I CAMPIONI SENZA CORONA
Negli anni venti il pugilato italiano saliva alla ribalta internazionale con diversi campioni ma anche con personaggi che val la pena di ricordare anche se non conquistarono titoli . l . Nel 1924 Bruno Frattini aveva conquistato il titolo europeo dei pesi medi ,nel 1925 la superba classe di Mario Bosisio si era imposta in Europa nella categoria dei welter, nel 1926 Domenico Bernasconi si impose nei gallo.Le discipline sportive più varie diventavano sempre più popolari. Contribuirono a ciò in termini tangibili le Olimpiadi di Anversa e Parigi , i primi giochi sulla neve nel 1924 a Chamonix in Francia, le Olimpiadi di Amsterdam dove nel pugilato l’Italia intera applaudì ammirata tre atleti sul podio più alto: Tamagnini,Orlandi,Toscani .A poco più di un quarto di secolo l’avvenimento che appare comunque al mondo irripetibile in volumi di interesse, di frequenze di pubblico e di incasso ,si svolge su di un ring degli Stati Uniti.Si battono per il campionato mondiale dei pesi massimi una prima volta nel Settembre del 1926 a Philadelphia Jack Dempsey e Gene Tunney.Gli spettatori saranno oltre 120.000 ad ammirare la tecnica e l’astuzia (Tunney) battere la forza (Dempsey ).La rivincita tra i due sarà ospitata dalla Soldiers’Field di Chicago e sarà ricordata per il match del”lungo conteggio”. Oltre centomila spettatori videro nel settimo round Tunney a terra sotto i colpi dell’idolo Dempsey poi, grazie ad una pausa più lunga del dovuto, ed ad una abilità pugilistica sopraffina Tunney riuscì a mantenere il titolo ed ad entrare a sua volta nella storia. Era il 22 Settembre del 1927.

Dopo la vittoria su Spalla i cultori della noble art italica guardavano al “leone di San Marco” Riccardo Bertazzolo(foto) come ad un nuovo asso. In effetti Bertazzolo aveva tutto per esplodere. Fisico imponente, pugno pesante , aveva partecipato da dilettante alle Olimpiadi di Parigi e dopo un avvio fulminante al professionismo tentò nel1926 l’avventura in Argentina dove subì una brusca sconfitta da parte di Vittorio Campolo un altro italiano nato a Reggio Calabria che sia sui ring sudamericani che statunitensi incontrò i migliori della categoria guadagnandosi rispetto per la sua eccezionale tempra di combattente.Sempre in sudamerica nel periodo 1923- 1926 anche Orlando Reverberi ebbe modo di farsi notare dopo che in Italia aveva battuto sia Braida che Giuseppe Spalla.Merita, pure, una citazione Bruno Braida di Pola perché dal 1923 al 1926 incontrò tutti i migliori pugili italiani e parecchi europei con buoni risultati.Fece parlare una sua vittoria prima del limite sul forte Phil Ziad in Egitto. Bertazzolo era un carattere stravagante ( soleva passeggiare per Milano con leoncino al guinzaglio) e difficile che certo non facilitò la sua carriera. Dopo la vittoria con Spalla ed un incontro vinto a Milano trovò il modo di nuocere al suo procuratore tanto che la Federazione lo privò del titolo. Il pugile veneto partì allora per gli Stati uniti dove non ebbe migliore fortuna anche se incontrò uomini di gran pregio come Jim Maloney, Johnny “babe” Riscko, ed anche Primo Carnera nel 1930. Gli ultimi spiccioli della carriera(finita nel 1935) li spese in patria in veste di perditore.Alla successione del “Leone di san Marco” furono designati Giacomo Panfilo e Giuseppe Spalla. Panfilo nato a Treviso fu un pugile dalla tecnica pregevole ma dotato anche di un pugno capace di risolvere prima del limite il combattimento. La sua storia fu fulminante e tragica. Dopo solo 10 matches affrontò al Teatro Dal Verme di Milano nel Settembre del 1928 un esperto pugile come Giuseppe Spalla davanti ad un oceano di appassionati. Nei primi round Panfilo inflisse un atterramento a Spalla poi contenne il suo prepotente ritorno finendo vincitore ai punti.La vittoria nel tricolore lo portò ad essere designato sfidante al titolo Europeo . Alla sfida programmata a Bruxelles nel Luglio del 1929 Panfilo arrivò con una pesante spada di damocle sul capo.Il campione veneto era stato colpito da un male incurabile ed il suo match con Pierre Charles perso per squalifica (un colpo basso)all’ottavo round fu l’inizio di un rapido declino che si concluse dopo dodici mesi con la sua morte.
Pochi ricordano che un peso massimo italiano nel 1928 andò ad un passo dalla disputa, all’allora campione Gene Tunney, del titolo mondiale.Nato a Sorbano del Giudice in provincia di Lucca nel 1901 iniziò tardi l’avventura di pugile trascinato più dal suo fisico e da una forza non comune che dalla vocazione. Attaccante indomito al sesto match si permette già di incontrare Giuseppe Spalla
E rimanere al suo livello per dieci riprese.Nel 1927 sfida a Padova il già affermato Bertazzolo ma il combattimento aspro ed incerto viene bloccato da un temporale senza emissione di un verdetto.
In questo match lo nota il procuratore Fugazzi che operava a Boston ed era in “ tour “per l’Europa in cerca di nuovi talenti. Convince Roberti ad esordire a New York nell’Agosto del 1927. A quei tempi furono molti gli italiani che si conquistarono una solida fama sui ring degli States. Arturo Kuhancevich di Trieste si battè alla pari con Sharkey e Max Bear,Filippo Mercurio si esibì nelle piazze più importanti, più tardi Giacomo Bergomas fu fiero avversario di Tom Heeney e vincitore di Charles.La durezza del pugno di Roberti e la sua gagliardia ne fecero ben presto un elemento emergente. Disputò tredici incontri senza sconfitte e si guadagnò la semifinale al titolo mondiale contro il gigantesco Monte Munn a Boston. Munn era amministrato da un gruppo che aveva già in tasca il contratto con un Tunney , allora incerto se abbandonare il titolo o no. Roberti mandò all’aria quei piani in modo decisamente brusco.Atterrato nel primo round , Roberti, si rifece ampiamente nelle riprese successive mandando ko e fuori dal ring Munn al sesto tempo.Passarono mesi di altre vittorie da quel Gennaio del 1928 . Poi una sconfitta immeritata con Phill Scott ed a fine estate la consapevolezza che non avrebbe più disputato il mondiale convinsero Roberti a raccogliere un paio di borse in Argentina ed a tornare in Italia.Nel Febbraio del 1930 conquistò il titolo italiano vacante dei massimi battendo in 4 riprese l’italo-tunisino Luigi Buffi poi provò a rientrare nel “giro” europeo.Il primo Giugno del 1930 salì sul ring di Bruxelles per disputare al campione d’Europa Pierre Charles la sua corona.Fu un altro combattimento dai forti contenuti agonistici. Prima il campione tentò di farsi valere fisicamente dalla distanza poi Roberti lo serrò in una morsa e “martellarlo”per diversi round. Il verdetto finale a favore del belga risultò perlomeno scandaloso, tanto che anche la stampa locale stessa stigmatizzò l’operato dei giudici.. Demotivato, deluso Roberti riguadagna la strada americana. Ora è diventato un “yourneyman”……. un pugile per ogni occasione. Nell’Agosto del 1931 lo scritturano per incontrare un altro pugile in ascesa.
Un italiano gli dicono. Roberti raccolse quella sera i trucioli sparsi della sua carriera così come si trovavano, sghembi, un pò storti, senza futuro, ma andò a stringere la mano al suo connazionale, Si chiamava Primo Carnera e vinse per ko alla terza ripresa. Si stava chiudendo una storia piena di rimpianti ma se ne apriva un’altra, per il pugilato Italiano, di accecante interesse.



