Un peso massimo e una grande sorpresa
Andy Ruiz ha 30 anni e qualche mese essendo nato a Imperial, California, l'11 settembre 1989. Attaccatissimo alle sue origini messicane ha in effetti combattuto da dilettante per i colori del più esteso Paese del Centroamerica di cui è stato due volte campione nazionale. A livello internazionale non è però mai riuscito a ben figurare in una grande manifestazione internazionale. E' passato professionista nel 2009 ed è guidato da Manny Robles, ex tecnico della nazionale statunitense. La sua è stata una crescita lenta e costante, il primo avversario imbattuto superato con un po' di match all'attivo fu Joe Hanks a Macao nel 2013. Soprattutto le vittorie su Tor Hamer, Siarhei Liakhovic e Ray Austin lo hanno fatto salire nella graduatoria della sigla WBO al punto da arrivare a sfidare il loro campione, il neozelandese Joseph Parker, dal quale è stato battuto a casa sua, Auckland, con una majority decision nel dicembre 2016. Assente dal ring per oltre un anno è rientrato nel 2018 e ha poi battuto Kevin Johnson e Alexander Dimitrenko.
Improvvisamente è stato chiamato a sostituire Jarrell Miller che avrebbe dovuto battersi contro il campione di sigla WBA, IBF e WBO Anthony Joshua al debutto statunitense di quest'ultimo al Madison Square Garden. Miller infatti era stato colto positivo a un controllo antidoping e squalificato. Ruiz era sfavorito in modo proibitivo, persino deriso per il suo aspetto fisico non da atleta. Eppure sul ring le cose andarono molto diversamente da quanto atteso. Atterrato al 3° round, Ruiz si era rialzato per atterrare a sua volta Joshua che, dopo 4 knock down, era stato dichiarato sconfitto al 7° round.

La rivincita effettuata il 7 dicembre 2019 nell'inusuale cornice desertica dell'Arabia Saudita, vedeva un Ruiz battuto nettamente ai punti dopo essersi presentato in condizioni fisiche deplorevoli, oltre 15 libbre in più rispetto al primo incontro.
Alto un metro e 88 centimetri, "promosso" prima da Bob Arum e poi dal 2018 da Al Haymon l'aspetto fisico grassoccio di Ruiz nasconde una eccellente velocità di braccia, una ottima tecnica e un buon pugno. Certamente però è ben diverso se si presenta parecchio in sovrappeso, cosa che gli impedisce la mobilità necessaria per affrontare "entrando" gli avversari più alti che fra i massimi di nuova generazione certamente non mancano. In sostanza la tendenza a cibarsi disordinatamente in particolare di cibo non adatto è il suo avversario più pericoloso. In tempi di blocco dell'attività si sono fatte numerose ipotesi su possibili incontri futuri ma certamente le sue possibilità sono molto legate alle condizioni fisiche. Certamente sarà un altro allenatore a seguirlo, Eddy Reinoso, e sotto le bandiere della Golden Boy di Oscar De La Hoya.



