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“Nervoso" Di Berardino si racconta. Dai tatuaggi al sogno del titolo

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Il prossimo 21 luglio, nell’affascinante scenario del Teatro Romano di Cassino (FR), l’imbattuto peso massimo avezzanese Ivan “Nervoso” Di Berardino (7-0, 4 ko) sarà il cosfidante del padrone di casa Gianmarco Cardillo (7-0, 2 ko) per il vacante titolo italiano di categoria, in una riunione organizzata da Rosanna Conti Cavini in collaborazione con la G.S Training Cassino e la Armando De Clemente Promozioni Sportive.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Di Berardino a pochi giorni dall’importante appuntamento titolato.

Come ti stai preparando per questa sfida? Programmi particolari rispetto ai match precedenti?

Mi sto allenando molto, molto duramente, seguendo due differenti tipologie di allenamento ogni giorno: la mattina insieme al maestro Ivan Fiorletta stiamo curando tutta la parte tecnica, mentre il pomeriggio, con il mio preparatore atletico De Michelis, sto curando quella atletica. Cerco di essere sempre molto meticoloso prima di salire sul ring e questa volta ancora di più del solito.

Che opinione hai del tuo avversario? Lo hai mai visto combattere?

Un po’ di tempo fa, abbiamo fatto una sessione di guanti per una sola ripresa e, pur rispettandolo assolutamente come atleta, non lo temo assolutamente. Io credo che ci siano due tipi di coraggio, quando si pratica la boxe a livello professionistico: quello che passa attraverso la lingua e quello che passa attraverso la personalità. Lui, finora, mi sembra abbia fatto più di una esternazione su una sua presunta superiorità sul ring, ma, quando il 21 ci ritroveremo da soli sul quadrato, si accorgerà che io sarò non soltanto il primo avversario di livello che incrocerà sulla sua strada, ma anche il suo primo vincitore. Non gli darò scampo, lo demolirò.

Con il maestro Fiorletta state studiando qualche tattica particolare per arrivare alla vittoria?

No, nessuna. Io tendo a migliorare la mia condizione psicofisica un giorno dopo l’altro con l’obiettivo di salire sul ring al massimo delle possibilità. La mia è sempre stata una crescita graduale votata ad ottenere il top.

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In caso di successo, riporteresti nella tua città, Avezzano, una cintura che già fu di Cesare Di Benedetto 28 anni fa. Hai già ricevuto i suoi “in bocca al lupo” di circostanza da lui?

Non ancora, ma spero di sentirlo o di vederlo prima della trasferta di Cassino. Sarei molto orgoglioso di poter ripercorrere le sue orme come numero uno italiano della categoria principe della noble art.

Quant’è difficile, al giorno d’oggi, fare la boxe per un professionista e in particolare per un peso massimo?

Moltissimo, soprattutto per la necessità di dover conciliare un’attività sportiva di estremo impegno e dispendio di energie fisiche e mentali con un altro lavoro. Io, per esempio, curo una scuderia di cavalli e devo fare i salti mortali per riuscire a portare avanti tutto. Si fanno davvero grandi sacrifici e, quando la sera arriva l’ora di riposare, ci si sente spesso stanchissimi. Ma per l’amore di questo sport, sono disposto a superare tutte le difficoltà del mondo.

Ti ispiri a qualche campione del presente o del passato?

Mi piacciono moltissimo Giacobbe Fragomeni e Silvio Branco. A quest’ultimo somiglio abbastanza anche fisicamente, mi dicono. Nel futuro, spero di poter raggiungere i grandi risultati che hanno ottenuto entrambi nella loro splendida carriera. E poi mi piace molto anche Wladimir Klitschko, un grande campione che, se avrà ancora voglia, sarà secondo me in grado di recitare ancora un ruolo di primo piano ai vertici della categoria.

Una curiosità: da dove deriva il tuo soprannome, “Nervoso”?

È un po’ casuale, me lo hanno dato alcuni amici. Secondo loro io sarei sempre nervoso. Naturalmente, scherzano. A me piace molto, comunque, tanto è vero che anche la mia scuderia equina si chiama così!

Come molti atleti, sei un appassionato di tatuaggi. Hanno un significato particolare per te?

Mi piacciono molto, sì, e sono legato ad uno di loro in particolare: l’immagine di mio padre che ho sul petto. Lui non c’è più. Il 21 spero di potergli regalare una grande soddisfazione.

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