Un mistero irrisolto, anzi due

Posteriore? Certo, perché all'epoca il sentire comune, con un Ali non ancora personaggio di tale portata, era ben diverso. Giorni fa il nostro sito si è occupato delle corrispondenze dagli Stati Uniti di Lino Manocchia, un giornalista senza peli sulla lingua, che parlò apertamente di truffa, di scandalo, di capolinea per la credibilità residua della boxe. Come lui Gianni Minà, salvo poi cadere folgorato sulla via di Damasco, o meglio di Louisville, come molti. Tre anni fa proprio Maurizio Ruggeri chiamò a partecipare alcuni giornalisti come Dario Torromeo, e modestamente il sottoscritto, a una trasmissione serale su quei due match. Era invitato anche Gianni Minà che si sottrasse, chissà se casualmente, all'invito.
Tornando a quei due match sapete che un file dell'FBI ha archiviato il secondo come sicuramente truccato? FBI non un blogger qualsiasi. O che un quotidiano statunitense pubblicò sarcasticamente la cronaca della farsa di Lewiston nelle pagine della finanza? Che dopo il primo incontro sia una guardia del corpo che lo sparring di Liston, Foneda Cox, si lamentatono con Liston per avere perso dei dollari puntando su di lui e la risposta fu che se avesse detto prima come stavano le cose era bello pronto un cappotto di cemento? Non un cappotto ma qualcosa di simile gli fu preparato, in effetti, pochi anni dopo.

Liston con la moglie Geraldine
Non è necessario che Ali sapesse prima la verità, impossibile non l'abbia capita dopo, in effetti quella famosa fotografia mostra Ali che intima a Liston di rialzarsi. Lui sapeva benissimo che il buffetto che gli aveva tirato non poteva avere avuto quell'effetto platealmente disastroso. Nessuno voleva quel match tanto che finì a Lewiston dove, ci sono stato, non c'è proprio nulla, in un modesto palazzo del ghiaccio. Così come sono stato, con moglie e suocera al seguito in una canicola terribile, al cimitero dove è modestamente sepolto uno dei più grandi pesi massimi della storia. Per altri un mausoleo per lui una piccola pietra. Liston era un mezzo delinquente, per colpa sua o meno o per destino. Sarà che le storie dei grandi perdenti affascinano, ma a me interssava l'altra metà. Quella di, appunto "A Man".



