di Gualtiero Becchetti

Era il 9 dicembre 1983 e avevo convinto il mio amico e collega Sergio, insegnante di Musica, a venire con me per la prima volta ad una riunione di boxe che si sarebbe svolta presso il palasport di Ferrara.
All’ora convenuta ci trovammo dinanzi all’impianto e subito si partì con il piede sbagliato. Un foglio di carta appeso all’ingresso scritto a pennarello annunciava infatti che l’avversario del superwelter di Ro Ferrarese Daniele Zappaterra non sarebbe stato il temibilissimo zairese Sabyiala Diavila (bloccato da un attacco influenzale), bensì il molto più “morbido” connazionale Inino Bolamba, il quale poi per parecchi anni svolse dignitosamente il proprio ruolo di collaudatore in ogni angolo d’Italia.
Pazienza!…
Nel prologo dilettantistico, a titolo di curiosità, combatté e vinse un peso welter della Sempre Avanti Bologna alto-alto e magro-magro, che si chiamava Giuseppe Quartarone. Battè nettamente ai punti un marocchino affiliato ad una compagine marchigiana, però il ring avrebbe destinato a lui le glorie maggiori non come pugile, bensì come arbitro di altissimo spessore internazionale.
Concluso la parte introduttiva della manifestazione, nella pausa d’attesa dei tre combattimenti professionistici cominciammo a chiacchierare del più e del meno; ad un certo punto tre file dinanzi a noi si sedettero due ragazzoni con lattina di birra ed enorme panino con la mortadella che usciva abbondantemente dai bordi. Avevano l’aspetto non da italiani e Sergio me li fece notare perché a giudicare da come addentavano i rispettivi panini dovevano proprio avere fame! Mi venne un sospetto: non erano mica, per caso, i pugili sloveni che avrebbero dovuto combattere poco dopo? Sergio rise e mi disse: “Ma noooo! Non è possibile che un pugile mangi roba del genere prima di salire sul ring!”.
Passarono non più di dieci minuti e fece la comparsa sul ring il mediomassimo Darko Barakovic, avvolto in un accappatoio che doveva risalire agli anni “30, per affrontare un debuttante padovano, Luigi Michieli. Quando si voltò dalla nostra parte scomparve ogni dubbio…Era proprio uno dei due “divoratori” di mortadella! Sergio esclamò: “Non è possibile! Secondo me, in tasca ha ancora un pezzo di panino e il barattolo della birra! Li ha tenuti per dopo…”. Ovviamente, alla seconda ripresa Barakovic si afflosciò al tappeto con sulle spalle il carico dei nove ko subìti negli ultimi dieci incontri disputati e nella pancia la zavorra di una Moretti e dell’abbondante razione di profumata mortadella emiliana. Michieli salutò con grande entusiasmo la vittoria e non salì mai più sul quadrato, chiudendo la carriera con il record immacolato e il 100% di vittorie prima del limite…
Fu poi la volta di un altro mediomassimo padovano, il compianto Marco Rinaldo; a quel punto sia io che Sergio sapevamo già chi avrebbe affrontato…Momo Cupelic (colui contro il quale debuttò da prof Massimiliano Duran, impossessandosi del suo nome…Momo!). Indosso aveva lo stesso accappatoio di Barakovic, pantaloncini che nel 1950 furono rossi ed ora erano di rosa-ciclamino stinto, panciotta debordante e, sempre a detta dell’amico Sergio, un ruttino a fior di labbra per l’abbondante merenda appena consumata.
Sempre alla seconda ripresa, proprio come il “compagno di merenda”, Cupelic si sdraiò goffamente sul tappeto come fa un attempato signore sul telo da spiaggia, al sole d’agosto…Marco Rinaldo festeggiò insieme ai suoi numerosi tifosi e Sergio sottolineò che “non si poteva disturbare la gente all’ora di cena per portarla a fare dei tuffi”.
Infine, ecco Daniele Zappaterra…Bum-bum-bum! Un minuto e Bolamba ko! Va sottolineato che fu quello l’unico, su 36 match disputati, che l’africano non terminò in posizione verticale.
Durata totale dei tre incontri professionistici: nove minuti circa!
Continuando a ridere e a scherzare sullo spettacolo a cui avevamo assistito e che ci riportava a casa abbondantemente prima del previsto, ecco la “ciliegina” finale…
Nel bar situato all’ingresso del palasport, Barakovic e Cupelic appoggiati tranquillamente al bancone, con maxi-birra davanti e panino tra i denti, ma con una differenza…Mentre il primo aveva optato per un bis di mortadella, Momo aveva preferito il classico salame all’aglio ferrarese. “Secondo me-commentò Sergio-Si stanno domandando ancora perché li hanno caricati in macchina per portarli in un posto dove li hanno svestiti eppoi presi a pugni senza motivo, con le mani infilate in strani guanti! Però almeno sono rimasti soddisfatti del salume emiliano!”.
Un attimo dopo stavamo guidando verso casa.
La riunione era stata una delle più scarse della storia del pugilato.
Eppure…eppure ci eravamo divertiti ugualmente!



