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Al Fight Club Fragomeni di Milano si insegna la boxe: quella vera !

 Fragomeni Club a Milano

 

( di Sergio Arcobelli )  L’importanza di seguire i propri sogni. Nella vita di ognuno di noi c’è un sogno da realizzare. A volte, anche più di uno. Realizzato il primo, c’è chi non si accontenta. Come Giacobbe Fragomeni, che dopo essersi laureato campione del mondo WBC dei pesi massimi-leggeri il 24 ottobre 2008 davanti al proprio pubblico battendo il ceco Rudolf Kraj ne ha realizzato un altro: e cioè aprire la sua palestra, il Fight Club Fragomeni (in via San Vito 10, in pieno centro a Milano, a pochi metri dalle Colonne di San Lorenzo),nella foto di Marco Chiesa .

Palestra che nel caso di Fragomeni assume un valore ancora più profondo e salvifico. Sì perché è stata la salvezza di Fragomeni quando, all’età di 20 anni, decide di entrarvi – inizialmente - con l’obiettivo di perdere peso. “Un grasso, ciccione e flaccido", queste le parole usate dal suo primo maestro, Ottavio Tazzi, per descrivere la forma fisica del giovane Giacobbe, a quel tempo turbato da mille problemi familiari. Succube di violenze domestiche da parte del padre che, come ha rivelato tempo fa lo stesso Fragomeni, “beveva, giocava d’azzardo, tornava a casa ubriaco e picchiava mia madre e le mie sorelle”, Giacobbe trova in Ottavio Tazzi, detto “il nonno”, un secondo padre, colui che lo tiene lontano dalle cattive compagnie del quartiere Stadera, periferia sud di Milano, e dalla tossicodipendenza.

Non solo: gli fa scoprire la nobile arte. Pian piano Fragomeni riesce a ricostruire la sua vita. Fino a quella notte da sogno del 2008, quando a Milano, nella sua città natale, si laurea campione del mondo. Mica male per un “grasso, ciccione e flaccido”…

 

Giacobbe, qualche anno lei fa dichiarò di voler aprire una palestra. Finalmente ha realizzato il suo sogno.

“L’ho aperta a settembre, ma non è stato per niente facile. La cosa è andata per le lunghe, almeno tre anni per definire il tutto. Alla fine io e mia moglie Sara abbiamo aperto qui in via San Vito, sebbene con un anno di ritardo. Ora vorrei recuperare il tempo perso, ma certo questi tre mesi di stop per il Coronavirus non ci volevano, perché i numeri dei nostri iscritti erano in crescita. Ma abbiamo già riaperto. Siamo ripartiti”.

Il protocollo di sicurezza cosa comporta?

“Comporta che nella palestra ci debba essere un distanziamento tra le persone, le quali hanno l’obbligo di portare con sé la mascherina. E quindi non possiamo fare entrare più di 14 persone:per questo, per ora manteniamo 6 persone in una sala e 6 nell’altra, mentre sul ring per ora ho fatto salire solo i fratelli. D’altronde, i pugili non possono fare ancora contatto. Così è stato deciso, ma dopo il 25 giugno si potrà riprendere.Per fare allenamento, bisogna prenotare il giorno prima o almeno due ore prima; per quanto riguarda le docce, ne ho 4, due per gli uomini e due per le donne, ma bisogna aspettare il proprio turno. Stiamo rispettando quelle che sono le linee guida”.

FragoMeni palestra 2Foto Paolo Robaudi

Cosa insegna al Fight Club? A che ora è possibile fare allenamento? Quali le fasce di età?

“La palestra è apertadalle 7 alle 21.30, dal lunedì al sabato, il sabato però solo mezza giornata, dalle 9 alle 14. Insieme al mio amico facciamo cross-fit funzionale e corsi pugilato, per tutte le fasce di età, dai ragazzini di 8-10 anni fino agli adulti di 50-60-70 anni. Insomma, chi ha voglia di venire è il benvenuto. Vi aspetto al Fight Club per portarvi ovunque vogliate arrivare”.

Ora lei è maestro di pugilato, come Ottavio Tazzi. È lui l’allenatore a cui si ispira?

“Negli anni, ho acquisito un bagaglio di esperienza importante, ho avuto dei bravi allenatori: prima il “nonno”, poi Patrizio Oliva, il dottor Bosco, Dino Sangiorgio, che è stato il preparatore atletico del Posillipo nuoto.Ma la base del pugilato è quella del nonno, quella che mi ha insegnato e che viene prima di tutto il resto. Al giorno d’oggi, tanti fanno il corso da insegnante senza aver avuto la fortuna di avere dei maestri come li ho avuto io. Cosa fanno queste persone? Studiano, prendono il brevetto, ti allenano, ti mettono sul ring, però non ti insegnano la tecnica, la tattica, in gergo pugilistico non ti insegnano a camminare pugilisticamente. Non è colpa loro, semplicemente nessuno gliele ha insegnate. Io ho avuto la fortuna di avere la base del pugilato e insegno questo. Perché senza la base, non puoi fare cose, come dire, estrose. Invece la gente spesso vuole fare subito cose estrose”.

Quali sono i suoi principi cardine del pugilato?

“La prima cosa che devi fare è guadare sempre negli occhi l’avversario. Secondo: “passare sotto” ai colpi dell’avversario.Perché prima di darle devi pensare soprattutto a difenderti:questo mi hanno insegnato. E cioè che pur essendo io un attaccante, mi hanno insegnato a schivare i colpi e a cercare di non prendere i colpi perché i colpi fanno male. Tutti siamo capaci a dare le botte, pochi a prenderle: io insegno questo, a difenderti, più che attaccare. Se poi ti difendi sai anche attaccare”.

I giovani d’oggi vogliono tutto e subito. E’ così?

“Io all’inizio non faccio fare mai il contatto, specialmente con quelli troppo giovani. Molti arrivano come se devono spaccare il mondo, ma poi alla fine quando iniziano a fare un po’ di allenamento spinto, quando iniziano a capire cos’è il pugilato, mollano e tanti non tornano più. Perché capiscono che è un lavoro duro, di sacrificio. Dico ai ragazzi: quando venite qui in palestra dovete venire con la mente libera. Come diceva il nonno, dovete venire qui e divertirvi, dovete fare fatica divertendovi. Devi venire con la voglia di dire: dai, c’è Giacobbe, c’è il mio maestro, mi alleno con lui e tutti gli altri. Devi venire in palestra con la voglia di allenarti, non fare e disfare la borsa, e pensare“ah che palle devo andare ad allenarmi…”. Se ti viene questo pensiero stattene a casa, non venire”. 

Il fatto che alcuni ragazzi poi mollino, fa sì che ci siano meno pugili di talento nel nostro Paese. Cosa pensa del fatto che la nazionale maschile che andrà a Tokyo 2021, a differenza dei suoi tempi, non ha nessuna speranza di vincere medaglie?

“E’ un momento di crisi per il movimento italiano, come dimostrano le ultime Olimpiadi di Rio. Innanzitutto, hanno sbagliato una cosa rispetto ai nostri tempi. Ad esempio, quando era il mio periodo noi grandi avevamo i “piccoli” Clemente Russo, Roberto Cammarelle, eccpronti a subentrare. C’è stato il ricambio, oggi invece non ci sono ricambi. Dovrebbero fare come fanno tutte le altre nazioni, che quelli subentrati, dopo 4 anni di nazionale, poi facciano il salto tra i professionisti. Invece molti pensano ad entrare nei gruppi militari e quindi nessuno poi passa professionista, anche se di recente hanno messo la regola che si può passare professionista anche se sei in un corpo militare. E poi, diciamolo: fare il professionista è tutto un altro mondo. Ed invece si pensa a far fare le Olimpiadi anche ai più esperti, penso a Damiani, che lo hanno tenuto quando doveva passare professionista, perché consapevoli che potesse vincere la medaglia alle Olimpiadi”.

FRAgomeni palestra 3

Foto Paolo Robaudi

Le Olimpiadi sono un obiettivo di Clemente Russo: che cosa ne pensa?

“Clemente spero che possa farcela, ma vi dirò una cosa: il suo tempo è finito. Tutto ha il suo tempo, ora ci sono giovani, molti più forti e veloci ed entusiasti, che hanno voglia di vincere. Non so se lui abbia la grinta e la voglia di andare avanti. E di vincere. Anche questo c’entra…In Italia i pugili ci sono, ma un altro errore enorme che viene fatto è quello dei campionati italiani, lì dove potrebbero uscire fuori i pugili più promettenti. Qual è l’errore? Far disputare i campionati italiani a chi fa Olimpiadi, Mondiali, a chi è in nazionale insomma; ed invece dovrebbero lasciarli a casa, per capire chi sono gli altri atleti più promettenti in circolazione. Perché se il Cammarelledi turno si trova ad affrontare uno che è appena arrivato, di certo non puoi capire le potenzialità dell’altro ragazzo. Perché il Cammarelle di turno se lo mangia. Questo è sbagliato. È un errore grosso. Un errore grosso che fa la Nazionale”.

Adesso a Milano va di moda Scardina. Cosa pensi di lui? Anche lui viene dalla periferia sud, da Rozzano. Neanche tanto lontano dal suo quartiere, lo Stadera.

“Lui è un pugile mediatico, nel senso che conosce tante persone, ed è diventato un personaggio; e poi sta anche con quella ragazza (Diletta Leotta, ndr). Lui sta facendo il suo percorso pugilistico, sta crescendo però pugilisticamente non ha ancora fatto qualcosa di importante. Penso che arriverà il suo momento. Lui però con la sua pubblicità fa bene al pugilato, almeno porta i vip, e fa conoscere questo sport alle persone e ai ragazzi, smaniosi di venire in palestra ad allenarsi. Adesso è pieno di ragazzi che viene in palestra a dare pugni al sacco. Bisogna cavalcare l’onda e sfruttare questa cosa a nostro favore”.

FRAGOMEni fight Cancella

Foto Paolo Robaudi

Passano gli anni, ma lei a 50 anni dimostra una forma invidiabile. Cosa pensa di Mike Tyson che vuole tornare sul ring a 53 anni?

“Non so se salirà davvero sul ring e se affronterà qualcuno, ma se dovesse farlo, spero che abbia la grinta agonistica, quella che ti fa andare avanti, quella voglia di vincere, di annientare l’avversario. Se lui a 53 anni ha un sogno, perché non può provare? Si ripete spesso: devi sempre cercare di raggiungere i sogni, devi fare quello che ti senti di fare. Mike è vecchio? No, si è vecchi perché sono gli altri che ti fanno diventare vecchio. Ti dicono: hai 50 anni e sei vecchio, non puoi combattere.Se poi quando superi l’ostacolo, vinci la sfida, cosa succede? Tutti salgono sul carro del vincitore. E a me questa cosa non piace. Chiaro, il suo avversario, se mai ci sarà, avrò tutto da guadagnare, al contrario di Mike, il quale ha tutto da perdere, perché lui è Mike Tyson. Lui è il pugilato”.

 

Fragomeni in trionfo

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