
A Town Hall, in Australia, sabato prossimo andrà in scena un incontro di certo non destinato ad essere tramandato ai posteri, ma egualmente degno di nota considerando come, per l'ennesima volta, gli organizzatori con la compiacenza di sigle mondiali siano in grado di rivoltare in un attimo anche le più elementari nozioni geografiche delle quali siamo in possesso...
Si batteranno, per il vacante titolo Orientale dei pesi supermedi Wbo, il 34enne pugile locale Jayde Lee Mitchell (20-1-0; 10 ko), la qual cosa ha una propria logica, e il 37enne ungherese residente a Basilea, in Svizzera, Istvan Szili (23-2-2; 13 ko), che nel 2012 sconfisse Di Fiore per kot e nel 2014 pareggiò con Signani a Gatteo Mare, per la cintura UE.
Senza volere mettere in discussione il valore tecnico del match (forse migliore di altri che vengono disputati per titoli internazionali minori), viene però spontaneo domandarsi che cosa mai "c'azzecchi" un ungherese che abita in Svizzera con l'Oriente! Possibile che i promoter e la Wbo non avessero potuto trovare tra i supermedi un dignitoso competitore con reali radici appunto in Oriente? Sembra una questione di scarsa rilevanza e probabilmente é così, almeno rispetto ad altri e ben più impellenti problemi che gravano sul pugilato, ma non ci si rende conto che anche da particolari ridicoli e grotteschi come questi nasce la scarsa credibilità riservata troppo spesso alla Noble Art?



