logo facebook

SEGUICI SU FACEBOOK

La Boxe nella storia

Il quarto campione dei massimi James J. Jeffries si ritirò imbattuto ma una borsa faraonica...

JAMES J. JEFFRIES Non è bello ricordare Jim Jeffries solo per quella sconfitta, la sua unica sconfitta, nel 1910 contro Jack Johnson. Sarebbe come giudicare Joe Louis per la sconfitta con Rocky Marciano, o Muhammad Ali per quella con Larry Holmes. Jim Jeffries, la speranza bianca, l’unico allora ritenuto in grado di sconfiggere il nero che dominava la boxe nella categoria regina, quella dei pesi massimi.

000000000000000000JEFFRIES James

“The Boilermaker”, come lo chiamavano nell’ambiente per via del precedente lavoro prima di intraprendere la carriera di pugile professionista, non combatteva da sei anni e saliva nuovamente sul ring a furor di popolo per togliere il titolo al campione del mondo più scomodo della storia della boxe. Per farlo dovette perdere più di 100 libbre (45 chili) sottoponendosi, a trentacinque anni suonati, a un durissimo allenamento e a una dieta ferrea che probabilmente non era più in grado di sopportare. Il match fu presentato dal promoter Tex Richard come “The Fight of the Century” e Jeffries era addirittura dato vincente 5 a 2.

I bianchi scommettevano su di lui; era quello il periodo più razzista e xenofobo della storia della boxe e per i media Jeffries doveva vendicare davanti a tutti Stanley Ketchel, messo KO al dodicesimo dal Gigante di Galveston in un match incredibilmente squilibrato in quanto a struttura fisica dei contendenti. Ma 45 round erano veramente troppi anche per il formidabile Jim Jeffries; ha resistito in piedi quattordici riprese, poi alla quindicesima è crollato… per la prima volta al tappeto nella carriera. James Jackson Jeffries, figlio di Alexis e di Rebecca Boyer, nasce a Carroll (Ohio) il 15 Aprile 1875, in una capanna di tronchi all’angolo tra Carrol Northen e Basil Western Road. La famiglia si trasferisce in California quando Jim ha circa sette anni. Dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore, Jim svolge diversi lavori, prima in miniera e poi in una acciaieria, da cui deriva il soprannome che lo accompagnerà per l’intera carriera di pugile professionista: “The Boilermaker” ( letteralmente  la caldaia )

rriinngg.jpg.

Nel tempo libero si dedica allo sport… atletica, lotta e infine la boxe. Racconterà lo stesso Jim Jeffries a Nat Fleischer, in una intervista su Ring Magazine, l’episodio che lo convinse che il ring sarebbe stato il suo futuro. Fu un giorno in riva al mare quando, per futili motivi, lui e il pugile professionista Jim Barber si sfidarono in una scazzottata; non fu pura boxe, ma una specie di scontro in stile wrestling, al termine del quale i due contendenti, pesti e riappacificati, si complimentarono a vicenda. E fu appunto Barber a complimentarsi con Jim per il fatto che lui, che si riteneva il pugile più forte della California, si sentisse superato da un esordiente. Dotato di un fisico straordinario, alto circa uno e novanta e con un peso forma intorno ai 95 chili, si dice fosse in grado di correre le 100 iarde in 11 secondi e in grado di saltare in alto 1,80 m, e se consideriamo che solo nel 1912 George Horine superò per primo la barriera dei due metri nell’alto e che nel 1936 il grandissimo Jesse Owens correva 100 iarde in 9”4, questo la dice lunga su chi fosse il pugile Jim Jeffries… un atleta eccezionale. Walter Christie, editorialista del San Francisco Chronicle, scrive di lui che avrebbe potuto tranquillamente realizzare i primati del mondo del getto del peso e lancio del martello se solo ci si fosse dedicato. Il primo match professionistico ufficiale è il 19 Settembre 1895 a Los Angeles contro Hank Griffin, venticinquenne colored imbattuto e con quattro anni di esperienza sul ring, match che Griffin pennella fino al quattordicesimo, quando Jeffries lo risolve a suo favore con un tremendo destro.

Quella di Jeffries dei primi due anni di professionismo è comunque una boxe rozza e le sue vittorie, tutte per KO, sono dovute alla sua straordinaria potenza. Sono i pareggi in venti round con Gus Ruhlin prima e con il futuro Hall of Fame Joe Choynski, che con il destro gli frattura il setto nasale e gli fa saltare alcuni denti, a convincere Jim, sotto l’attenta guida dell’allenatore e manager William A. Brady, a curare la difesa modificando la posizione in quella che diventò nota come la “Jeffries Crouch”, con il collo incassato fra le spalle, il destro alto a proteggersi il viso e il sinistro che ritmicamente martellava il volto dell’avversario. Il 1898 vede Jeffries vincere cinque volte, ottenendo tra l’altro un importantissimo successo ai punti in venti round sul futuro HoF Tom Sharkey, grazie il quale si guadagna la qualifica di sfidante al campione del mondo dei pesi massimi Bob Fitzsimmons.

jjjjjjjjuuuu.jpg Jeffries  vs Fitzsimmons

Il britannico, nativo della Cornovaglia, neozelandese di adozione, allievo di Jem Mace in Australia dal 1885 al 1890, campione del mondo dei medi prima (1891-95) e dei massimi dal 1897 (e sarà in seguito campione del mondo anche dei mediomassimi, unico nella storia della boxe a riuscire in tale impresa), è più piccolo e molto, molto veloce. Per poterlo contrastare, Jim Jeffries si avvale di uno sparring d’eccezione: il grandissimo Tommy Ryan, ex re dei welter (1894-98) e attuale campione del mondo dei medi (1898-1906).

Il 9 giugno 1899 a Coney Island la situazione è questa: Fitzsimmons 167 libbre (75,7 kg), Jeffries 206 libbre (93,5 kg). E’ stato il martellamento costante con il jab sinistro la chiave che ha aperto la breccia nella difesa del campione del mondo. Sono stati tre sinistri ad infliggere a Fitzsimmons il kd al secondo e i due kd al decimo, ed è stato un terribile gancio sinistro, immediatamente doppiato da un montante destro a chiudere la partita all’undicesimo e a consacrare Jim Jeffries quarto campione del mondo dei pesi massimi. Jim Jeffries è ormai famosissimo, gira in lungo e in largo gli Stati Uniti guadagnando tantissimo con le numerosissime esibizioni sul ring, peraltro sempre con i più forti pugili in circolazione, e in sei anni difende sette volte il titolo vincendo sempre, sei volte per KO. L’unico a resistergli in piedi venticinque round è nuovamente Tom Sharkey, mentre sono crollati fior di campioni quali Jim Corbett due volte, nuovamente Fitzsimmons, questa volta all’ottavo, Gus Ruhlin e Jack Munroe. Il KO in 55 secondi inflitto a Jack Finnegan è a tutt’oggi il KO più veloce nella storia del titolo del mondo dei pesi massimi. Il 13 Maggio 1905, all’apice della gloria, annuncia il suo ritiro dal ring con un record di 19 vittorie e 2 pareggi in 21 match ufficiali. Jim Jeffries è ricco e famoso, vive nella sua lussuosa fattoria a Burbank, in California, e la boxe è un capitolo chiuso della sua vita, ma l’arrivo di Jack Johnson sul trono dei pesi massimi nel 1908 lo riaprono.

jjjhhhnnnd.jpg

La pressione dei media, un ingaggio faraonico per l’epoca e la borsa più alta della storia da dividere con Johnson (60% al vincitore, 40% allo sconfitto) lo convincono a combattere il match più razzista della storia. Sale sul ring di Reno contro l’avversario più forte mai affrontato pesando 227 libbre (103 chili), peso mai raggiunto prima sul ring, in un match programmato sui 45 round di tre minuti quando da campione del mondo i round erano massimo 25.

A Reno accorrono 16.528 spettatori paganti e molti grandi campioni del ring: il leggendario primo campione del mondo dei massimi John Lawrence Sullivan, Bob Fitzsimmons, Tom Sharkey, Sam Langford, Tommy Burns, Philadelphia Jack O’Brian, Tommy Ryan sono a bordo ring. Nelle piazze delle varie città degli Stati Uniti si accalcano migliaia di persone per la cronaca del match; i bianchi in una zona della città, i neri in un’altra. Nella sola Times Square a New York si contano circa 30.000 persone. Jeffries combatte bene, ma è evidente a tutti che non è più lo stesso di sei anni prima, tiene bene fino al quattordicesimo, poi al quindicesimo va giù una prima volta per una serie a due mani. Si rialza al nove ma viene investito nuovamente da uno scatenato Jack Johnson… scivola tra le corde finendo fuori dal ring e a questo punto intervengono i secondi ancor prima che l’arbitro cominci a contare. Il risultato scatena la rabbia e la frustrazione della folla bianca nelle varie città, con caccia al “nero” e pestaggi vari.

frrrr.jpg

Jack Johnson resterà campione del mondo fino al 1915. James J. Jeffries tornerà nella sua fattoria di Burbank senza mai più salire sul ring, dove resterà fino alla morte, il 3 Marzo 1953. L’anno dopo sarà inserito nella neonata Ring Boxing Hall of Fame, nel 1980 nella World Boxing Hall of Fame e nel 1990 nella International Boxing Hall of Fame di Canastota. Paolo Lantini

RIFERIMENTI

BOXE RING WEB

EDITORE FLAVIO DELL'AMORE

Autorizzazione

Tribunale di Forli' n. 2709

CHI E' ONLINE

Abbiamo 760 ospiti e nessun utente online

FORUM

logo boxeringweb2017c

Il Forum a cura di NonSoloBoxe

Per discutere di Boxe e non solo...

CLICCA SUL BOTTONE
PER ACCEDERE AL FORUM

go