
di Gualtiero Becchetti
Ne aveva viste tante nella sua vita.
Persino troppe.
Aveva inseguito i guantoni sin da bambino annusandone il puzzo di sudore a distanza come una cane da tartufi e ascoltando il loro tipico suono come fosse un assolo di violino. Non aveva mai fatto troppe differenze tra piccoli e grandi eventi. La boxe, per lui, era comunque boxe. La riteneva intrisa di una nobiltà che trascendeva ogni altra cosa. E tale nobiltà l’affascinava sempre allo stesso modo, in Italia o all’estero, sia che in palio ci fossero importanti cinture e medaglie d’oro oppure soltanto pallide vittorie destinate a svanire alle luci dell’alba.
Poi il tempo era cominciato a correre sempre più veloce, simile ad una frana che precipita dal monte.
Lo misurava con il colore dei propri capelli ma anche con i mutamenti che avvenivano nel ring.
Non c’erano più i fantastici campioni patrimonio comune dell'umanità; erano scomparsi dai giornali gli articoli che sembravano pagine di letteratura; le poltroncine vuote dei palasport superavano spesso quelle occupate; le televisioni relegavano a notte fonda gli incontri, come se li considerassero seccature da nascondere in orari nei quali non disturbavano nessuno.
E infine l'ex-meraviglioso popolo della boxe che tra un incontro e l’altro discuteva animatamente sull’andamento dei match, sulle storie, le imprese e le delusioni dei protagonisti e attendeva l’appuntamento del giorno dopo al bar per continuare a litigare in nome di un profondo amore condiviso. Scomparso. Finito. Muto.
I tanti appassionati erano diventati pochi; gli intenditori erano trasmutati in parlatori; i tifosi-intenditori dal simpatico sberleffo avevano lasciato il posto agli incompetenti-cercatori di risse.
La boxe diventava un po' alla volta vecchia. Sì. Da eterna...a vecchia! Ed é difficile spiegare tale differenza a chi la vive solo come un cruento scambio di pugni in faccia, più vicina ad una rissa da strada che alla Nobile Arte di cui erano stati portabandiera uomini di immensa cultura, perché sapevano che "dentro" il pugilato é sempre tanto più grande che "fuori".
Qua e là, in mezzo alle macerie, comunque qualche verde gemma infrange tuttora il grigiore. Un miracolo della natura. A quella s’aggrappa lui, ora. Richiede fatica, pazienza e amore cercarla, ma la si trova...
La speranza é che la gemma ridiventi un giorno foresta e che nemmeno stavolta il pugilato morirà.
Alla faccia della logica. Alla faccia delle pandemie.



