
Un derby che vale da spareggio per una sfida mondiale anche se Smith non fa il peso
di Matteo Biancareddu
La ragione per cui la boxe britannica gode di ottima salute è esemplificata dal match tra i superwelter Liam Smith e Liam Williams, che si affrontano nel sottoclou della riunione imperniata sulla sfida tra Flanagan e Petrov. Altrove nel mondo, due pugili come i due Liam, ancora ambiziosi e popolari, eviterebbero di collidere per avere la strada spianata verso i match che contano; nel Regno Unito, invece, due elementi simili non mancano mai di incontrarsi, così da rinfocolare il mai sopito interesse del pubblico verso la boxe. E’ evidente che entrambi hanno molto perdere in questa sfida, che sarà un trampolino di lancio solo per il vincitore. Ma Smith e Williams – l’uno di Liverpool, l’altro di Manchester – offriranno al pubblico quel genere di incontri che lo spettatore pagante si aspetta di vedere: un combattimento maschio, animoso ed esaltante, tra due pugili decisi a profondere il massimo sforzo possibile.
Essendo Smith e Williams i migliori superwelter britannici, è in gioco non solo il viatico d’accesso a una sfida iridata, ma anche la questione del primato territoriale, come nel più classico dei derby. E non ci stupiremmo se, a riunione conclusa, ci trovassimo a constatare che il vero clou della manifestazione sia stato il match tra Smith e Williams anziché quello tra Flanagan e Petrov.Purtroppo ieri sera una nube si è addensata su Liam Smith che non è riuscito a scendere sotto i 70.59 kg ( limite dei superwelter69.853 kg) e quindi il match ,per lui ,non potrà essere valido per la cintura Wbo interim.
Liam Smith (24-1-1, 13 KO), ventottenne di Liverpool, è il più noto dei due contendenti. Appartiene a una folta dinastia di pugili: suo padre era un “prizefighter”, e lo sono anche i tre fratelli Paul, Stephen e Callum, tutti professionisti. Dei quattro, Liam è il terzo in ordine di nascita e l’unico ad aver detenuto un titolo di sigla, quello WBO dei superwelter. Lo vinse nel 2015 mettendo KO a Manchester lo statunitense John Thompson; poi l’ha difeso due volte, con altrettanti KO sul concittadino Jimmy Kilrain Kelly e sul montenegrino Predrag Radosevic. Infine, l’ha perso al cospetto del messicano Saul “Canelo” Alvarez, uno dei pugili più forti al mondo, da cui è stato battuto con onore in nove round. Quella dura sconfitta, risalente al settembre scorso, resta l’unica nel record di Smith, che avrebbe i numeri e, supponiamo, l’integrità fisica necessari per ritagliarsi ancora uno spazio sul proscenio mondiale.
Questa ambizione, però, è condivisa da Liam Williams (16-0-1, 11 KO), gallese di ventiquattro anni. Imbattuto in diciassette match, Williams si è affermato come il secondo superwelter del Regno battendo in undici round l’allora invitto Gary Corcoran, londinese oggi ventiseienne, che figura tuttora tra i massimi esponenti britannici della categoria. Già campione del Regno Unito e del Commonwealth, Williams è il classico fighter inglese e coltiva esplicite ambizioni di gloria: c’è da scommettere che farà fuoco e fiamme nel tentativo di superare Smith.
Il match si preannuncia come una battaglia campale. Smith è l’elemento più tecnico, sebbene non sia certo uno stilista: possiede un jab educato e ottimi automatismi di risposta al jab altrui, come la flesso-torsione a sinistra seguita dal gancio sinistro doppiato sotto e sopra. Williams è un fighter più impetuoso, che dà il meglio nelle fasi a corta distanza; è meno pulito di Smith nell’esecuzione dei colpi, ma è dotato di un destro che fa male. L’ipotesi più accreditata sull’andamento del match è che il combattimento, dopo una fase di studio più o meno lunga, scivoli fatalmente sul terreno della corta distanza, risolvendosi in un duello all’arma bianca. Il favorito è Smith, che ha dalla sua la maggiore esperienza e la miglior tecnica; ma è certo che Williams non lascerà alcunché di intentato per battere Williams e strappargli il primato nazionale.



