IL SOGNO DI NINO

Ci sono giorni nella vita di un uomo che possono cambiare un'esistenza intera. Spesso questi giorni possono essere più di uno, possono essere tanti. Una persona può spesso prendere in mano addirittura il proprio destino, se lo desidera, e farne ciò che vuole. Ci sono giri tortuosi e spesso senza spiegazione che possono condizionare carriere, vicende personali, perfino storie. Quella che raccontiamo ora è la storia di un ragazzo dalla pelle nera venuto dall'Africa con la fame addosso, e dei suoi tanti giorni che gli hanno cambiato la vita, l'esistenza, il destino. Uno di questi è il 7 novembre 1983, quando questo ragazzo nero, dopo vari appelli e lacrime in tv, si presenta a Roma, al Quirinale. Al Quirinale ci sta il presidente della Repubblica, all'epoca l'amatissimo Sandro Pertini. Pertini si è preso a cuore la storia di questo ragazzo che in quel momento ha ventiquattro anni. Pertini è un grande appassionato di sport, oltre che un uomo molto attento e partecipe degli umori popolari. E' uno che conosce molto bene l'intimo animo degli italiani, e se ne fa espressione. Per questo la gente lo ama. Era a Vermicino nel 1981 durante la tragedia del piccolo Alfredino Rampi, era al Bernabeu di Madrid nel 1982 durante il trionfo della nazionale di calcio, ha perfino chiamato in diretta la trasmissione “Portobello” di Enzo Tortora perché c'era un uomo anziano che con lui aveva condiviso il carcere fascista e gli sarebbe piaciuto incontrarlo di nuovo, e lui telefonò perché se ne ricordava. Poi un giorno telefonerà anche a un esterrefatto Mike Bongiorno, in diretta, in uno dei tanti seguitissimi quiz presentati da quello. Pertini è sempre dove ci sia bisogno di lui, di questo arzillo vecchietto che in vita sua ne ha viste e sentite di tutti i colori. E' un uomo saggio e onesto, Pertini, un uomo come raramente ce ne saranno ancora nella storia italiana. Quel giorno di novembre accoglie questo ragazzo nero di madre siciliana, abbandonato presto dal padre africano poligamo. Questo ragazzo è venuto in Italia qualche tempo prima con un grande sogno nel cuore, diventare qualcuno con la boxe. E pare che, sotto la guida di attenti maestri e manager, possa anche riuscirci. Ha bisogno della cittadinanza italiana, questo ragazzo. A dire la verità ne hanno bisogno i suoi mentori, per meglio accreditarlo all'opinione pubblica sportiva. Ne hanno bisogno per farlo diventare una star, un eroe sportivo, perché è bravo, perché può fare, e soprattutto far fare, un mucchio di soldi. Ma far avere la cittadinanza è difficile, ci sono lungaggini legali e burocratiche dure da essere superate. Allora il ragazzo nero fa degli appelli in tv, conditi da fluenti lacrime. Una volta è alla trasmissione Blitz condotta dal giornalista Gianni Minà, tra l'altro grande esperto di pugilato, e Pertini chiama in diretta e gli dice, vai tranquillo, ragazzo, a te ci penso io. Questo ragazzo, che si fa chiamare Nino con l'aggiunta del cognome materno, La Rocca, si reca al Quirinale elegantissimo con completo gessato grigio e cravatta. Del resto è un gran bel ragazzo. Porta con sé un barattolino di pesto genovese, delizioso sugo per la pasta fatto con basilico, pinoli e olio di cui Pertini è particolarmente goloso. Il barattolino è avvolto nella carta stagnola e Nino lo consegna a questo uomo che è il simbolo di una nazione intera, e gli dice, è per lei, presidente. Pertini, l'inseparabile pipa in mano, sorride, abbraccia questo ragazzo. Anche lui ha un dono. E' la cittadinanza italiana, sbloccata per diretto interessamento del presidente medesimo. Nino ora è felice. Quello è uno dei giorni che cambiano la vita. E' un giorno felice. Ce ne saranno ancora di giorni che cambiano la vita. Tanti giorni, belli e brutti. Come è la vita stessa, bella e brutta...
Donald Curry, più semplicemente Don, è un texano nero di ventitré anni, due in meno di La Rocca. Con una carriera travolgente è arrivato un anno e mezzo prima a mettere le mani sul titolo mondiale Wba, all'epoca vacante, battendo il coreano Jun-Suk Hwang ai punti in quindici riprese, ha difeso il titolo una volta poi c'ha messo insieme anche quello dell'Ibf battendo ai punti il fortissimo Marlon Starling, doppio titolo difeso vittoriosamente in una occasione. Contro La Rocca in palio c'è solo il titolo Wba, con l'italiano che è il numero due della graduatoria di quell'ente. Curry è pugile veloce e velenoso, non per nulla lo chiamano Cobra, dal momento che può sparire per lunghi minuti dal combattimento poi mordere improvvisamente, in maniera letale.
Curry ha pugno, un talento importante, pochissimi punti deboli, e la carriera che ha fino a quel momento fatto (diciannove match tutti vinti) e la forza degli avversari messi sotto non può essere minimamente confrontata con quella di Nino, anche se quest'ultimo ha alle spalle più del triplo di combattimenti. Insomma è chiaro di come il compito di La Rocca sia proibitivo, ma tutta Italia ci crede ed è pronta a sostenere anche davanti alla tv il sogno del suo grande campione, questo ragazzo solare, sorridente, istrionico e spettacolare. Non sa, tutta Italia, che quelle doti il ragazzo le ha già quasi perse tutte, e per sempre.
Nino si presenta sul ring con la testa completamente rasata, alla moda di Marvin Hagler, solo che ci sarebbe da aggiungere che non basta tagliare i capelli per essere Hagler. Nella prima ripresa La Rocca si muove bene, controlla, colpisce col destro da lontano e anche a due mani. Curry, sorpreso, in questa fase deve subire e aspettare. Anche nella seconda e nella terza ripresa Nino tiene bene il ring, con autorità e attenzione, muove bene il jab sinistro e allunga il destro. Curry resta sempre in attesa del momento giusto. Nino inizia bene anche il quarto round, ma un destro e un sinistro di Curry fanno capire che il match sta girando, che forse quanto visto fino a quel momento è stata solo una triste illusione. Nonostante l'italiano rimanga combattivo, Curry affonda i colpi, anche se singoli, e fa male se giunge a bersaglio. La quinta ripresa è più equilibrata, ma Curry si fa sentire giusto alla fine con un pesante destro. Quando inizia la sesta si può dire che la Rocca sta comunque facendo un match buono e intenso, è avanti nei cartellini di due giudici mentre ingeneroso è il pari del terzo. Insomma tutto potrebbe essere ancora in gioco.
Invece a Curry basta portare La Rocca all'angolo e pizzicarlo con un corto destro, il morso del Cobra. Nino accusa e deve abbracciare lungamente il campione per cercare di recuperare ma le luci si sono spente improvvisamente: con un gancio sinistro Curry si apre la strada per il destro, La Rocca accusa e abbandona le braccia lungo il corpo, all'americano bastano due semplici sinistri per accartocciare lo sfidante sulle corde. L'italiano si rialza, ma non c'è più, basta prendere un sinistro che è di nuovo a terra e l'arbitro ferma il match, Curry vince per ko tecnico alla sesta ripresa. Da parte della stampa specializzata ecco fioccare le critiche, si parla di castelli di sabbia, di operazione illusoria, di una caduta dolorosa ancor più forte per l'incoscienza della macchina che aveva messo in moto il personaggio solare e sbruffoncello, ma amato come pochi, di Nino La Rocca. Le analisi sono impietose, e certamente troppo esagerate. Per replicare a certe accuse Sabbatini e Agostino hanno un solo modo, rimettere subito il ragazzo in carreggiata e puntare altri traguardi. Cinque mesi dopo aver perso con Curry, nel febbraio '85 a San Marino, La Rocca affronta Jerome Kinney, un ragazzo di Detroit che ha un buon curriculum anche se non è nulla di speciale. E' La Rocca però che non è più lui, si lascia travolgere e battere per ko tecnico alla terza ripresa. La favola bella di Nino La Rocca è finita, Agostino e Arcari lo scaricano, quasi facendo finta di non averlo mai conosciuto. I due hanno parole di fuoco, che perdere con Curry è onorevole, con Kinney è vergognoso, che se in La Rocca scavi l'uomo non trovi il pugile, e se scavi il pugile non trovi l'uomo. La gente, che poco prima lo aveva amato ed esaltato, quasi si dimentica immediatamente di lui. Dalle stelle alle stalle, e quasi non è un semplice modo di dire. Per un po' di tempo lui addirittura sparisce, lascia la boxe e si rifugia anche, lui musulmano, nell'amore per la bottiglia di birra, di cui inizia pericolosamente ad abusare. Lascia le belle e altolocate amicizie per rifugiarsi in localini equivoci, si lascia andare a una caduta sempre più profonda. Ma nella vita di Nino entra anche un'altra persona. E nulla sarà più come prima, per la seconda volta nell'esistenza di questo ragazzo nato povero in canna...

ESTRATTO DAL LIBRO "PRIMA DEL LIMITE. STORIE DI PUGNI DATI SUL RING E PRESI DALLA VITA" DI ANDREA BACCI (BRADIPOLIBRI EDITORE)



