
Difficile trasferta moscovita per il pugile umbro
Di Matteo Biancareddu
Sabato sera, lo stadio Luzhniki di Mosca ospiterà una sfida tra due superleggeri delusi dalle rispettive, ultime prove: il locale Eduard Troyanovsky, trentasettenne di Omsk, e l’italiano Michele Di Rocco, trentacinquenne di Foligno. I due, reduci da altrettante batoste che ne hanno zavorrato le ambizioni, cercano un riscatto che uno soltanto otterrà, costringendo l’altro a meditare seriamente il ritiro. Entrambi sono infatti piuttosto attempati e non potrebbero sperare in ulteriori prove d’appello in caso di sconfitta. Parte nettamente favorito il russo Troyanovsky, non solo in quanto pugile di casa, ma anche in virtù dei successi raccolti in passato, tra cui spicca il titolo IBF di categoria. Di Rocco, dal canto suo, può vantare la serenità di chi non ha niente da perdere.
Il match di sabato sarà, con tutta probabilità, l’ultima chiamata per Michele Di Rocco (41-2-1, 18 KO), a lungo considerato uno dei migliori pugili italiani. La grande occasione della carriera, però, gli è già capitata ed è stata purtroppo sciupata malamente, con una prestazione di molto inferiore alle attese. A maggio dello scorso anno, Di Rocco era partito per Glasgow con la fondata ambizione di vincere il vacante titolo WBA dei superleggeri, che doveva contendere al locale Ricky Burns. L’impresa, dato anche il fattore ambientale sfavorevole, non si annunciava delle più semplici, ma non era neanche proibitiva, perché Burns, già campione di sigla nei superpiuma e nei leggeri malgrado un talento non eccelso, era già allora un pugile in calo e sembrava sprovvisto della potenza necessaria per farsi rispettare tra i superleggeri. Di Rocco non avrebbe potuto trovare avversario più abbordabile per un match con titolo in palio, ma non seppe sfruttare l’impagabile occasione: si presentò in condizioni di forma inadeguate, apparse evidenti già al peso ufficiale, e non vinse uno solo degli otto round che riuscì a disputare, subendo senza soste l’iniziativa del rivale fino al prevedibile KO. La delusione è stata cocente, perché Di Rocco, a differenza di quanto capitato a Leonard Bundu nei welter, ha avuto la fortuna non solo di combattere per un titolo di sigla, ma di farlo con un avversario accessibile. La sconfitta è un risultato di per sé ammissibile, ma non lo sono le modalità con cui è maturata.
Anche Eduard Troyanovsky (25-1-0, 22 KO), come Di Rocco, non può concedersi il lusso di ulteriori passi falsi dopo quello che, a dicembre dell’anno scorso, gli è costato la perdita dell’imbattibilità e quella del titolo IBF, da lui detenuto per un anno e mezzo. La prima sconfitta in carriera gli è stata inflitta dal namibiano Julius Indongo, che ha messo brutalmente KO il russo già nel round d’apertura con un sensazionale gancio sinistro. Da illustre sconosciuto qual era quando, nettamente sfavorito, sfidava e batteva Troyanovsky a Mosca, Indongo è poi diventato il secondo superleggero al mondo (alle spalle dell’inarrivabile Terence Crawford) impartendo a Ricky Burns una solenne lezione di boxe a domicilio, che è valsa al vincitore la riunificazione dei titoli IBF e WBA di categoria. Per rinvenire dal sonoro KO rimediato con Indongo, Troyanovsky impiegò parecchi secondi; per rimettere insieme i cocci della sua autostima, invece, crediamo gli siano serviti diversi mesi, perché una sconfitta così traumatica non si lava via dalla memoria con un semplice colpo di spugna. Il match con Di Rocco chiarirà se quel KO abbia lasciato delle scorie nella psiche del pugile russo.
Troyanovsky è un pugile dallo stile aggressivo e diretto: ama il confronto a media distanza e colpisce duro con entrambe le mani, perlopiù in combinazione. Ci sono due modi alternativi per affrontarlo: tenere la distanza con il jab ed evitare la posizione frontale oppure aggredire fin dall’inizio. Di Rocco, per caratteristiche tecniche, sarebbe più portato per la prima opzione, ma c’è da dubitare che possa sottrarsi ai colpi del russo per l’intera durata del match. Piuttosto, dovrà capire quando forzare gli attacchi e quando svicolare, badando di muoversi costantemente sulle gambe. Soprattutto, l’italiano dovrà mostrare una condizione atletica ben superiore a quella proposta nel match con Burns, perché il livello agonistico di tali sfide richiede una preparazione perfetta. Il chiaro favorito è Troyanovsky; a Di Rocco spetta soprattutto il compito di farsi onore e non lasciare niente d’intentato nel perseguimento della vittoria.
Al peso Troyanovsky 64,8 kg mezzo kg sopra il limite dei superleggeri mentre Michele Di Rocco ha pesato addirittura 67 kg . Un peso davvero sconcertante
World of Boxing Rus@worldofbox 20 ore fa
#PovetkinRudenko weigh in: Eduard Troyanovsky vs Michele Di Rocco #Boxing



