Il mancino romano si racconta dopo la vittoria su un valoroso Vincenzo Picardi. “E ora l’Europeo o un Mondiale”
di Maurizio Roveri
Se di cognome ti chiami Forte, è normale picchiare duro e vincere prima del limite…
E’ una battuta, peraltro scontata. Viene naturale.
Però, parlando di Mauro Forte, pugile mancino romano, questa è proprio la verità.
Forte di nome e di fatto.

Quel diabolico sinistro al fegato, caricato con tutta la spalla, ha cambiato un match che stava sviluppandosi sulla strada di un delicato equilibrio. Forte leggermente in vantaggio per i tre giudici. Tuttavia, niente era scontato.
Il colpo del mancino viene normalmente definito un fulmine a ciel sereno. In particolare quando la potenza è accompagnata da scelta di tempo e precisione.
Ecco, intervistando Mauro Forte il giorno dopo la sua concreta vittoria nel match clou d’una importante serata romana, non si può non partire da quel sinistro che ha tagliato le gambe e spento la luce al suo valoroso avversario Vincenzo Picardi.
“Diciamo che è andata bene. Il match era una partita a scacchi. Da gestire attentamente. Il colpo al fegato l’avevamo preparato tante volte in palestra durante l’intensa preparazione. E ad un certo punto, ho trovato il momento giusto per portare quel gancio”.
Velenoso. A far sussultare tutto il Pala Tiziano.
Come una frustata. Improvvisa. A produrre nell’avversario un dolore acuto e la perdita di equilibrio.
Vincenzo Picardi, che tecnicamente stava boxando decisamente bene, non ha perso lucidità. Però le gambe non avevano più energia. Si è aggrappato alla sua vasta esperienza per tentare di limitare i danni e far passare quei momenti di tempesta. Appoggiandosi alle corde, cercando di recuperare il fiato. Niente da fare. Il quarantaduenne pugile di Casoria non è rimasto al tappeto. L’effetto ritardato di un paio di secondi, tipico di un duro colpo al fegato, porta un pugile a piegarsi in avanti. Molti cadono giù. Picardi si è inginocchiato per alcuni attimi, si è rialzato. Però, dolorante, s’è trovato senza fiato. Per la contrazione riflessa della muscolatura addominale. L’impatto può stimolare il nervo vago e il riflesso che provoca produce un calo della frequenza cardiaca. L’arbitro ha effettuato il conteggio e ha dovuto inesorabilmente decretare il KOT. Dopo venti secondi dall’inizio della decima ripresa di questo Europeo Silver dei pesi gallo.
Mauro Forte aveva già vinto l’Europeo Silver il 5 dicembre 2025, e anche in quella occasione vincendo al decimo e terzultimo round. Per ritiro di Salvatore Contino. Nella carriera di questo ragazzo che, oltre al pugilato lavora nella carrozzeria di famiglia, c’è stata in passato la conquista della cintura europea vera e propria. Nei pesi piuma. Il 5 maggio 2023. Sconfiggendo Francesco Grandelli al primo round.
Dieci anni di attività da pugile Professionista. Un record significativo: 23 vittorie (10 KO’s), 1 sconfitta ai punti per majority decision, e 2 match pari.
A questo punto, Mauro, c’è l’esperienza e la maturità per un combattimento più importante. Ad esempio, una interessantissima sfida tutta italiana per l’Europeo dei gallo con Cristian Zara il ventottenne sassarese che della cintura EBU dei gallo è detentore?
“Qualcosa d’importante ci sarà. Se sarà l’Europeo oppure un match mondiale, dipende dalla scelta che la De Carolis Promotion mi dirà di fare. Io mi sento pronto. Sicuramente sarà un match di qualità”.
Stai dimostrando anche una notevole preparazione atletica. Una crescita alla distanza in combattimenti impegnativi, insidiosi, come i successi al decimo round negli ultimi due match stanno ad indicare
“Stiamo portando avanti un ottimo lavoro sul piano atletico. E gli aspetti positivi si vedono. C’è un buon lavoro di gruppo”.
Una sola sconfitta in carriera. All’estero. Sul ring della Skanderbeg Square di Tirana affrontando Cristobal Lorente, l’11 luglio 2024. Match equilibratissimo. Verdetto di majority decision. Sul cartellino di un giudice c’era il pari, sugli altri due cartellini 1 punti e 3 punti per il tuo avversario. A quel punto, la scelta di scendere di categoria. Anzi, due. Dai piuma ai gallo. Perchè?
“Perchè io ho sempre regalato chili ai miei avversari, e ho pensato che se mi succede di combattere all’estero e potrei trovare anche chi fa il taglio del peso, sarei troppo penalizzato. Salendo di qualità in carriera a livello di match importanti, non avrei potuto regalare più nulla. Da lì, la decisione di passare dai piuma ai gallo. Che ci è sembrata la categoria più giusta da fare”.
I tuoi colpi più efficaci?
“Gancio sinistro, e montante sinistro”.
Se qualche volta durante un match, o in fase di preparazione, sbagli qualcosa… Desiré Galli si arrabbia?
“In palestra, o sul ring, non è la mia compagna nella vita ma è la mia allenatrice. E da allenatrice è giusto che mi faccia osservare gli eventuali errori. Anche arrabbiandosi, se necessario”.
La Palestra dove ti alleni?
“La Golden Power, alla Magliana”.
Un’emozione speciale, quella vissuta sabato. Tre la porterai addosso per sempre. Vincere, e prima del limite, combattendo nel main event d’una serata romana particolare. Quella dei 110 anni della Federazione Pugilistica Italiana…
“Certamente. Un grande esperienza e un’emozione indimenticabile. L’atmosfera che si respirava al Pala Tiziano. E la vittoria su un avversario difficile come Vincenzo Picardi che merita il massimo rispetto per la sua carriera, per l’espressione tecnica. Io sapevo che dovevo sempre stare lì con la testa e che non mi sarei potuto permettere neanche la più piccola distrazione. E’ finita bene. Sono contento per me e per il mio team”.



