
di Gualtiero Becchetti
Se si riflette sulla diffusione dello sport, emerge senz’ombra di dubbio che tra le numerosissime discipline esistenti solo alcune sono universali e cioè praticate in ogni angolo del mondo; tra queste per prime l’Atletica Leggera e il Pugilato. Non il Calcio, né il Ciclismo, né lo Sci , né il Nuoto né le tantissime altre specialità proprie dell’era più o meno moderna.
E non è difficile capirne le ragioni.
Boxe e Atletica richiedono attrezzature minime e alla portata di tutti e soprattutto affondano le radici nell’ancestrale istinto competitivo dell’essere umano. I nostri antenati, per divertimento e per desiderio di mettersi alla prova (proprio come fanno anche i bambini di oggi), si sfidavano nei modi più naturali e semplici: correndo, saltando, lanciando e…battendosi l’un contro l’altro! Remoti reperti archeologici e versi di antichi poeti ne sono l’incontestabile testimonianza.
Pugilato e Atletica sono così connaturati nel DNA dell’umanità dei cinque continenti da essere sopravvissuti a tutto: guerre, carestie, pestilenze, mutamenti culturali, politici e religiosi. In certe epoche sono state sulla cima e in altre nel punto più basso del fosso, ma sempre hanno continuato a respirare e a consegnare il proprio testimonio alle generazioni future.
I dispetti e le bizzarrie della storia rimescolano ininterrottamente le carte e di ciò bisogna essere coscienti ma, grazie al Cielo, anche l’azione dell’uomo influisce in bene o in male su quanto lo circonda.
E riguardo a ciò, un’osservazione…
Nel volgere di vent’anni in luoghi a noi vicini, dov’era ormai rinchiuso in un impolverato baule da cantina, il pugilato è ritornato in ottima salute e vive la soddisfazione dei riflettori perennemente accesi sopra di sé.
In Italia, il contrario. E ci mancava pure la pandemia, che evidentemente (secondo molti "scienziati") ammorba soltanto gli atleti degli sport individuali ma non migliaia di persone ammassate una sopra le altre e calciatori che s'abbracciano come manco Romeo e Giulietta...Ma lasciamo perdere!
Da disciplina sportiva popolare ed amata la boxe s’è ridotta ad attività di “nicchia”, tenuta in vita per la passione e la tenacia degli ultimi “giapponesi”, refrattari anche alla sola ipotesi di arrendersi.
Se questo è purtroppo accaduto e se dal cielo non sono cadute gocce di pioggia ma ciottoli di torrente, ci si vuole chiedere il perché? O no?
Inutile, noioso, banale, ripetitivo ricordare i bei tempi andati. Puzzerebbe di muffa e di stantio. Ma domandarsi le ragioni di un crollo verticale, è peccato? Chiedere le cause della malattia per trovare la cura é un'idiozia?
Sì, evidentemente! Almeno per alcuni.
Ma finché non si sentirà qualcuno riconoscere gli errori commessi senza nasconedersi dietro la foglia di fico, non si uscirà mai da una crisi che somiglia ad un lungo sonno comatoso.
Se ogni tanto c'é chi osa dubitare dei timonieri e delle rotte seguite, viene trattato come uno che bestemmia contro Giove e tutto l’Olimpo e ritenuto meritevole di punizione divina o almeno ricoperto di totale disinteresse.
Ma chi ama il pugilato è perfettamente consapevole che se da qualche lustro la boxe verde-bianco-rossa è finita dalle arene e dagli stadi allo sgabuzzino della “roba vecchia”, dalle grandi emittenti televisive e dalle prime pagine dei quotidiani sportivi alle brevi balbettanti ai margini dei necrologi e degli annunci di massaggiatrici cinesi, la responsabilità di qualcuno (in ogni settore del pugilato nazionale, sia chiaro!) deve per forza esserci.
Però non succede mai nulla!
Al massimo si colpevolizzano i soliti pugili, si sparla un po’ di qualche tecnico, si punta il dito su arbitri e giudici, si sputtana qualche sigla mondiale, si alza il sopracciglio (ma con prudenza...) per le malefatte dell’Aiba…
E non succede mai nulla!
Come capita purtroppo talvolta nella sale chirurgiche: tutti bravi, tutti professionali, tutti attenti. Intervento perfettamente riuscito…Ma paziente morto!
La colpa? Di chiunque, fuorché di chi stava attorno al lettino…
Non sarebbe giunto il momento di provare (almeno provare!) a trascinare il povero pugilato fuori dallo sgabuzzino?
O lì dentro s'é chiuso con le sue stesse mani?



