
Di Leonardo Pisani
E’ l’unico italiano a detenere un titolo europeo di pugilato, quello prestigioso dei pesi medi. .
Si fa chiamare Sioux; perché ama gli indiani di America ed il loro coraggio; la loro storia, il loro rispetto verso la natura e gli animali. “Popoli pieni di saggezza e in armonia con il mondo, mentre noi civilizzati abbiamo perso il contatto con la natura – spiega Emanuele Blandamura – una cultura che ammiro quella dei pellerossa. Fieri; guerrieri ma generosi. Cacciavano solo per cibarsi ma non ammazzavano per puro divertimento gli animali”. E saluta fan con Hoka Hey il grido di Cavallo Pazzo, il condottiero degli Oglala, il vincitore del generale Custer a Little Bighorn.
Ma è un sioux lucano, regione alla quale è affezionato e ci ritorna spesso. L’amato nonno Felice è di Cerignola. Carabiniere va in servizio a Ferrandina e lì conosce e sposa Isabella; una ragazza del posto. Nasce lì anche il papà di Emanuele; poi il trasferimento a Roma. Blandamura è cresciuto con i nonni paterni e la ferrandinese Isabella ha sempre mantenuto stretti legami con la Lucania. A Ferrandina si andava sempre a trovare i parenti, così come a Miglionico e Matera. Anche Emanuele ci andava e ci ritorna spesso. E’ goloso di pizza fatta in casa, di quella alta, cotta al forno come si usa in Basilicata e con la sua regione di origine ha un forte legame. Ma chi è Emanuele Blandamura? La sua vita sembra un racconto, quasi alla Dickens.
Allora Sioux, parliamo un po’ di te
Sono nato il 19 dicembre 1979 ad Udine mia madre era di Tricesimo e mio padre trovò lavoro lì in banca. Si sono conosciuti per aver fatto un incidente stradale, assurdo ma vero; fanno un incidente e nasce il colpo di fulmine , si fidanzano, si sposano presto e arrivo io . Purtroppo nacquero problemi tra i due e mia madre se ne andò; era giovanissima e considerò crescere un figlio come un ostacolo ; non so dirti di più . Fatto sta che mi lasciò a mio padre e sparì. Di questa situazione ne feci io le spese già da neonato. Mio padre cerco di accudirmi, provò di tutto; baby sitter, qualche compagna ma non ci riuscì. Chiese aiuto a ai nonni Felice e Isabella. Mio nonno era maresciallo dei carabinieri e la sua ultima sede di lavoro era Roma, così all’età di 8 mesi sono stato affidato ai nonni a Roma e li sono rimasto per tutta la vita . A pensarci; c’erano problemi di documenti; mia madre non si trovava; vivevo quasi da clandestino. Iniziai a scuola dalle suore alla Sacra Famiglia, in collegio. 5 anni di elementari e uno di medie dove fui bocciato perché ero un discolo, anzi no un vandalo e facevo danni. Poi le scuole pubbliche. Appena messo in regola i documenti iniziai un percorso normale. Con mio padre mi vedevo solo una volta all’anno; così è andata per anni. con mia madre non mi sono visto mai ,mai. Ho avuto sue notizie solo a 27 anni; quando mi decisi di andarla cercare; dopo una infanzia traumatica per il suo abbandono ma volevo conoscere ormai adulto la mia madre biologica.
La boxe come arrivò?
Avevo praticato molti sport, poi approdai alla palestra del maestro Fiermonte.
Solo questo?
E’ stato l’uomo che mi ha indirizzato al pugilato. Ma prima devo parlarti di una persona importante. Giovanni Capranica, il padre del famoso musicista e direttore d’orchestra Federico che per anni ha diretto l’orchestra a Sanremo. Giovanni era fidanzato con una amica di mia nonno. Mi ha cambiato la vita; ero un bulletto di periferia, anche se ho sempre lavorato. Studiavo; insomma andavo scuola e poi a lavorare; anche al mercato di frutta e verdura a fare pulizie. Mi comprai il primo motorino a 17 anni. Poi a 18 anni appena finita la scuola andai in marina; sempre a lavorare. In quel periodo ci fu l’incontro con Guido Fiermonte ma fu parlando con Giovanni; anzi Nino che feci quella scelta: gli raccontavo delle mie risse; e lui mi disse ma se ti piace usare le mani; fai il pugilato, combatti sul ring e non per strada.
E cosa successe?
Siccome ero convinto della mia bravura; cercai una palestra ma non una qualunque; la migliore dove potessi imparare per bene e andai da Guido Fiermonte. Ricordo che c’era scritto sulla porta “Only for Lady e Gentlman”. Entrai con una sigaretta in bocca, spavaldo e mi accolse Fiermonte: mi vide con sigaretta; orecchini; occhiali da sole e mi disse secco: “Le iscrizioni sono chiuse”. Insistetti e Fiermonte secco : “le iscrizioni sono chiuse”. Mi cacciò.

E hai perso le speranze?
No, ne parlai con Nino Capranica, anzi dicendo anche brutte cose su Fiermonte. Nino mi guardò e disse “Ti sei presentato male. Vuoi imparare la boxe? Ritorna e fai la persona educata”. Una settimana ritornai dal maestro Fiermonte; ben vestito, senza orecchini ed educatamente gli dissi che volevo imparare il pugilato seriamente, ero disposto a pagare le lezioni; lo implorai e gli chiesi scusa del mio comportamento.
Ed il maestro Fiermonte che rispose?
Rispose : “Le iscrizioni sono aperte”. Così iniziò la mia carriera pugilistica.
Tornai da Nino e gli gridai “Nino, Nino mi ha accettato, mi ha accettato”. Però fumavo e Capranica mi consigliò di non fumare più; alle mie rimostranze che fumavo poco ; due tre al massimo.. ma non era vero Nino rispose
“Ma scusa ma se te daje solo na martelatta sul dito o te ne dai cento t’e fai male lo stesso? “ “Eh sìì”. E Nino : “allora che fumi a fa..”. Smisi di fumare da allora ed a essere un boxer sul serio.
La carriera dilettantistica?
Il primo match il 29 ottobre 1999 contro Andrea Pagnotta; feci un bel match ma persi; due volte ci ho combattuto contro e tutte e due mi hanno fregato la vittoria. Purtroppo Nino Capranica non c’era; morì venti giorni prima del mio esordio. Ogni volta che combatto alla vigilia di ogni incontro sono andato sempre a trovarlo…
Fui anche chiamato in nazionale, non mi sono affermato ma sono stato chiamato spesso; in Jugoslavia; anche contro la Russia, Francia, Inghilterra. Poi lasciai la boxe per quasi due anni e innamorato di una ragazza tedesca emigrai in Germania, dove conobbi Mario Guedes,un grande maestro brasiliano e mi venne a trovare chiedendomi quanto guadagnavo. “1100euro risposi” e Guedes mi offrì 1000 euro per un match da dilettante, ma rifiutati perche ormai mi ero stufato della boxe.
Ma ripresi. Feci i campionati italiani e combattendo la finale contro Di Corcia. Dopo l’incontro entrò negli spogliatoi Francesco Damiani e mi disse “Ma Blandamura ma dove stavi? Da dove ti hanno tirato fuori? che fine avevi fatto ?”. Avevo perso ma contro un grande avversario e dopo una grande sfida .
Dopo 44 incontri da dilettante, con 33 vittorie; 8 sconfitte e 3 pari diventa professionista; nel 2011 vince il titolo WBC del mediterraneo dei pesi medi contro Manuel Ernesti nel 2012 il titolo WBC International Silver battendo Luca Tassi; poi il titolo dell’Unione Europea nel 2014 battendo il tedesco Nader in Germania e a dicembre 2017 il titolo Europea contro Signani.
Sioux capitò qualcosa che ti ha colpito nella vita. Ci racconti?

-Purtroppo si; una cosa che ha segnato per sempre la mia vita ed ancora adesso è difficile non pensare a mio nonno. - Qui Blandamura si emoziona.. - Il 26 luglio 2014 perdo l’europeo contro Saunders ,torno in Italia, faccio fare dei controlli medici a mio nonno e tranquillo parto in agosto per una vacanza. Mia zia, mio padre con il quale dopo i campionati dilettanti avevo ripreso maggiormente i rapporti stavano vicini al nonno. Ma mio nonno peggiora, ero ancora in vacanza con la mia ex ragazza ma stavo in pensiero; io volevo ritornare. Ma lei no voleva restare pur sapendo del mio legame strettissimo con nonno Felice. In ogni caso ritornammo prima a casa ; ero preoccupatissimo anche se quando telefonavo al nonno mi tranquillizzava; ma avevo capito che qualcosa non andava… Il 5 settembre mio nonno se ne andò. Mio padre mi avvisò “Lele; nonno non c’è più”. Quella frase ancora la sento..
Da lì cambia la tua vita; giusto?
Sì, lascio la mia ragazza, lascio anche l’allenatore e vado a allenarmi a Civitavecchia da Mario Massai . Perdo con Soro per l’europeo . Ritorna il buio nella mia vita, vado in crisi. Ma conosco una ragazza che mi porta ottimismo; ho superato la morte di nonno; sono diventato anche più uomo e a capire che la vita non è solo la boxe; ma c’è altro. Poi dopo tanti traumi psicologici da quando ho deciso di andare a cercare mia madre che trovo e da lì ad oggi stiamo costruendo un bel rapporto. Mio padre sempre stato presente con le sue lacune di uomo e di padre Un’ infanzia difficile con lui; ma oggi i rapporti sono buoni e stiamo costruendo insieme quello che è mancato in passato. Ma i miei eroi sono i nonno Felice e Isabella. Ed ora eccomi qui, campione europeo dei pesi medi.
Sei attivo con i giovanissimi, tra l’altro
Un progetto contro il bullismo; la boxe è rispetto dell’avversario e si se stessi; non è violenza.. Uno sport duro, anzi durissimo ma dove ci vuole disciplina; rispetto di se stessi e rispetto per gli altri.
Un messaggio contro la violenza attraverso l’allenamento; divertendosi e facendo comprendere che fa bene semmai fare a cazzotti con regole e per gioco; senza farsi male. E soprattutto rispettare chi non può difendersi. Il debole è il bullo; il vero debole è chi calpesta le dignità degli altri.
Caro Leo poi il valore di un uomo lo si capisce non da cosa ha ,ma da cosa dà agli altri .Amico mio la boxe mi ha dato e mi sta dando tanto. I legami e la stima che puoi costruirti, con questo sport sono innumerevoli. Ma è più grande la gloria che deriva dalle virtù umane, di quella che deriva dal patrimonio economico.



