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Storia di due emigranti: Primo Carnera e Francesco Libonati

 l friulano ed il lucano. Il pugilatore e lo scultore

 

 

 Libonati e Carnera davanti al Minatore

 di  Leonardo Pisani

Quel giorno si conobbero, erano due emigranti; uno viveva in America l’altro in Belgio; ma erano anche due simboli per gli italiani costretti a lasciare il suolo natio, Il friulano ed il lucano; il falegname ed il fabbro minatore; il pugilatore e lo scultore si incontrarono ed andarono assieme a rendere omaggio al lavoro, agli italiani emigrati ed all’arte. (Nella foto: Libonati e Carnera davanti alla statua del Minatore )

Era il 5 ottobre 1958 di una fredda domenica belga.  Erano due esuli ; l’uno nato in Friuli in un paesino diventato famoso grazie alla sua fama; conquistata sui ring di tutto il mondo. La sua infanzia e adolescenza furono terribili. Da piccolo non aveva scarpe; orfano su costretto a lasciare presto la scuola per aiutare la famiglia e non aveva cibo a sufficienza per placare l’appetito dei suoi 197 cm  ed oltre 120 kg.Faceva va di tutto pur di guadagnare qualcosa :il falegname, il contadino, il cementista, lo scaricatore : Durante la guerra fu costretto a tornare dalla Germania dove era andato a lavorare perché arruolato in fanteria per scavare trincee sul Carso. Sua madre Giovanna fu costretta a vendere la fede per comprare il pane ai suoi figli . Finita la guerra lavorò nella falegnameria dello zio materno ma nel 1923 partì da Sequals verso la Francia per cercare di placare la sua fame. A Le Mans Primo Carnera era ospite di parenti e entrò per la prima volta in una palestra locale per fare pugilato. Il suo primo match fu un disastro ma Primo aveva coraggio e tempra e la sua statura lo faceva apparire agli occhi della gente un fenomeno . Il giovane falegname il cui unico obiettivo era poter vivere decentemente; e avere due pasti caldi al giorno. L’Alpe che cammina trovo la sua fortuna per caso; divenne lottatore per un circo con il nome di Juan lo spagnolo battendo tutti i giovani forzuti dei paesi che visitavano. Non era un gran lavoro certo ma almeno si poteva nutrire; poi l’incontro con il campione di Francia dei massimi Paul Journeè ed il pugilato. In vetta la mondo; dal 29 giugno del 1933 quanto conquistò il titolo mondiale contro Jack Sharkey imparò le lingue straniere ed a leggere bene per poi cadere nella polvere. Osannato e sfruttato economicamente almeno fino al 1937 fu poi abbandonato e trascurato ma l’emigrante friulano non si diede mai per vinto: si rifece una vita e guadagnò con la lotta libera; Ma una cosa è certo rimase sempre un simbolo per gli italiani, specie per chi era stato costretto a lasciare il suolo natale come lui.

Libonati statua con Cernera

L’altro era anche egli un emigrante; del sud nato in paesino della Basilicata ai piedi del Pollino. Una storia talmente bella da sembrare una fiaba che troviamo solo sul sito https://sites.google.com/site/ilminatoredituttiipaesi– e che corre il pericolo di rimanere misconosciuta.

Era il 1 dicembre 1920 quando a Rotonda nacque Francesco Libonati da una umile famiglia, il padre era un fabbro e ben presto anche il piccolo Francesco entro in fucina ad imparare il mestiere tra fuoco; polvere e scintille. Era bravo come artigiano e ben presto si notò anche la sua abilità nel disegno e nel lavorare sculture in ferro. Un talento; come tanti talenti tra gli artieri lucani; destinato ad essere uno dei tanti baciati dall’estro ma confinati in una bottega sperduta in uno dei tanti paeselli. Ma Libonati aveva qualcosa di diverso; la tenacia ed il desiderio di imparare. Ed aveva il sacro fuoco dell’Arte. Fu chiamato alle armi e mandato a lavorare come minatore a Carbonia; lì il giovane fabbro diventò minatore; un mestiere che poi gli fece lasciare Rotonda per cercar fortuna in Belgio.

 

Libonati giornale

Uno dei tanti emigrati italiani che lavoravano anche a 800 metri nel sottosuolo; ma pur scavando nelle viscere della terra Libonati aveva sempre un sogno: diventare artista. Da fabbro a minatore a scultore; il futuro Michelangelo dei minatori di notte lavorava in miniera “L’Esperance”, nel Borinage poi finito il turno percorreva 6 chilometri a piedi per andare a scuola ad imparare l’arte del disegno alla Reale Accademia di Belle Arti di Mons.  La sua tenacia e amore per l’arte fu ripagata con il diploma a pieni voti. Aveva del miracoloso quello che il fabbro lucano era riuscito a compiere e la notizia si diffuse anche tra i minatori. Venuto a conoscenza di Libonati il direttore dell’Istituto Minerario della provincia di Mons, Monsieur Paul Culot, gli commissionò un primo busto, cui fece seguito quello del presidente dei Deputati della regione dello Hainaut, Monsieur Richard Stievenart. Francesco divenne così in breve tempo il simbolo degli emigrati italiani nelle miniere del Belgio. Ma non lasciò la miniera; di notte scava e di giorno scolpiva. Poi ebbe un’idea; scolpire la dura vita delle viscere e acquisto un blocco di pietra di 4 tonnellate. Il sacro furore guido lo scalpello del Michelangelo dei minatori e ne fece uscire una opera d’arte di due metri e sessanta, un simbolo del minatore tenace nel suo lavoro e nella sua energia; lavoro umile ma degno di rispetto. Libonati chiamò la sua opera   il” Minatore di tutti i Paesi" e venne inaugurata a Quaregnon (Belgio) nel 1954 alla presenza di ben sei ministri del governo belga di allora. Divenne un simbolo per tutti gli italiani del Belgio; come ancora un simbolo era Carnera per gli italiani di tutto il mondo. Il già campione dei pesi massimi, al tempo attore e Claims Heavyweight Wrestling Championship, titolo vinto sconfiggendo King Kong, un uomo pesante 182 kg. Primo durante una tourneè mondiale decise di andare ad ammirare “Il minatore di tutti i paesi” e deponendovi una corona di fiori a ricordo di tutti gli sfortunati minatori vittime del lavoro. Libonati in seguitò scolpì da un blocco di pietra di 11 tonnellate il “Lavoratore Universale”. L’Opera fu donata da un gruppo di industriali italiani al Belgio. Il promotore del gesto, fu amministratore delegato della FIAT Giovanni Valletta, nell'offrire l'opera al Belgio in segno di amicizia internazionale così si espresse: "...ad additare la potenza e l'universalità del lavoro nella geniale espressione che alla stessa ha saputo conferire un artista italiano."Quest’opera fu donata da un gruppo di industriali italiani al Belgio.  L’opera venne inaugurata il 16 ottobre 1962 dall'Ambasciatore d'Italia. Il giorno successivo venne presentata a Re Baldovino dalle autorità locali. Nel 1958 Libonati fu invitato dal console Camillo Giuriati a rappresentare l’Italia all’Esposizione Universale di Bruxelles, cui partecipò con il trittico scultoreo “La concentrazione”.

Poi il Michelangelo dei minatori tornò in Italia, di dedicò all’insegnamento prima direttore dell’Istituto Statale d’Arte di Potenza e successivamente docente nelle Accademie di Belle Arti di Frosinone, L’Aquila e Roma. 
Si affermò come artista Il critico Duccio Trombadori ha scritto di lui : 'Robusto come Michelangelo, conciso come Desiderio da Settignano, puro come Brancusi e visionario come Fontana, egli sogna e fa sognare ad occhi aperti chi osserva il suo disegno e il suo modellato. Forze cosmiche e forze mobili della materia sintonizzano il cuore della Terra con i ritmi siderali dell'Universo. Un concentrato di energie suscita figure inusitate e antropomorfe che sembrano amuleti e al tempo stesso eventi di natura. In questa visione antropocentrica e planetaria Francesco Libonati afferma lo spettacolo di una scultura senza tempo che trasmette un sentimento 'primitivo' di adesione al ciclo vitale-naturale dell'universo'.

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