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Domani a Masi Torello. Kaba ha “studiato” Boom Boom, Zagatti stavolta è al top


Protagonisti, storie, curiosità e suggestioni di un rematch che fra due sere infiammerà la piccola, tranquilla Masi Torello per un derby emiliano che vale il titolo WBC del Mediterraneo
 
AAAAAAMASI TORELLO
di Maurizio Roveri
Zagatti-Kaba 2. Il rematch che in tanti aspettavano. Secondo atto d’una appassionante sfida tutta emiliana. Si prevedono scintille, giovedì, sul ring al centro dello stadio comunale di Masi Torello. E si annunciano emozioni forti per la gente che assisterà a questo combattimento. Gli interpreti sono due pugili solidi e fieri, nel pieno della loro freschezza atletica ed espressione tecnica. 
Si sono già affrontati, al Palapalestre di Ferrara. Era sul finire di novembre dell’anno scorso. Kaba arrivava da Bologna e metteva in palio la sua cintura di campione d’Italia dei superleggeri. Zagatti combatteva in casa e forse sentì troppo la pressione, psicologicamente non era al meglio quella sera e faticò troppo ad interpretare il match, anche se… per un attimo mettendo a segno un perfido sinistro stava per capovolgere clamorosamente il destino del combattimento. Perse l’attimo, gli scivolò via dalle dita. Non ebbe il tempismo né l’istinto per “chiudere”. E la buona opportunità svanì. Kaba nell’unico round di vera difficoltà si aggrappò all’esperienza, riprese con pazienza il controllo e vinse ai punti con verdetto unanime. 
AAAAAAzago Zagatti allZagatti con il suo allenatore
Nello staff che gestisce l’attività del pugile ferrarese rimase, oltre alla delusione per l’occasione mancata, la sensazione che quella sera di novembre non c’era il vero Zagatti fra le sedici corde. Ecco perché Massimiliano Duran, nella sua dimensione di organizzatore, ha voluto dargli un’altra chance.
In piena estate, con il caldo pazzesco di questi giorni (che se guardi per due secondi un gelato… si è già sciolto), una serata all’aperto - in uno stadio - con un evento pugilistico, appare cosa gradita. 
Buona scelta, Masi Torello. Piccolo, delizioso, laborioso comune della pianura ferrarese, a sud del Po di Volano. In questa località di circa 2300 anime, Duran ha già portato (dicembre 2021) una riunione professionistica di boxe: tre incontri, con interpreti principali Cristofori, Bentivogli, Crepaldi. Ma un serata così, come questa di giovedì, con un titolo di valore internazionale qual è il “Mediterraneo” nella versione World Boxing Council, bè… da queste parti non s’era visto mai. Allora, è giusta la definizione di Evento pugilistico.
 
Stavolta Kaba e Zagatti si affrontano alla pari. Non c’è un Campione in carica e non c’è uno sfidante, come in occasione del match del 27 novembre 2021 per il Tricolore. 
Per questo titolo del Mediterraneo sono entrambi co-sfidanti.
Tutto fa pensare ad un combattimento molto più spettacolare rispetto a quello di otto mesi fa. Il valore dei contendenti lo permette. Entrambi vi arrivano al top della condizione. Credo che sarà anche una sfida fortemente imprevedibile. Aperta ad ogni soluzione, pure ad un KO.
Arblin Kaba per questo combattimento ha “studiato” Boom Boom Mancini. Obiettivo: diventare più aggressivo. Apparire più fighter. Pare che con avidità si sia dedicato alla visione di diversi filmati delle mitiche battaglie combattute fra il 1981 e il 1984 dal furioso ragazzo di Youngstown dalle origini italiane (suo padre Lenny era nato in Sicilia, a Bagheria). C’è stato un tempo in cui Ray Boom Boom Mancini s’è trovato ad essere un guerriero fra i più eccitanti per il suo tipo di boxe e per le vittorie prima del limite. Cinque volte detentore della cintura di campione del mondo WBA dei pesi leggeri, in quei vertiginosi primi Anni Ottanta.
AAAAKABA IN ALTO
Arblin (nella foto)ammette: “Assieme al maestro Paolo Pesci abbiamo guardato diversi filmati di grandi campioni del passato. Quelli della vecchia scuola. Mi ha impressionato Ray Boom Boom Mancini, guerriero con una intensità pazzesca. Più forte di ogni dolore fisico. E in possesso d’una resistenza straordinaria. Mi sono guardato e riguardato le sue tremende battaglie: ad esempio quelle con Frias, con Chacon, con Duk koo kim. Incredibile il numero di colpi che portava negli scambi incessanti alla corta distanza. Filmati che ho visionato volentieri perché quella era boxe con la B maiuscola. Io all’epoca di Boom Boom non ero ancora nato. Però abbiamo osservato anche i pugili moderni, quelli che hanno rivoluzionato lo stile della boxe curando maggiormente l’abilità difensiva e la tattica. E proprio con Olmo Pesci , il mio preparatore, abbiamo studiato la tecnica, i movimenti, le strategie  di grandi interpreti di oggi: Devin Haney il campione mondiale WBC dei leggeri, e Ryan Garcia “The Flash” che ha vinto sabato scorso a Los Angeles contro Javier Fortuna. Pugili che non prendono colpi, sono veloci di gambe, molto mobili, rapidi e incisivi”.
AAAAA2Kaba
Kaba al lavoro con Olmo Pesci
Arblin Kaba, 28 anni compiuti la settimana scorsa, è stato campione d’Italia dei superleggeri dal 24 maggio 2019 al 26 marzo 2022. Quasi tre anni di regno.
Finalmente, ora, arriva a battersi per un titolo di valore internazionale. Il titolo del Mediterraneo versione World Boxing Council.
Ecco, la sigla WBC ad accompagnare il combattimento di Masi Torello rende questa sfida particolarmente suggestiva. Si illuminano gli occhi del pugile di Bologna. Per l’eccitazione. Arblin guarda con entusiasmo e trepidazione quella cintura che l’organizzatore Massimiliano Duran ha già postato più volte in Facebook e ha inserito nella locandina dell’evento. 
La toccherà, Arblin, alla conferenza stampa. Sognando di cingerla attorno alla vita, al termine del combattimento di giovedì. “E’ bellissima!”, esclama un Kaba motivatissimo.
AAAAACINTURA CANC
Daniele “Zago” Zagatti ha una seconda opportunità. Se la vuol giocare al massimo, stavolta. Senza farsi sorprendere.
 “Preparazione perfetta, senza intoppi, eccellente condizione. Mi sento veramente bene. Sono pronto alla battaglia più dura. Massima determinazione. L’altra volta non fu così. Venivo dall’infortunio ad una costola, avevo dovuto interrompere gli allenamenti per una decina di giorni e anche saltare delle sessioni di guanti. Una preparazione, dunque, che venne condizionata da quel contrattempo. Non potevo avere il ritmo giusto sul ring del PalaPalestre. Sapevo di non essere reattivo come avrei voluto e come sarebbe stato necessario”. 
“Con il maestro Nico Bonazza abbiamo collaudato scrupolosamente determinante azioni, portando avanti un piano tecnico-tattico mirato a contrastare un avversario dalle caratteristiche di Arblin Kaba”.
Nella palestra della Pugilistica Padana si è lavorato particolarmente sul gioco di piedi, sulla mobilità di gambe. Dentro e fuori, dentro e fuori. Questa dovrà essere la strategia del ventinovenne superleggero ferrarese. Per non offrire mai un facile punto di riferimento a Kaba.
Daniele Zagatti racconta: “Questo titolo di livello internazionale è il motivo che mi ha spinto a ritrovare la via della palestra. Era talmente forte la delusione per la sconfitta di novembre, davanti alla mia gente, che ho avuto una crisi di rigetto. Per tre mesi non ho messo piede in palestra. Per tre mesi non mi sono allenato. Avevo necessità di staccare la spina, di prendermi una lunga pausa di riflessione”.
Daniele doveva ritrovare se stesso. Capire se valesse ancora la pena fare tanti sacrifici e fatica e rinunce. Il dolore fisico lo puoi accettare (e Daniele ne sa qualcosa, tre operazioni chirurgiche allea mano destra fra il 2020 e il 2021) ma devi avere un sogno che puoi raggiungere.
“Mi ero rotto le scatole di fare sacrifici e non ottenere risultati importanti”.
La solitudine del pugile sconfitto. Zagatti l’ha sentita intensamente, a cavallo tra la fine dell’anno scorso e i primi mesi di questo 2022. Lo divorava il dubbio. Fine dei giochi? Una eventualità che ha davvero sfiorato la mente del pugile ferrarese. Lo si capiva chiaramente quando, nella propria pagina Facebook il 2 di marzo, rispondeva così a dei tifosi: “Ho ripreso da poco ad allenarmi dopo un bel periodo di pausa. Ancora non so quando e se tornerò a combattere… per adesso mi rimetto in forma e poi vedrò”.
Il “poi” è stato un sì.
Zagatti rivela perché ha scelto di proseguire con la boxe. “Momo Duran ha fatto un grande lavoro, mi ha aiutato a non buttarmi via rivelandomi che stava lavorando su un progetto particolarmente stimolante. Di fronte a questa possibilità sono tornato in palestra a lavorare. E quando la possibilità è diventata realtà, è stato bellissimo. Ho assaporato un’emozione forte. Non avrei mai immaginato che un giorno sarei salito sul ring per un titolo targato WBC.
 
 
Grande occasione, che bisogna sfruttare. Pur sapendo che sarà una sfida dura, difficile. Per Arblin Kaba ho enorme rispetto. Lo considero il miglior peso superleggero d’Italia. Sono contento di affrontarlo di nuovo, perché se voglio diventare un campione debbo battere i più forti. E lui è il numero 1 in questa categoria. Kaba è l’uomo da battere, dunque. E io adesso sento di avere le risorse, le caratteristiche e la condizione per metterlo in difficoltà”.
In difficoltà lo aveva già messo, ma per poco tempo, troppo poco per cambiare il destino di un match. Mi riferisco a quel tempestoso sinistro, nel corso del sesto round, del combattimento di novembre. Quello con il titolo italiano in palio. Zagatti aveva perso i primi cinque round, rigido, non trovava la giusta misura. Improvvisamente, quel lampo nella notte. Il sinistro del ferrarese a inchiodare Kaba contro le corde, dopo avergli fatto piegare le ginocchia. Poteva chiudere lì. Gli è mancato il killer instinct. Gli è mancato un secondo colpaccio.
“Quante volte, quante volte ho pensato a quel momento, a quell’azione, a quell’attimo che mi è fuggito via quando avevo l’avversario davanti e in sofferenza. Colpa mia, colpa mia. Ogni volta che ci penso, mi faccio assalire dal nervoso…”.
Ma è storia vecchia, ormai. Fra due sere, sarà tempo di un’altra sfida e di un’altra avventura.
 

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