In occasione dei 250 anni della storia degli Stati Uniti, il team di esperti del sito della storica e autorevole rivista “The Ring” ha stilato una classifica dei 25 più grandi pugili nella storia del paese.
Ranking per la gran parte condivisibile con qualche inserimento a sorpresa (Henry Greb al n. 6), con forse troppa attenzione ai pesi massimi di inizio 900 e con qualche, inevitabile, esclusione di assi del calibro di Mike Tyson, Oscar De la Hoya (un oro olimpico e sei mondiali tra i pro) e Sandy Saddler 104 KO su 145 vittorie e le tre sconfitte inflitte al leggendario Willie Pep, presente invece in questa classifica.
Ecco i 25 campioni scelti dalla redazione di Ring Magazine.
25. AARON PRYOR (39-1, 35 KO)
Una macchina da pugni che scalò i ranghi fino a diventare campione dei pesi superleggeri.
"The Hawk" possedeva un motore inarrestabile e colpiva con una potenza implacabile. Le due vittorie su Alexis Arguello consolidarono la sua reputazione. Per ottenere una classifica migliore avrebbe avuto bisogno di confrontarsi con altri campioni di prima fascia che osassero sfidarlo. Non lo fecero, e per una buona ragione.
24. JOE FRAZIER (32-4-1, 27 KO)
Medaglia d’oro ai giochi olimpici di Tokyo, "Smokin' Joe" non è rimasto a lungo al vertice, ma è stato campione dei pesi massimi nell'epoca d'oro della boxe, con una storica e memorabile vittoria su Muhammad Ali. In quasi tutte le altre epoche, il suo regno sarebbe durato molto più a lungo.
23. BERNARD HOPKINS (55-8-2, 32 KO)
Il peso medio più dominante e longevo della sua epoca, con 19 difese del titolo consecutive che gli valsero la conquista del titolo unificato, per poi passare alla categoria dei pesi mediomassimi dove anche lì divenne campione indiscusso.
22. LARRY HOLMES (69-6, 44 KO)
La sua più grande sfortuna fu quella di diventare campione mondiale dopo la fine dell’epoca di Muhammad Alì, di cui non possedeva lo stesso carisma, come tutti gli altri del resto.
Spesso sottovalutato e poco rispettato, Holmes aveva uno dei jab più letali che la categoria dei pesi massimi avesse mai avuto, dominando la divisione dal 1978 al 1985.
Il fatto che, a differenza di Ali, non avesse trovato avversari del valore di Frazier o Foreman non fu certo colpa sua.
21. GEORGE FOREMAN (76-5, 68 KO)
Medaglia d’oro ai giochi olimpici di Mexico 68, con una mascella di granito e pugni da incudine, "Big George" è stato campione dei pesi massimi due volte, la seconda nel 1994 a 45 anni.
Nel 1973 a Kingston distrusse in due riprese Frazier imponendogli sei atterramenti. Una clamorosa dimostrazione di potenza, confermata nel match contro Ken Norton, che può indurre ad essere considerato il più grande picchiatore mai visto sul ring.
Nel 1974 a Kinshasa venne soggiogato psicologicamente da Alì che lo mise KO alla settima ripresa.
20. EVANDER HOLYFIELD (44-10-2, 29 KO)
Il miglior massimo leggero di tutti i tempi, categoria in cui ha dominato dal 1986 al 1988. "The Real Deal" ha consolidato la sua fama con due vittorie su Mike Tyson, una su George Foreman e un'altra su Riddick Bowe, nel corso di tre regni da campione dei pesi massimi.
19. TOMMY HEARNS (61-5-1, 48 KO)
Uno dei più implacabili picchiatori della sua generazione, qualità bilanciata da una fragilità: da questo cocktail la grande spettacolarità dei suoi incontri.
Nella categoria dei pesi welter possedeva il destro più devastante mai sferrato.
Purtroppo per lui ha perso i suoi due incontri più importanti della carriera: contro Ray Leonard e Marvin Hagler.
18. PERNELL WHITAKER (40-4-1, 17 KO)
Campione olimpico a Los Angeles 84, non aveva mai perso un incontro in modo netto fino al 1999 contro Felix Trinidad, quando era alla fine della carriera, mentre lottava contro la tossicodipendenza.
Non apprezzato come avrebbe meritato a causa della sua boxe poco spettacolare, fu dominante nelle categorie di peso dei leggeri, super leggeri e welter. Fu campione mondiale anche tra i medi Jr.
Alquanto discutibile il verdetto di parità che nel 1993 salvò JC Chavez dalla prima sconfitta e quello che lo diede sconfitto a Parigi contro Jose Luis Ramirez nel suo primo tentativo mondiale.
Un giovane Oscar De La Hoya riuscì a malapena a sfiorarlo nel match disputato nel 1997, che alla fine vinse grazie ad una decisione molto controversa.
17. ROY JONES (66-10, 47 KO)
Medaglia d’argento ai giochi olimpici di Seoul 88, dove venne penalizzato dal più scandaloso verdetto della storia dei giochi,
Un combattente atipico come pochi, ma senza rivali nelle categorie di peso dei medi, super medi e medio massimi. Nel 2003 arrivò a conquistare la versione WBA del mondiale massimi battendo il modesto John Ruiz.
Si sarebbe posizionato più in alto in questa classifica se non avesse perso qualche incontro di troppo nella fase finale della carriera.
16. GENE TUNNEY (65-1-1, 48 KO)
Pugile magistrale, cosa rara per i suoi tempi tra i pesi massimi. Costrinse Jack Dempsey al ritiro battendolo due volte e si ritirò a sua volta da campione dei pesi massimi.
La sua unica sconfitta fu contro il leggendario Harry Greb, peso medio naturale, che vendicò in quattro occasioni.
15. WILLIE PEP (229-11-1, 65 KOS)
Qualunque cosa gli mancasse in potenza la compensava con la difesa. Possedeva un gioco di gambe senza pari al punto che gli avversari non riuscivano a raggiungerlo.
Fu campione del mondo dei pesi piuma dal novembre 1942 all’ottobre 1948 e dal febbraio 1949 al settembre 1950, quindi per quasi 8 anni consecutivi, con un'interruzione di tre mesi e mezzo, dovuta alla sconfitta contro Sandy Saddler.
Nessuno riuscirà ad eguagliare il suo numero di vittorie.
14. EZZARD CHARLES (95-25-1, 52 KOS)
Non bisogna farsi ingannare dal numero elevato di sconfitte.
Molte arrivarono perché accettava qualsiasi incontro che gli veniva proposto per motivi finanziari.
Il Cobra di Cincinnati è considerato da molti il più grande peso mediomassimo di tutti i tempi anche se non ha mai vinto il titolo in questa divisione di peso.
Conquistò il titolo mondiale tra i pesi massimi nel 1949 battendo Jersey Joe Walcott, titolo che difese un anno dopo contro Joe Louis.
Sconfisse anche un altra leggenda del ring quale Archie Moore.
13. BENNY LEONARD (90-6-1, 71 KO)
Il primo newyorkese a diventare campione mondiale, "The Ghetto Wizard" dominò la categoria dei pesi leggeri. Il suo stile di pugilato elegante e la sua agilità gli permisero di ritirarsi a 28 anni, nel pieno della sua carriera, senza subire alcun danno fisicio, finché le difficoltà finanziarie dovute alla Grande Depressione non lo costrinsero a tornare sul ring sette anni dopo.
12. FLOYD MAYWEATHER (50-0, 27 KO)
Perfetto connubio tra attacco e difesa, Mayweather, campione del mondo in cinque diverse categorie di peso, passava con disinvoltura dall'una all'altra. Era in grado di attaccare e contrattaccare, lavorare con il jab o rimanere in trincea, incassando raramente colpi puliti.
Nel 2015 a Las Vegas sconfisse il filippino Manny Pacquiao nel match che generò il record di vendite in PPV.
11. JACK JOHNSON (53-11-8, 33 KO)
Il fatto di essere stato il primo campione dei pesi massimi di colore basterebbe a garantirgli un posto in questa lista. Ma è stato anche dominatore indiscusso durante il suo regno. La sua vittoria schiacciante su Jim Jeffries infranse ogni pretesa di superiorità e ogni scusa addotta per sostenere che i pugili di colore non fossero campioni degni di nota.
Sul regno di Johnson, durato dal 1908 al 1915, sono stati scritti infiniti volumi a dimostrazione di come il problema razziale fosse e sia sentito negli Stati Uniti.
Il suo comportamento infastidì gran parte dell'establishment bianco, anche per i numerosi problemi giudiziari che il campione generava al di fuori dal ring, visto che si poteva permettere di dividere la sua vita, e il suo letto, con donne bianche.
10. ARCHIE MOORE (186-23-10, 132 KO)
Pugile dalla tecnica fenomenale e dalla potenza devastante, passato dai pesi medi ai pesi massimi. Fu campione tra i mediomassimi dal 1952 al 1962 stabilendo un primato di longevità.
Per ragioni economiche sconfinò in diverse occasioni tra i pesi massimi, andando vicinissimo, nel 1959, a battere Rocky Marciano, che atterrò nella seconda rioresa, prima di essere messo KO alla nona.
9. ROCKY MARCIANO (49-0,43 KO)
È difficile contestare la perfezione del suo record, ma è giusto rilevare che la sua era dei pesi massimi non è stata la migliore.
Del resto lui ha fatto il suo dovere battendo un Joe Louis ormai anziano, e ottenendo vittorie al cardiopalma quando si trovava in svantaggio ai punti contro Jersey Joe Walcott e sul punto di essere messo KO da Ezzard Charles.
Marciano è stato un "mostro" di solidità, coraggio e di resistenza fisica, ma le sue qualità tecniche erano modeste e il suo stile approssimativo. Poteva permettersi di incassare due o tre colpi pur di metterne a segno uno che però era spesso definitivo.
8. JACK DEMPSEY (53-6-8, 43 KO)
La sua sete di violenza lo rese un'attrazione senza pari nella sua epoca. Fu lui a generare i primi incassi milionari della storia della boxe.
La narrazione della brutale sconfitta inflitta nel 1919 al ben più grosso Jess Willard, sette atterramenti nella prima ripresa, che gli valse la conquista del titolo mondiale dei pesi massimi sono terrificanti.
7. MARVIN HAGLER (62-3-2, 52 KO)
Probabilmente il più grande peso medio degli ultimi 50 anni. Campione che intimidiva gli avversari per potenza, tenacia, tecnica, capacità di cambiare direzione e mascella indistruttibile.
La sconfitta contro Ray Leonard del 1987 gli è costata qualche posto in classifica.
6. HARRY GREB (109-9-3, 50 KO)
Con uno stile aggressivo, "The Pittsburgh Windmill", nel corso della sua intensissima carriera, ha combattuto dai pesi welter fino ai pesi massimi.
È stato campione tra i pesi medi dal 1923 al 1926.
La lista degli avversari di prima fascia incontrati in carriera è impressionante. Ha sconfitto 16 dei 17 futuri membri della Hall of Fame, affrontati. Tra questi, il futuro campione dei pesi massimi Gene Tunney, che Greb sconfisse nel 1922.
5. RAY LEONARD (36–3, 25 KO)
Un predestinato al successo.
Medaglia d’oro ai giochi olimpici di Montreal 76, campione mondiale in 5 diverse categorie di peso.
Ha affrontato avversari importanti che gli hanno permesso di guadagnare borse rilevanti.
Ha entusiasmato negli incontri disputati contro artisti del ring quali Roberto Duran, Ayub Kalule, Thomas Hearns e Marvin Hagler, che hanno di conseguenza influenzato la sua posizione in classifica.
Più grande era il palcoscenico, più dolce diventava "Sugar".
4. HENRY ARMSTRONG (149-21-10, 99 KO)
Il “reverendo” Armstrong possiede un record che, con assoluta certezza, non verrà mai battuto.
"Homicide Hank" ha detenuto contemporaneamente tre titoli mondiali in tre diverse categorie di peso, quando queste erano solo otto: piuma, leggeri e welter.
3. JOE LOUIS (66-3, 52 KO)
La grandezza di un campione comprende anche ciò che una persona ha fatto per lo sport nel periodo in cui ha gareggiato, concetto fondamentale per spiegare il prestigio di Louis.
Secondo gli standard odierni, sarebbe un peso cruiser.
È stato invece detentore del titolo di campione del mondo dei pesi massimi per quasi 12 anni: dal 22 giugno 1937 al 1 marzo del 1949 durante i quali vinse 27 match validi per con in palio titolo, record ad oggi tuttora in essere.
Il suo destro e la sua benevolenza sono state armi altrettanto potenti, e particolarmente necessarie durante la guerra degli Stati Uniti contro la Germania nazista.
2. MUHAMMAD ALI (56-5, 37 KO)
Nel suo periodo di massimo splendore, è difficile trovare un peso massimo migliore di lui. Aveva molti difetti (mani basse, vulnerabile ai ganci sinistri), ma possedeva i riflessi, la tenacia e sopratutto la velocità di esecuzione per superarli. "The graetest" brillò quando i riflettori erano puntati su di lui, durante l'epoca d'oro dei pesi massimi superando campioni del livello di Sonny Liston, Joe Frazier e George Foreman.
Indimenticabile il gancio destro con il quale mise KO “Big George” nello storico match di Kinshasa.
Determinante il suo apporto per le rivendicazioni sociali per i diritti della gente di colore.
1. RAY ROBINSON (174-19-6, 104 KO)
Su di lui Bert Sugar, autorevole storico della boxe diceva: “Il pugile più impeccabile di sempre. Punto. Fine del paragrafo." E non esagerava.
Campione mondiale tra i welter e i medi Robinson è stato protagonista assoluto per 14 anni.
Purtroppo per lui è arrivato sul palcoscenico del pugilato in anticipo sul boom della televisione e dei grandi guadagni.
A confermare il suo grande talento, la sua velocità e la capacità di chiudere un match con un colpo solo ci sono le testimonianze cinematografiche dei suoi incontri migliori, perché nessuno dei suoi match è stato trasmesso in diretta televisiva.
Ha affrontato avversari di ogni tipo e di grande quotazione. Il meno fortunato è stato Rocky Graziano che ha voluto sfidarlo a viso aperto venendo abbattuto in tre riprese nel 1952.
Le immagini che ci mostrano Robinson al meglio delle sue condizioni, ci confermano che Sugar Ray è stato il miglior interprete del pugilato moderno.




