
di Davide Novelli
Avrebbe potuto fare l’attore, invece pensò bene di spendere nella boxe quella faccia giusta per i polizieschi francesi tipo “I senza nome”. Ruolo del buono o del cattivo sarebbe stato indifferente. Michele Piccirillo, sul ring, era sempre impassibile, mai un accenno di rabbia, emblema del professionista che ha un solo scopo: boxare seguendo la nobile arte del pugilato.
Piccirillo nasce a Modugno, tra Bari e Bitonto. Scipione, papà e maestro, lo porta in palestra e diventa naturale che il piccolo Michele consideri quello stanzone quasi un’ala della casa. Ad appena quattro anni inizia a muoversi in posizione di guardia. È, per lui, ancora un gioco, ma l’insegnamento paterno, l’osservare i pugili in allenamento, e un naturale talento, ben presto lo mettono in mostra come il ragazzo pugliese dal futuro brillante.
Ai tornei vinti da junior segue la convocazione in nazionale. Rischia la chiamata all’Olimpiade di Seoul ’88, ma nella sua categoria c’è Parisi che è più “anziano” (e che vincerà l’oro nei piuma).
Piccirillo diventa l’uomo da podio per i giochi di Barcellona ’92. Ci arriva da favorito per una medaglia, ma un malessere lo taglia fuori dalle fasi finali del torneo. Amen, l’amaro calice della sconfitta rende forti. Oltretutto Michele sarebbe passato volentieri professionista ancor prima dell’Olimpiade.
A 22 anni esordisce tra i pro a Ponte San Giovanni, con una vittoria prima del limite. Dieci successi consecutivi gli danno l’occasione di disputare il primo incontro titolato sulle dodici riprese, l’intercontinentale Ibf dei superwelter, che conquista battendo il messicano Manuel Hernandez per ko alla quarta ripresa.
Piccirillo è inarrestabile, seguono altri sette successi. La sconfitta, la prima, è ad opera del danese Sondergaard nel vacante Europeo dei superleggeri. Altre sette vittorie nette, il passaggio tra i welter e per Michele si apre una nuova chance continentale contro il britannico Geoff McCreesh.
Il pugliese vince per kot alla nona ripresa. Da Re d’Europa va alla conquista del mondiale di categoria nella sigla Wbu, World Boxing Union, la più giovane. Minore? Dicevano così, ma qualche anno dopo con fierezza Michele affermerà: “Se Mike Tyson fosse stato campione Wbu, anche quella sigla sarebbe entrata fra quelle importanti”.
È il ring che fa il campione quindi, non le etichette.

La conferma arriva dalla sfida mondiale tutta italiana con il detentore della cintura Alessandro Duran. Due italiani per un titolo mondiale trentatrè anni dopo Benvenuti-Mazzinghi. L’attesa è grande. A Catania c’è grande fermento.
A bordo ring Alberto Tomba, Vittorio Sgarbi, Giuliano Gemma, la bellezza di Alessandra Canale e Nadia Bengala, e Gianfranco Rosi, che di campionati del mondo se ne intende; Luca Cordero di Montezemolo e la stampa che conta.
La macchina della serata è targata Sabbatini-Spagnoli. Dal primo istante Michele Piccirillo veste fedelmente i panni dello sfidante andando all’attacco. Lui e Duran mostrano una splendida scherma, ordinata, pulita, efficace, come tradizione e scuola esigono.
Una prima ripresa infuocata dal pieno repertorio pugilistico di entrambi i contendenti. Il Pala Catania è in visibilio per un Piccirillo inedito. Da tempo la sua boxe elegante e il suo temperamento gentile gli hanno attribuito il soprannome di Gentleman del ring. Ma quella sera, il 19 ottobre 1998, il publiese è un fighter, al suo angolo oltre al papà c’è l’Hall of Fame Sumbu Kalambay.
Duran nella seconda ripresa ferma l’incalzare dello sfidante con un destro corto d’incontro da cineteca. Sono due splendidi pugili che mostrano senza riserva la loro grandezza. Alla terza ripresa esplode lo stadio: il micidiale destro corto d’incontro di Piccirillo, poi doppiato, colpisce alla mascella Duran che va al tappeto. Il campione stringe i denti, non sembra aver patito più di tanto lo shock, finisce il round attivamente.
Quarta ripresa, Michele cresce ulteriormente di intensità. Quinta ripresa, in avvio ancora una volta il diretto destro di Piccirillo fa accasciare alle corde Duran. L’arbitro, dopo il conteggio, non vede o non capisce; decide di farlo continuare ma Alessandro è preda ormai dello sfidante. Il lancio della spugna chiude la questione. Piccirillo, da Modugno, c’è. Finalmente è arrivato. È campione del mondo.
Difenderà il titolo contro Saporiti, ancora con Duran ai punti nella rivincita, e poi contro Acuna, Coggi, Vasconcel, Randall, Crucce e Murray. Per cogliere, oltre alla gloria, anche un poco di ricchezza, Michele firma un contratto con Don King, l’organizzatore più noto e controverso al mondo. Inseguendo il Madison Square Garden e gli altri traguardi mondiali, Piccirillo conquista proprio nel tempio newyorkese contro Rafael Pineda l’accesso al ranking Ibf. Sei mesi dopo può quindi disputare il mondiale di quella sigla a Campione d’Italia contro l’astro nascente americano Cory Spinks, figlio di Leon (l’uomo che batté Muhammad Alì).
Match che l’italiano vince nettamente ai punti, ma quel mondiale non farà in tempo a goderselo perché lo perderà un anno dopo nella rivincita.
Piccirillo fallirà l’assalto alla corona Wbc dei superwelter contro il nicaraguense Majorga e due anni dopo quello contro lo statunitense Forrest, disputato da campione europeo dei superwelter.
Si ritira a 39 anni dopo aver conquistato il titolo italiano, due europei e due mondiali; dopo aver collezionato 50 vittorie di cui 29 prima del limite, accusando 5 sconfitte, due di queste per ko.
Quella di Michele Piccirillo è stata una carriera splendente, un pugilato fatto di tecnica ed eleganza. Vederlo boxare era talmente bello che sarebbe stato appagante perfino vederlo da solo sul ring. Non frequenta più le palestre, ne ha il rigetto. Naturale, a pensarci, visti i trent’anni di carriera. Oggi più che mai il campione pugliese rappresenta un patrimonio pugilistico prezioso, per nulla sfruttato. È uscito di scena troppo presto e troppo giovane. È un peccato che il pugilato lo ricordi solo negli archivi dei grandi eventi mondiali.

Sabato 29 ottobre nel salone d'onore di Palazzo Albicini, a Forlì, si terrà la quarta edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Saranno celebrati sei protagonisti della nostra boxe. Michele Piccirillo di Davide Novelli è il quinto ritratto della galleria di campioni. I primi quattro: Enrico Venturi di Vittorio Parisi, Mario D'Agata di Franco Esposito, Valerio Nati di Flavio Dell'Amore, Umberto Branchini di Gualtiero Becchetti li trovate in Homepage, nella sezione riservata alla Hall of Fame. La storia continua...



