
Domani sera l’imbattuto superleggero di Bologna affronterà il francese Tamaz Avdiev sul ring della Bolognina Boxe. Oggi le operazioni di peso. E alle ore 18 la presentazione di “Pugili” il nuovo appassionante libro di Dario Torromeo
di Maurizio Roveri
La prima volta. Arblin Kaba affronta per la prima volta un match sulla distanza degli otto round. Succederà domani sera a Bologna. Nella palestra della Bolognina Boxe, in via Gandusio 6.
Il ventiquattrenne superleggero, allenato dal maestro Paolo Pesci alla Boxe Le Torri, difende l’imbattibilità e va alla ricerca del nono successo consecutivo da pugile Professionista. Lo attende un test indicativo. L’avversario, il francese Tamaz Avdiev, è un “mestierante”, pugile con esperienza, diventato praticamente un collaudatore dopo un avvio promettente e interessante di carriera. Una sola vittoria, ad aprile 2017, negli ultimi 11 match sostenuti. Tuttavia, il trentaduenne nativo di Guebwiller (cittadina a 20 chilometri da Molhouse, nel Dipartimento dell’Haut-Rhin) sa stare dignitosamente sul ring. La sua resistenza e la capacità di tenere in qualche modo impegnati gli avversari gli hanno permesso di essere scelto per battersi per il titolo francese. Proprio l’ultimo combattimento disputato, il 31 marzo scorso, ha visto Tamaz Avdiev affrontare l’imbattuto e lanciatissimo Yannick Dehez (16 vittorie, 1 pari). In palio il titolo di campione di Francia dei pesi welter. Sul ring della “Salle l’argent”, a Mont-de-Marsan, prevalse Yannick Dehez. Ai punti. In 10 round. Dunque, Tamaz Avdiev è riuscito - in qualche modo - a reggere dieci riprese contro un avversario più giovane (ventiquattrenne), molto promettente, che era ancora imbattuto al momento dell’incontro con Avdiev. Quella sera, Dehez ottenne una vittoria limpida: 98 a 92 per due giudici (Denis Bollet e Mahfoud Tajeddine), però un terzo giudice (Marc Lemiere) assegnò una differenza minore, appena 3 punti per il campione in carica. Valutando di più, rispetto ai suoi colleghi, la prestazione di Avdiev.
Successivamente, all’inizio di novembre, Yannick Dehez ha conosciuto la prima sconfitta. Venendo detronizzato dall’ottimo Yaya Tlaouzidi, con verdetto unanime e comunque di stretta misura.
Frattanto, Tamaz Avdiev dopo la sconfitta per il titolo francese dei welter è sceso al ventinovesimo posto della classifica. Il suo record è di 9 match vinti e 12 perduti. Credo non abbia le risorse tecniche, e neppure la potenza (quando vinceva con una certa regolarità, lo ha fatto sempre ai punti, nessun successo prima del limite nel suo record da Pro) per contrastare Arblin Kaba.
L’italo-albanese che vive a Bologna è sorretto da una forte determinazione e - come superleggero - da una notevole fisicità. E’ pugile di ritmo, intensità. Molto attivo in fase offensiva, anche se ancor più efficace sa essere quando viene attaccato e può colpire duro d’incontro: freddo, pronto, rapido nel trovare uno spazio, un punto sguarnito nella guardia dell’avversario. Ed è allora che scatta il suo gancio destro. Che fa decisamente male. Anche con il gancio sinistro Arblin Kaba sa essere pericoloso. Oltre a portare bene montanti sotto e sopra. Ne sanno qualcosa Riccardo Battisti, battuto per KOT al primo round sul ring all’aperto di Terracina il 30 giugno 2017, e Gaetano Guttà anch’egli atterrato al primo round e costretto a subìre un duro kot al primo round il 6 luglio 2018 in Piazza Broletto a Mantova. Un’altra vittoria prima del limite… sarebbe stata quella dell’ultimo match, due mesi fa, il 13 ottobre nella Bolognina Gym, quando un David Afonso Pereira già in affanno venne fermato all’inizio del quinto round per una ferita dietro l’orecchio. Si andò alla lettura dei cartellini (ovviamente larga vittoria ai punti per Arblin, che s’era aggiudicato tutti i round), però il verdetto giusto sarebbe stato KOTC. Non essendovi state testate nè colpi poco puliti (l’incontro con Pereira è stato correttissimo), e avendo l’avversario dovuto sopportare a lungo l’azione massiccia di Kaba, era evidente che la ferita era stata provocata da un pugno. Infatti il pugile della Boxe Le Torri, nell’intervista dopo il match, mi parlò d’aver visto la ferita dopo aver portato un regolare gancio sinistro.
Un’altra volta Kaba ha vinto prima del limite, per squalifica di Fabio Selvaggio al terzo round nel “Santo Stefano” bolognese del 2016 allo Sferisterio. Era il giorno del debutto professionistico di Arblin, nato in Albania il 12 luglio 1994, trasferitosi da ragazzo in Italia.

E’ in Puglia che il giovanissimo Kaba si fa appassionare dal pugilato. Lo ha scoperto frequentando un’apprezzatissima palestra del Sud, quella della “Pugilistica Taralli”, a Foggia. Gloriosa Società Sportiva. Lì ebbe l’occasione di conoscere Luciano Bruno. Che è stato un grande pugile (da Dilettante vinse la medaglia d’Oro ai Mondiali del 1983, poi il bronzo ai Giochi Olimpici di Los Angeles 1984), da Professionista un avvio folgorante con 9 successi di fila e chissà dove sarebbe arrivato se… un infortunio alla mano non lo avesse costretto presto - troppo presto - ad abbandonare l’attività agonistica. A soli 24 anni). E poi è diventato un bravissimo Maestro. Luciano Bruno è l’uomo che ha insegnato le prime fondamentali tecniche della boxe ad Arblin Kaba. Nel corso del 2014 Arblin decide di frequentare la celebre Università di Bologna. E pertanto si trasferisce nella città delle Due Torri. Vuole continuare il pugilato. E sceglie la palestra della Boxe Le Torri, al Pilastro. Perfetto. Scelta felicissima. Lì lavora il Maestro Paolo Pesci, buon pugile professionista negli Anni Ottanta, campione d’Italia dei pesi welter nel 1989 e nel 1990. Sul ring è stato un apprezzabile tattico, pugile intelligente, dotato di raffinata tecnica difensiva. In palestra sa insegnare con sapienza e con equilibrio. Sa capire i ragazzi. E’ un eccellente motivatore. Per anni ha avuto, alla Boxe Le Torri, due valorosi superwelter Professionisti. Tobia Loriga e Simone Rotolo.
Loriga si allenava nella palestra del Pilastro negli anni in cui il pugile di Crotone viveva e lavorava a Bologna. Tobia - preparato da Pesci - è stato più volte Campione Internazionale dei superwelter IBF e successivamente campione d’Italia battendo Michael Pasqua dopo aver eliminato dalla corsa - con un match tatticamente magistrale - il lanciatissimo Sven Paris. E ha frequentato la palestra della Boxe Le Torri anche il bolognesissimo Simone Rotolo, bellissimo prodotto della Sempre Avanti dello storico maestro Romano Rubini (che è stato Maestro anche di Pesci). Quando Rotolo, ad un certo punto della carriera, lasciò il suo “padre pugilistico”, trovò ospitalità alla Boxe Le Torri. Simone Rotolo in carriera è stato 4 volte campione d’Italia (due da superwelter, due da peso medio) e 4 volte detentore del titolo Intercontinentale WBA dei superwelter. Inoltre, ha sfiorato la cintura di campione d’Europa, sconfitto soltanto per split decision in Germania da Sebastian Sylvester. Sicuramente Simone è stato uno dei migliori pugili nella storia della boxe bolognese.
Nel dopo-Rotolo, è proprio Kaba il migliore d’una città che ha perso progressivamente quel rapporto straordinario che aveva con la boxe negli Anni Cinquanta e Sessanta, anche nei Settanta. Quei tempi ruggenti non torneranno mai più. Tuttavia Arblin Kaba è il personaggio in grado di accendere nei bolognesi ancora un po’ di passione per lo sport della Noble Art.
Sotto la gestione tecnica di Paolo Pesci, in una palestra dove si lavora bene, Arblin Kaba è cresciuto progressivamente. Un saltino di qualità anno dopo anno. Io lo sto giornalisticamente seguendo da oltre quattro anni. L’ho visto progredire, prendere sempre più confidenza, irrobustirsi fisicamente, mettere su muscoli senza perdere nulla della sua rapidità di braccia e del suo ritmo. Diventando Professionista ha capito che la boxe è il suo mondo. E che può fare strada. E’ aumentata in Arblin la convinzione, soprattutto dopo la bella vittoria ai punti contro l’insidioso Mirko Marchetti (il quale nel maggio 2017 a Granarolo subì un knock down nel primo round) e il folgorante kot contro Riccardo Battisti, in trasferta, a Terracina, davanti ad un pubblico numeroso che era lì a sostenere a gran voce il proprio beniamino Battisti - al rientro - e che alla fine si trovò ad applaudire Kaba. Complimentandosi con lui. La peformance di Arblin a luglio di quest’anno nello stupendo scenario di Piazza Broletto a Mantova (quando Gaetano Guttà andò a sbattere dolorosamente sui ganci di Kaba) impressionò Francesco Ventura. Che di recente è diventato il suo manager.
Da circa un anno Arblin Kaba ha la cittadinanza italiana. Il primo obiettivo è diventare campione d’Italia dei superleggeri. Si comincia da lì. Dal tricolore. Una chance che deve arrivare nel 2019. Attualmente Kaba è al settimo posto della classifica italiana dei superleggeri. E’ passato “prima serie” da qualche mese.
Domani sera dovrà battersi sulla distanza delle otto riprese. Non le ha mai fatte. Ed è possibile che debba proprio farle tutte, poichè Tamaz Avdiev - il suo avversario francese - “tiene” i colpi, è uno abituato a vivere sulle corde, difendendosi in maniera attiva, schivando e bloccando. O proteggendosi con una guardia chiusa e le lunghe braccia a protezione di fianchi e stomaco.
Ti impegna. E’ uno che ti impegna, questo Avdiev. E’ smaliziato. Ti stanca. Kaba è chiamato a gestire energie e ritmi in questo test che non si annuncia difficile difficile ma che potrebbe essere impegnativo. Un esame di maturità in proiezione 2019. Anno d’assalto ad un titolo internazionale e al titolo italiano.

“PUGILI”. STORIE DA CONOSCERE, DA LEGGERE - Oggi alle ore 17 nella palestra della Bolognina Boxe il rito delle operazioni di peso di Kaba e Avdiev, con rapida conferenza stampa. Poi, alle ore 18, andrà in scena qualcosa di speciale per la palestra dove Alessandro Danè con tanto entusiasmo insegna pugilato. La passione per la boxe si trasformerà in momenti di cultura. Con il piacere di leggere e ascoltare racconti, storie, aneddoti, curiosità. E’ in programma la presentazione di “Pugili”. E’ il nuovo libro di Dario Torromeo. Interessantissimo. Come tutti i libri scritti da Torromeo, grande giornalista, scrittore sublime. La sua competenza, i suoi viaggi intorno al mondo conoscendo un’infinità di personaggi, e le tante intense emozioni vissute a bordo ring, hanno portato Dario Torromeo a raccontare in “Pugili” appassionanti storie. Così diverse, ciascuna con il proprio fascino, ma tutte collegate e unite da una profonda straordinaria passione per la boxe. Quello sport che ti ruba l’anima. Perchè, come dice l’autore nell’Introduzione, “La Boxe non è uno sport, è un virus che entra nel sangue e non se ne va più via. Basta un cerchio nella polvere per risvegliare la voglia di combattere. E’ un lampo che invita a ricominciare. L’età non ha importanza alcuna, il fuoco resta comunque acceso. Chi è pugile per un giorno, lo rimarrà per sempre”.
Sono storie di quaranta personaggi. Uomini da raccontare. Uomini che si raccontano. E allora, tuffandoci nella lettura, facendoci trasportare dallo stile scorrevole elegante e coinvolgente di Dario, viaggiamo conoscendo Bobby Chacon il guerriero di due titoli mondiali e di cinquantotto vittorie su sessantasei incontri, un idolo, eppure un uomo dannatamente solo, e Nino Castellini pugile siciliano dai capelli folti e mossi e un sorriso disarmante: inseguiva la felicità, ha trovato la morte. E poi, alla scoperta di Francisco Guilledo, un campione degli Anni Venti, detto Pancho Villa, era un grandissimo, volle combattere anche quando stava male, morì dopo il match, il giorno dopo la moglie diede alla luce il loro unico figlio. E ci sono storie di solitudine, di tristezza, di miserie. Duk-Koo Kim, quando le tragedie non finiscono mai. E James Scott le cui sole case erano il ring e la cella. La gloria e la vita tormentata di Hector Camacho un campionissimo che però era sempre in lotta con tutti, anche con se stesso e finì ammazzato. E il racconto di quell’incredibile estenuante combattimento fra Bowen e Burke terminato con un “no contest” dopo 110 round, il 6 aprile del 1893. Poi, la sfida fra le bombe per realizzare un sogno: la storia di tre pugili iracheni legati dal sogno olimpico, allenandosi in una palestra tra pareti crollate, sei guantoni in tutto, il muro a fare da punching ball. Il sogno diventa realtà per Waheed Abdulridha salito sul ring dei Giochi di Rio 2016. E quella storia è diventata un film, Hands of God, realizzato dal giornalista Riccardo Romani. Oggi, nella palestra della Bolognina Boxe, verrà proiettato.
E ancora: la storia di Humberto Soto grande Campione messicano che viveva in una minuscola casa di cartoni con il pavimento fatto di terra. E la notte magica di James Douglas, il primo capace di mettere KO Mike Tyson. Ma fu re soltanto per una notte.
Nel nuovo libro di Dario Torromeo ci sono anche bellissime storie di grandi pugili italiani: Bruno Arcari dieci mondiali, dieci vittorie; Massimiliano Duran e quell’impresa firmata a Capo d’Orlando, lui con una quindicina di match alle spalle fu capace di sconfiggere un mito come De Leon che aveva disputato 15 Mondiali; Francesco Damiani e l’impresa al limite dell’impossibile quando, ai Mondiali dilettanti dell’82, realizzò un match capolavoro sorprendendo… l’imbattibile Teofilo Stevenson, e allora il mondo scoprì il ragazzone di Bagnacavallo; il forlivese Valerio Nati guerriero sul ring e campione di gentilezza, il riminese Maurizio Stecca dal sublime talento e la meraviglia di una notte francese.
E ce ne sono tante altre, di storie interessantissime, in “Pugili”. Mi ha colpito in particolare quella davvero sconcertante, paradossale di Bilal Fawaz, pugile di grandi potenzialità, ma un fantasma nella nebbia di Londra. L’Inghilterra non gli concede il passaporto, nè il permesso di lavoro. La Nigeria, da dove è arrivato, si rifiuta di concedergli la nazionalità e lui non ha i documenti per dimostrare che è nato là. La Gran Bretagna gli nega anche il riconoscimento giuridico di apolide. Bilal, detto Kelvin, per vivere continua a pulire i bagni della palestra dove passa buona parte delle sue giornate.



