QUATTRO CHIACCHIERE, FORSE DI PIU', CON SALVATORE CHERCHI

Salvatore Cherchi è uno dei grandi protagonisti della boxe italiana degli ultimi quarant'anni. Erede della grande scuola manageriale degli anni Sessanta e Settanta dei Sabbatini, degli Spagnoli e dei Branchini, negli anni le sue organizzazioni hanno raccolto molti successi, e lui stesso a titolo personale si è tolto notevoli soddisfazioni. Ancora, dopo tanti anni a bordoring, ci sono quelli come Emiliano Marsili, uno dei migliori pugili italiani dell'ultimo decennio, che con Cherchi ha avuto alti e bassi a livello professionale, lo definiscono il “Don King italiano”, e certamente con accezioni positive. Abbiamo sentito Cherchi alla vigilia della grandissima riunione di sabato prossimo 17 luglio in quel di Saint Vincent, con clou incentrato sul titolo Europeo dei pesi medi tra il detentore Emanuele Blandamura e lo sfidante Alessandro Goddi.
-Salvatore, con una riunione con un titolo Europeo tra italiani e altri otto match di sottoclou con alcuni dei grandi protagonisti della boxe nostrana, stiamo quasi ritornando ai grandi eventi degli anni Sessanta e successivi. E' un salto indietro nel tempo. Come è possibile?
-La nostra ambizione è far vedere che la boxe italiana esiste. Che non siamo spariti ma ci siamo ancora, e coltiviamo grandi ambizioni. Bisogna investire in un'immagine forte se si vuole fare qualcosa di positivo.
-Per non dire di una location d'eccezione come il Casinò di Saint Vincent...
-Luogo importantissimo. L'opportunità mi rende orgoglioso.
-Match clou da non perdere, perché un Europeo tra italiani è sempre un evento, e poi nei pesi medi. L'esperienza e la tecnica di Blandamura, alla prima difesa, contro l'orgoglio e la fame di Goddi...
-Un match molto equilibrato che sicuramente sarà entusiasmante. Se mi chiedi per me chi vince, ti rispondo che non ne ho la minima idea. Forse Blandamura ha dalla sua una maggiore esperienza, ma secondo me assisteremo a un grande testa a testa.
-Certamente gli spunti per un bellissimo spettacolo non mancano...
-Esatto, tanto per dire questo match è il primo che viene quotato dalle scommesse in Italia, da Merkur-win. Le quote attuali danno Blandamura a 1.70, mentre Goddi è a 2.00. Insomma siamo sempre sul filo dell'equilibrio. Sarà davvero uno spettacolo.
-La cosa che stupisce è l'incredibile contorno. Uno dei gioielli è il peso massimo francese Carlos Takam.
-E' un nome importante. E' uno dei migliori pesi massimi in circolazione. E' con questi personaggi che noi organizzatori possiamo far vedere, in Italia e nel mondo, che esistiamo. Takam è un grande atleta, sono sicuro che mi porterà a ciò che ancora manca alla mia carriera, il titolo mondiale dei pesi massimi di un mio pugile.
-In effetti, Joshua a parte, la scena attuale dei pesi massimi è abbastanza alla portata...
-Vuoi sapere una cosa?
-Dica.
-Se Joshua chiama per una difesa, gli porto Takam anche in barca a remi. E con buone possibilità di farcela.
-A Saint Vincent c'è finalmente anche Matteo Modugno...
-Modugno viene da tutta una serie di problemi. Vediamo piano piano di recuperarlo. I mezzi li ha e la convinzione pure. Può ancora fare grandi cose.
-Altro nome interessante, grande talento ancora non del tutto espresso, è Andrea Scarpa...
-Scarpa è un ottimo ragazzo, piace moltissimo ai miei figli. Diciamo che deve ancora imparare a credere di più in sé stesso e nelle sue possibilità. Vediamo a che punto è, secondo me presto possiamo tentare la strada dell'Unione Europea.
-Di Boschiero che mi dice?
-Che dopo questa riunione farà sicuramente un titolo. Ha ancora molta voglia.
-A sfogliare i nomi di questa riunione c'è davvero da farsi venire il mal di testa. Se le dico Andrea Di Luisa?
-E' molto motivato, anche lui ha grande voglia. Gli diamo un'altra chance poi vediamo come proseguire. Ma Di Luisa ha un posto speciale nel mio cuore. Tutti i miei pugili hanno un posto nel mio cuore, sono come figli.
-Bruzzese...
-Quando ha combattuto ultimamente per l'Unione Europea, pur perdendo, ha fatto un ottimo match. E' stato molto positivo. Può dare ancora molto.
-Arriviamo ai ragazzi. Michael Magnesi ha 22 anni ed è al decimo match...
-Su di lui puntiamo molto, ma dobbiamo restare pur sempre con i piedi ben piantati a terra. E' un grande talento, può diventare la punta di diamante della boxe italiana, ma deve proseguire a mantenere le promesse. E il suo avversario, Tiganas, è un osso duro. Non verrà a Saint Vincent a fare il turista, ma gli darà grande filo da torcere. E' un match, il loro, sicuramente da seguire. Superata questa prova potremmo puntare al titolo italiano.
-Ultimo, ma non ultimo, è Sebastian Mendizabal.
-Ha delle belle caratteristiche. Anche da dilettante ha dimostrato di avere un tipo di boxe già pronta per il professionismo.
-Analizzati gli aspetti della serata di sabato prossimo, tocca ampliare un po' il discorso. Cosa pensa di Vittorio Lai alla presidenza della Federazione?
-Vittorio è un caro amico, ci conosciamo da più di quarant'anni. E' nel pugilato da una vita, è una brava persona e un uomo onesto. Non era il mio candidato, io personalmente ho sostenuto Andrea Locatelli, ma adesso fargli la guerra non avrebbe nessun senso. Se la Fpi decide di collaborare con la boxe italiana a tutti i livelli, soprattutto per ciò che riguarda il professionismo, potremmo avere degli ottimi risultati. Al momento pare che il rapporto sia di grande affiatamento, stiamo lavorando davvero sul pugilato a tutti i livelli, sia per i dilettanti, sia per i professionisti.
-Due mondi che finora erano stati ben separati tra di loro...
-Invece bisogna lavorare per il pugilato in senso generale. Secondo me non c'è differenza tra dilettantismo e professionismo, sempre di boxe ci stiamo occupando. Non credo che uno sia ping-pong e l'altro tennis. Il pugilato è pugilato. Stop.
-Quindi il bicchiere inizia a essere mezzo pieno...
-Vedo che c'è grande volontà di collaborazione. L'appoggio della Fpi deve essere almeno a livello morale, poi se c'è qualche risorsa economica ancora meglio, ma non è quello il problema principale. Dobbiamo crescere tutti insieme per fare grandi cose. Parlo anche del rapporto tra manager e organizzatori. Bisogna investire, ognuno di noi, sulla possibilità di fare cose belle e interessanti che avvicinino la gente alla boxe, che questa gente si diverta e torni anche la volta successiva. Questa è la strada.
-La logica è quindi quella di non pensare al proprio ristretto orticello...
-Io non voglio rubare niente a nessuno. Vorrei che tutti quelli che lavorano per il pugilato italiano abbiano i loro benefici. Io non sono geloso del successo degli altri. Se qualcuno dei miei colleghi fa qualcosa d'importante sono contento, perché a livello d'immagine poi la pubblicità cade sul movimento, quindi su tutti, pugili e addetti ai lavori. L'invidia è una brutta malattia. Credo che se riusciamo a debellarla poi potremmo lavorare tutti e fare tutti grandi cose. Il nostro deve diventare un antagonismo positivo. Guarda quello che sta costruendo al Teatro Principe mio figlio Alessandro...

-Parliamone.
-Ha sempre cercato di dare il massimo, di fare il più possibile. E i risultati sono dalla sua parte.
-Milano poi è una piazza strategica fondamentale per la boxe italiana.
-Assolutamente sì. Finora Alessandro ha fatto riunioni molto belle, con tanti spettatori che sono sempre usciti soddisfatti, che si sono sempre divertiti per lo spettacolo offerto. E' ciò che si deve creare. Bisogna investire. Costruire qualcosa d'importante. Altrimenti si chiude bottega.
-Dopo svariati giri di valzer, pare che finalmente la boxe italiana abbia trovato in Sportitalia una emittente seria e motivata.
-Valuteremo nel tempo come andranno le cose. Non nascondo che per Saint Vincent non avremmo sfigurato con Fox, ma tutto a suo tempo. Vedremo come andranno le cose. Babbo Natale non esiste, se decidiamo di seguire tutti insieme una linea, è giusto tenere quella.
-Tutto sommato la situazione della boxe italiana non è il disastro che verrebbe da pensare.
-Se c'è collaborazione a tutti i livelli i margini sono ottimi per fare grandi cose. Penso anche al fatto che i professionisti, come Mendizabal e Magnesi, nel caso possano competere agli Europei e ai Mondiali dei dilettanti. Dobbiamo lavorare su linee ben precise, per il bene comune e in maniera corretta.
Andrea Bacci



