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La verità, vi prego, su Sonny Liston

Un mistero irrisolto, anzi due

 

Naturalmente il titolo scelto per questo articolo riguarda una richiesta impossibile e parafrasa un'altra richiesta impossibile che si rifà a un libro e a un film che ne è derivato, cioè "La verità, vi prego, sull'amore". Nessuno saprà mai cosa sia successo veramente sia a Miami che a Lewiston, i protagonisti sono morti e così gran parte di chi stava loro intorno, ma ci si può avvicinare alla verità con alcune considerazioni di cui io sono invece certo. Sono stati scritti alcuni libri in merito, ultimo dei quali in italiano, un bel lavoro di Maurizio Ruggeri, giornalista RAI con la passione del pugilato. Personalmente penso di averli letti tutti in italiano o in inglese. Io me ne sono interessato in particolare scrivendo "Fix!" (edizioni Bradipolibri) perché essendo quello un testo che si occupa dei rapporti fra mafia e boxe sarebbe stata una grave mancanza non parlare di Liston, i cui rapporti con la mafia sono provati, e di questi due oscuri match.
 
Sonny Liston (1932-1970) - Find A Grave Memorial Carcere, Anni '70

 

La questione della data di nascita, di cui si occupa oggi altro articolo, è importante ma non fondamentale e tra l'altro divide chi ha scritto biografie diverse sul peso massimo dell'Arkansas. Non intendo poi certo in un articolo riassumere tutta una vicenda che richiede molto più spazio. Ma l'impressione netta che ho a distanza di oltre mezzo secolo da quegli avvenimenti è che l'atteggiamento sia troppo cambiato e vada invece ricondotto alle reali dimensioni di quanto avvenne, di ciò che risultò all'epoca. La popolarità di Ali è diventata infatti tale, da vivo e da morto, che mettere in dubbio qualsiasi cosa che lo riguardi sembra sconfinare nell'iconoclastia. Invece, al di là dei suoi grandi meriti, sarebbe bene ricordarsi anche delle cose meno commendevoli che poche non sono state, comprese certe avventure politiche incautamente affidategli e improvvidamente accettate senza una adeguata preparazione come se, viceversa, un grande politico potesse salire sul ring con lo stesso successo. Il succo del discorso che vi faccio è che se non si fosse trattato di un protagonista di tale grandezza mediatica, seppure posteriore, lo scandalo sarebbe tuttora vibrante senza ridursi a un celebre scatto fotografico che tutti abbiamo presente.

Posteriore? Certo, perché all'epoca il sentire comune, con un Ali non ancora personaggio di tale portata, era ben diverso. Giorni fa il nostro sito si è occupato delle corrispondenze dagli Stati Uniti di Lino Manocchia, un giornalista senza peli sulla lingua, che parlò apertamente di truffa, di scandalo, di capolinea per la credibilità residua della boxe. Come lui Gianni Minà, salvo poi cadere folgorato sulla via di Damasco, o meglio di Louisville, come molti. Tre anni fa proprio Maurizio Ruggeri chiamò a partecipare alcuni giornalisti come Dario Torromeo, e modestamente il sottoscritto, a una trasmissione serale su quei due match. Era invitato anche Gianni Minà che si sottrasse, chissà se casualmente, all'invito.

Tornando a quei due match sapete che un file dell'FBI ha archiviato il secondo come sicuramente truccato? FBI non un blogger qualsiasi. O che un quotidiano statunitense pubblicò sarcasticamente la cronaca della farsa di Lewiston nelle pagine della finanza? Che dopo il primo incontro sia una guardia del corpo che lo sparring di Liston, Foneda Cox, si lamentatono con Liston per avere perso dei dollari puntando su di lui e la risposta fu che se avesse detto prima come stavano le cose era bello pronto un cappotto di cemento?  Non un cappotto ma qualcosa di simile gli fu preparato, in effetti, pochi anni dopo.

Liston con la moglie Geraldine

 

Non è necessario che Ali sapesse prima la verità, impossibile non l'abbia capita dopo, in effetti quella famosa fotografia mostra Ali che intima a Liston di rialzarsi. Lui sapeva benissimo che il buffetto che gli aveva tirato non poteva avere avuto quell'effetto platealmente disastroso. Nessuno voleva quel match tanto che finì a Lewiston dove, ci sono stato, non c'è proprio nulla, in un modesto palazzo del ghiaccio. Così come sono stato, con moglie e suocera al seguito in una canicola terribile, al cimitero dove è modestamente sepolto uno dei più grandi pesi massimi della storia. Per altri un mausoleo per lui una piccola pietra. Liston era un mezzo delinquente, per colpa sua o meno o per destino. Sarà che le storie dei grandi perdenti affascinano, ma a me interssava l'altra metà. Quella di, appunto "A Man".

 

 
 

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