alto, molto più alto e dalle braccia lunghe, ottimo tecnico. Un uomo che ha battuto gente come Charlie Nash, Daniel Londas, George Feeney. Ha detenuto 6 volte l’Europeo (l’aveva perso e poi riconquistato). Weller ha chiuso una bella carriera con 52 vittorie, 1 sola sconfitta e 2 pari.

Gli anni Duemila della Tranvieri-Circolo Dozza si aprono con Alì Kaja che vince i campionati italiani Assoluti nella categoria dei superleggeri.

Altri pugili di valore della Tranvieri dell’ultimo ventennio Mario Salis, Akim Chebakia, Manuel Vignoli, Antonio Casali, Valentina Alberti, Sara Corazza.    

GLI ALLENATORI - Italo Bellini è stato l’allenatore storico della Tranvieri. Assieme al fratello Gino. I “Bellini brothers” hanno insegnato il pugilato per 31 anni. Dagli anni di Nobile e Carati fino a Lucio Cusma. Passione e costanza. Una vita fra i guantoni. Prima di loro, per tre anni, dal 1950 al 1953, Montaguti e Margotti.

Dopo i decenni dei Bellini, dal 1984 si è aperta l’epoca di Sergio Rosa. Anche lui una “istituzione” della società sportiva legata all’Azienda Trasporti cittadina e al Circolo Dozza ATC.

Tranvieri ROSA

Campionati Assoluti 2000. Il maestro Sergio Rosa (dx) con Ali Kaja, campione d’Italia superleggeri

Rosa guidava gli autobus. E anche l’indimenticato Antonio Tarozzi era autista di autobus. “Ovviamente la copertura, di giorno e di notte, doveva essere totale. L’Azienda Trasporti Consorziali programmava conseguentemente i turni di mattina, di pomeriggio, di notte.  Noi avevamo chiesto i turni di mattina, per poter poi andare il pomeriggio in palestra”, ricorda Rosa.

Terminato l’orario di lavoro, ogni giorno Sergio e Antonio - gli autisti di bus - diventavano “i maestri” per i ragazzi della Pugilistica Tranvieri. I maestri che divulgavano la tecnica della boxe. Diffondendone i valori e il messaggio. Antonio Tarozzi già aveva insegnato la Noble Art del pugilato nell’altra storica palestra bolognese, la Sempre Avanti. Sergio Rosa aveva fatto esperienza alla Boxe Budrio. Hanno insegnato insieme in Tranvieri fino all’alba del nuovo millennio, poi un crudele destino si è portato via Antonio Tarozzi (che la Tranvieri lodevolmente vuole ogni anno ricordare con il “Memorial”, giunto ora alla ventesima edizione). Sergio Rosa ha proseguito, prendendosi la responsabilità di gestire tutto il lavoro della palestra e l’organizzazione delle riunioni dilettantistiche. A collaborare con lui - con umiltà, con dedizione, con sacrificio - Sergio Di Tullio. Un fedelissimo della Tranvieri, già valido pugile dilettante (vinse il Campionato italiano Novizi nel 1980) e una parentesi da Professionista: 5 match, 4 vittorie, da superpiuma nel 1986.

Sergio Rosa è stato un punto di riferimento in Tranvieri. Vi ha lavorato per 35 anni. Ha insegnato il pugilato a moltissimi ragazzi. Ha organizzato tante riunioni con la Tranvieri: in Piazza dell’Unità, ai Giardini Margherita, nella palestra “Deborah Alutto” di via dell’Arcoveggio, recuperando il mitico “Santo Stefano” di Bologna un’importante tradizione bolognese che era andata smarrita e che da qualche tempo va in scena il 26 dicembre allo Sferisterio. Tradizionale è diventata anche la Boxe a Marzabotto, unam volta all’anno, in primavera, in occasione della locale Festa dello Sport. 

Fiore all’occhiello del Circolo Dozza-Tranvieri, a livello organizzativo, è stata l’edizione 2007 dei campionati Italiani Assoluti. Si svolsero a Castel San Pietro. Scelta felicissima, per la location e per l’efficienza in loco. Fondamentale l’intuizione di Marco Strada che era - a quel tempo - l’Assessore allo Sport della Provincia di Bologna e che prese contatti con l’Amministrazione comunale della bella cittadina termale.  Un’edizione indimenticabile, quella del 2007, degli Assoluti Dilettanti. Per la presenza degli azzurri che arrivavano dai Mondiali di Chicago dove il supermassimo Roberto Cammarelle e il massimo Clemente Russo avevano furoreggiato vincendo la medaglia d’oro, e Domenico Valentino aveva conquistato l’argento, e Vincenzo Picardi il bronzo. E la copertura mediatica di quell’evento fu davvero notevole. Il giorno delle finali la Gazzetta dello Sport vi dedicò addirittura un ampio servizio in prima pagina. Prendendo spunto dall’evento di una sfida tra fratelli per il titolo tricolore nella categoria dei 51 chili. Si battevano l’uno contro l’altro Vincenzo Picardi e Giuseppe Picardi. Papà Antonio, allenatore (che è stato un buon pugile professionista, 6 volte campione d’Italia dei pesi gallo, anche cinque tentativi europei ma senza buona sorte) stava quel pomeriggio all’angolo di Giuseppe, il figliolo meno esperto, meno quotato. Vincenzo prevalse abbastanza tranquillamente.

Ebbe un successone, l’edizione 2007 degli Assoluti. E portava la firma organizzativa della Pugiilistica Tranvieri-Circolo Dozza. E in particolare del suo maestro-organizatore Sergio Rosa.

Rosa è stato in Tranvieri fino al 2018. Ha allenato un sacco di pugili. “Ricordo Claudio Passini, il Rocky di Gaggio Montano. Era un prodotto della Sempre Avanti, poi - dopo una sosta abbastanza lunga - cambiò palestra e venne da noi. Io e Tarozzi lo portammo ad essere vicecampione d’Italia dei Dilettanti nella categoria dei massimi. Decise allora di passare professionista. Inizio folgorante: 10 match, 10 vittorie. Purtroppo, nell’undicesimo combattimento, era in agguato la sfortuna. La riunione era in programma a Grosseto. L’organizzazione gli diede come avversario un supermassimo, un ungherese più pesante, si vedeva. Io minacciai di andare a casa, mi assicurarono che c’erano soltanto due chili di differenza. Il combattimento si fece. Poi accadde un perfido contrattempo. Passini subì una dolorosa botta ad un occhio, si trovò in difficoltà, io volevo toglierlo ma lui - il ragazzo - si rifiutò. Voleva continuare. Perse, e non ha più combattuto. Si è fermato, aveva problemi agli occhi”.

Passini, trascinato da una fortissima passione, ha ripreso a salire sul ring molto tempo dopo. Per combattimenti all’estero, non ufficiali.

Sergio Rosa ricorda altri pugili che gli hanno dato soddisfazioni. “Ho vinto con Domenico Manuppiello un titolo italiano, con Ali Kaja gli Assoluti nel 2000, con Rinaudo il tricolore dei seconda serie. Mi ha dato belle soddisfazioni Mario Salis, valoroso dilettante e poi professionista: con lui a reggere il clou abbiamo recuperato a Bologna il “Santo Stefano”. Voglio ricordare anche Chebakia, i fratelli Vignoli, Casali. E Marco Balducci. Ma dovrei citarne tanti altri”.

Rosa fa parte della Federazione Pugilistica Italiana dal 2013. Nel tempo il ruolo importante di Consigliere Federale (è al suo secondo mandato) gli ha richiesto una più ampia disponibilità. E dunque da due anni ha lasciato che - all’interno della Tranvieri - il suo allievo, l’affidabile e collaudatissimo Di Tullio, potesse finalmente gestire la palestra in totale autonomia. Assistito da Momo Kassimi, Nourredine e da Valentina Gandolfi.

VALENTINA ALBERTI E SARA CORAZZA - Merita un discorso a parte la Tranvieri rosa. I successi ottenuti in maglia-Tranvieri e in azzurro da Valentina Alberti, bolognesissima, proprio della zona-Bolognina, e da Sara Corazza, ferrarese, per qualche anno tesserata dalla Pugilistica Tranvieri prima di trasferirsi a Roma e scegliere l’attività professionistica. C’è stato un periodo, nel 2015, in cui il top alla Tranvieri era rappresentato dalle donne. Valentina Alberti campionessa d’Italia agli Assoluti Dilettanti del 2014 e del 2016, e medaglia d’argento ai Giochi Europei di Baku in Azerbajan, nel 2015. E proprio nel 2015 diventa campionessa d’Italia, durante la sua parentesi tranvierina, Sara Corazza.

Entrambe in Nazionale. 

“Credo che la Tranvieri sia una delle pochissime Società ad aver mandato due ragazze ai Campionati Europei”, osserva con fierezza Sergio Rosa.

Poi, la Corazza fa altre scelte. La Alberti cresce in azzurro, diventa un punto di forza della nazionale. Si rivela più forte anche dei contrattempi, degli infortuni, e di un lungo stop vissuto fra speranze e tormenti. Frattanto entra a far parte del Gruppo sportivo dell’Esercito. E l’anno scorso il trionfo nel prestigioso Trofeo Strandja, in Bulgaria. Il più importante torneo d’Europa. Prima storica vittoria italiana nella categoria dei 64 chili. 

TRANVIERI Alberti Vale

Il grande sogno della caporalmaggiore Valentina Alberti è l’Olimpiade. Qualificarsi per Tokyo. Tutt’altro che semplice, perchè nell’edizione dei prossimi Giochi Olimpici la sua categoria di peso naturale - quella dei 64 chili - non c’è. Non è contemplata. 

E allora? Allora, Valentina deve scendere a 60. Il sacrificio è enorme. Ci sta provando, lavorando duro, seguendo rigorosamente le indicazioni del nutrizionista della nazionale, Carmine Orlandi. 

Conosco Valentina e so quanto forte sia la sua determinazione. E penso che ci riuscirà ad entrare nella categoria dei leggeri. In realtà, a 60 chili è già scesa una volta - in una competizione a livello nazionale - ed ha anche vinto. Il Guanto d’Oro nel luglio 2019. Sconfiggendo in finale la campionessa d’Italia, Nadia Flahli. Già, il 2019 di un impetuoso rilancio. Con una striscia di 13 vittorie consecutive.

Però… dietro l’angolo ecco sbucare un altro problema ad ostacolare e tormentare la coraggiosa pugilessa bolognese. Problemi alla schiena. Sembra un’altra maledizione. Valentina costretta a combattere un’altra battaglia contro la sfortuna. Ma lei è una che non molla mai. Pronta, ancora una volta, a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

I tornei di qualificazione olimpica. In marzo, dal 13 al 23, a Londra. E’ la qualificazione olimpica continentale. Andrà in scena alla Copper Box Arena. A maggio, dal 13 al 24, un’altra chance per ottenere il pass olimpico: un torneo a carattere mondiale, si svolgerà a Parigi. 

Di sacrifici è abituata a farne, Valentina Alberti. Ora l’attende lo sforzo più grande. C’è un sogno da afferrare. La missione è portare a Tokyo 2020 un po’ di “spirito” Tranvieri.

I PRESIDENTI - Ecco in ordine cronologico i Presidenti di questi primi 70 anni della Pugilistica Tranvieri. Giorgio Dal Fiume, che era il Presidente dell’Azienda Tranviaria di Bologna; Delfer Tassoni; Romeo Ropa, Agostino Fabbri, Arrigo Galli, Domenico Bagnari, Moreno Venturi, e il ritorno di Domenico Bagnari in questi anni.

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