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La Boxe nella storia

Quando un pugile muore il suo ricordo non conosce sconfitte: Benny Kid Paret, la leggenda

Quando un pugile muore il suo ricordo non conosce sconfitte: Benny Kid Paret, la leggenda


La morte di un pugile sul ring è sempre motivo di accesa discussione tra chi avversa la boxe, definendola come lo sport la cui finalità è esclusivamente quella di far male all’avversario e di distruggerlo fisicamente… il pugile gladiatore nell’arena... e quelli come noi che la boxe la difendiamo incondizionatamente.

Quando un pugile muore sul ring i primi commentano sprezzanti gettando fango sulla Noble Art, poi il fatto viene da loro immediatamente accantonato e si torna a pensare ad altro. Per noi ogni perdita è un dolore che rimane per sempre. Ogni guerriero morto rimane parte di noi. E quando a morire sul ring è il campione del mondo, il guerriero è Ettore che eroicamente cade di fronte all’invulnerabile Achille e il suo nome resta scolpito per sempre insieme a quello delle altre leggende del ring.

Bernardo “Benny Kid” Paret nasce a Santa Clara (Cuba) il 14 Marzo 1937. A diciassette anni è sui ring professionisti dell’isola caraibica, dove affronta i più forti pari peso cubani; degni di nota due match equilibratissimi, persi di misura ai punti, contro il futuro Hall of Fame Luis Rodriguez, futuro campione del mondo dei welter nel ‘63 e avversario di Nino Benvenuti per il mondiale dei medi nel ‘69. Nel ‘58 Benny Kid Paret è a New York per il salto di qualità nel mondo della boxe che conta. Le giurie americane non sono propriamente benevole con un giovane ragazzo cubano che combatte bene ma che non ha alle spalle un grande organizzatore a proteggerlo. Perde tre match con decisione non unanime, ne vince otto e due ne pareggia.

Ma i due match pari sono contro il più pesante e ancora imbattuto portoricano Jose Torres, futuro grande campione del mondo dei mediomassimi e futuro Hall of Fame a Canastota, e contro l’argentino Luis Federico Thompson, che saliva sul ring con un fantastico +121 -9 =9. E’ il pareggio (stretto per Paret) con Thompson il trampolino di lancio di Benny Kid Paret verso il mondiale dei welter. Il 26 Maggio 1960, al Convention Center di Las Vegas, una decisione unanime in quindici round contro Don “Geronimo” Jordan consegna a Benny Kid Paret il titolo del mondo dei pesi welter. Una vittoriosa difesa ai punti nella “rivincita” concessa a Luis Federico Thompson, poi la trilogia con il grande Emile Griffith.

CONVENTION CENTRE, MIAMI BEACH, FLORIDA, 1 APRILE 1961.

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Il ventitreenne Griffith (+22 -2) è al suo primo match mondiale, ma è già un eroe del Madison Square Garden. Si è guadagnato il ruolo di sfidante ufficiale quattro mesi prima togliendo l’imbattibilità a Luis Rodriguez, ma precedentemente aveva provocato dispiaceri a gente come Denny Mojer, Jorge Fernandez due volte e Florentino Fernandez. E’ lui il favorito dei Bookmakers. Benny Kid Paret (+34 -9 =3) non è di questo parere. E’ lui il campione del mondo ed è pronto a dare battaglia. E’ un match tra due pugili praticamente identici per altezza, 171 cm per entrambi, struttura fisica e modo di combattere. Sono due attaccanti indomiti, mobili sulle gambe e velocissimi nel colpire. Il match è un corpo a corpo bellissimo ed estremamente equilibrato. Il pubblico è tutto in piedi. I due non si risparmiano. Ogni round può essere assegnato all’uno o all’altro senza che nessuno possa gridare allo scandalo. Al termine del dodicesimo i cartellini di arbitro e giudici segnano la perfetta parità… 117-114 per Paret quello dell’arbitro Jimmy Peerless, 117-116 per Griffith quello di Bunny Lovett e 115-115 quello di Stuart Winston.

Personalmente propendo per un punticino in favore di Griffith, ma solo per il fatto che Paret ha tenuto più tempo la schiena sulle corde rispetto al suo avversario. Ad avvallare la difficoltà nell’assegnare i round all’uno o all’altro, l’Associated Press segnala un 117-112 per Griffith, lo United Press International 116-113 per Paret, mentre il New York Times segnala esagerando che “Griffith stava subendo una batosta da Paret”. Nulla lascia presagire l’improvviso epilogo. Il tredicesimo round inizia così come è stato il tema di tutto l’incontro, ma dopo un minuto dal suo inizio, all’uscita dall’ennesimo corpo a corpo, il gancio sinistro di Griffith coglie il primo attimo di distrazione di Paret, sorpreso per la prima volta con la guardia abbassata. Paret è scosso e il suo volto è completamente scoperto. Velocissimo un secondo, terribile gancio destro di Griffith si abbatte su Paret, immediatamente seguito dal destro, solo parzialmente a segno mentre il campione sta crollando al tappeto. Quando l’arbitro inizia il conteggio è già evidente a tutti che Benny Kid Paret si rialzerà solo a fine conteggio. Al dieci esplode la gioia di Emile Griffith, nuovo campione del mondo dei pesi welter.

MADISON SQUARE GARDEN, NEW YORK, 30 SETTEMBRE 1961.

Emile Griffith ne viene da due successi; la vittoriosa difesa del titolo, KO al dodicesimo, sul messicano Gaspar Ortega e un successo ai punti in dieci round sul forte Bahamense William Horatio Butler Jr, che combatteva sul ring con il nome di Yama Bahama. Benny Kid Paret non ha più combattuto per recuperare dal KO subito. Griffith è favorito 3 a 1. L’andamento del match è l’esatta copia del primo. I due ormai si conoscono e si rispettano, ma il loro modo di combattere è quello e non si risparmiano. Il ritmo è elevatissimo fin dal suono della prima campana; sono 45 minuti di lotta senza un attimo di sosta. Fantastico il sesto round, stupendo il quindicesimo, incredibilmente bello l’intero match. Questa volta Benny Kid Paret non commette la leggerezza del tredicesimo round del precedente match e al termine di quindici durissime ed esaltanti riprese si arriva alla lettura dei cartellini. 8 a 6 per Griffith quello dell’arbitro Al Bell, 9 a 6 ed 8 a 6 per Paret quello dei giudici Artie Aidala e Tony Castellano. Ancora in disaccordo l’Associated Press, stavolta favorevole a Paret 8 a 6, e lo United Press International che vede invece Griffith vincente per 8 a 7.

Personalmente non ritengo che Emile Griffith meritasse la sconfitta. Lo ho visto superiore, seppur leggermente, nei round finali e vincitore di strettissima misura, ma il verdetto di split decision per Paret non è certo uno scandalo. Benny Kid Paret è nuovamente campione del mondo dei welter. Tra i due è d’obbligo la bella.

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MADISON SQUARE GARDEN, NEW YORK, 24 MARZO1962

Benny Kid Paret è salito sul ring una sola volta, da peso medio, per il mondiale NBA. Il suo avversario era un autentico fuoriclasse, un picchiatore terribile e futuro Hall of Fame, Gene Fullmer, +54 -4 =2, un tipo che ha battuto Carmen Basilio e Sugar Ray Robinson. Paret ha resistito alla furia del Cyclone dello Utah nove round, ma al decimo è crollato tre volte al tappeto, l’ultima per il conteggio di dieci. Griffith ha vinto tre match in tre mesi, poi ha iniziato la preparazione specifica per il mondiale. Sale sul ring a 65,3 Kg, il peso più basso mai registrato in tutta la sua carriera. L’arbitro del match è espertissimo: Ruby Goldstein, in passato fortissimo peso leggero da +55 -6, 39 KO e arbitro di altissimo livello con venti match mondiali già arbitrati, alcuni leggendari. I duellanti sono famosissimi e tutti conoscono il loro modo di non risparmiarsi mai nel corso del match. Nessuno immagina che sta per consumarsi il dramma. Il match ricopia esattamente i due precedenti… Benny Kid Paret e Emile Griffith si danno battaglia fin dal suono della prima campana. E’ incredibile come questi due campioni possano scambiarsi un numero così alto di colpi senza un attimo di sosta. Al termine del quinto ho personalmente Griffith avanti di un paio di punti (3-1-1), ma i round sono stati tutti fin qui equilibratissimi e altre versioni del punteggio sono certamente possibili. A quindici secondi dal termine del sesto round un corto gancio sinistro del campione del mondo coglie Griffith impreparato… lo sfidante è al tappeto… si rialza ma è visibilmente scosso.

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La campana lo salva. Benny Kid Paret non sembra assolutamente accusare la dura punizione subita tre mesi prima contro Gene Fullmer. Nel minuto di intervallo Griffith recupera e nel settimo lo vediamo nuovamente all’assalto. Ma sul finale di round un bellissimo gancio destro di Paret lo fa traballare nuovamente. Il match prosegue a un ritmo elevatissimo. Nel decimo l’ago della bilancia comincia a pendere in favore di Emile Griffith. Scuote più volte il campione con combinazioni a due mani, durissime e che lasciano il segno. Benny Kid Paret non rinuncia a reagire, ma il decimo round è nettamente favorevole allo sfidante. Nell’undicesimo Paret sembra aver recuperato e pur evidentemente stanco (stessa cosa dicasi per Emile Griffith) porta tranquillamente a termine la ripresa. Dodicesimo round: i primi cento secondi scorrono come quella che sembra la ripresa più tranquilla dell’incontro. Poi quello che avviene è assurdo. Griffith spinge alle corde Paret, Lo colpisce dodici volte senza che Paret risponda. Il campione è chiuso all’angolo con le braccia poggiate sulle corde, senza alcuna difesa. Ruby Goldstein dovrebbe intervenire dichiarando il KOT. I secondi di Paret dovrebbero gettare la spugna.

Invece no. Griffith continua l’azione mentre Benny Kid Paret è inerme. E’ appoggiato con la schiena all’angolo e le corde trattengono la sua caduta. Griffith lo colpisce quattordici volte con il destro e tre con il sinistro, senza che nessuno intervenga. Ventinove colpi in tutto alla testa di un uomo senza alcuna difesa. La scena è terribile. Ruby Goldstein è colpevole, l’angolo di Benny Kid Paret è colpevole. Il massacro è compiuto. Solo allora Ruby Goldstein interviene. Benny Kid Paret è esanime seduto sull’ultima corda e con le braccia larghe abbracciate alla penultima. Solo a questo punto entrano i secondi di Paret, gli tolgono il paradenti e lo adagiano sul tappeto. Mentre lo speaker annuncia il vincitore e nuovo campione del mondo dei pesi welter Benny Kid Paret giace in coma irreversibile sul tappeto del ring. Griffith inconsapevolmente gioisce. Per un attimo va per sincerarsi delle condizioni del suo grande avversario, ma subito viene allontanato. Viene intervistato, mentre Benny Kid Paret sta morendo.

Lo spettacolo non si ferma. “La lancia di Achille, forgiata dal dio Efesto, trapassa Ettore nella fessura dove le clavicole dividono le spalle dalla gola e dal collo. Nell’Iliade Ettore cade, e morente ha il tempo di predire ad Achille la sua futura morte. Solo dopo che Ettore spira arrivano gli altri guerrieri achei , e fanno scempio del corpo dell’eroe morto. Ma sul ring del Madison Square Garden, Ettore oggi non sarebbe morto dopo il primo colpo di Achille… Ettore è morto perché l’arbitro Ruby Goldstein e i secondi di Benny Kid Paret hanno permesso il massacro sul corpo inerte dell’eroe vinto.”

Mi piace pensare che nell’ultimo suo istante di lucidità Benny abbia pensato di essere ancora il campione del mondo dei pesi welter. Un attimo dopo, mentre è ancora in piedi poggiato con l’intero peso sulle corde che ne fermano la caduta, il sangue inonda il suo cervello provocando un danno irreparabile. Griffith continua a colpire. Nel momento in cui il match termina da regolamento e Griffith è a tutti gli effetti il nuovo campione del mondo dei pesi welter, Bernardo “Benny Kid” Paret non è cosciente e non si sveglierà più dal coma. Morirà dieci giorni dopo. Paolo Lantini

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