
di Dario Torromeo
Paolone viene da una famiglia abituata a tenere dentro i propri sentimenti. Da tre generazioni i Vidoz sono contadini di Lucinico, cinquemila abitanti a pochi chilometri da Gorizia. Fanno il vino, lavorano la campagna. Lui no. Quando a scuola ha capito di non essere bravo come avrebbe voluto, è andato a lavorare come metalmeccanico prima, come manovale poi. A 16 anni ha scoperto la boxe.
Ho sempre pensato che in lui si nascondesse (poco) lo spirito del clown. Sorridente fuori, triste dentro. E poi, c’è quella timidezza che complica ogni cosa.
Per quattro volte è arrivato davanti alla porta dell’Unione Pugilistica Goriziana, per quattro volte ha girato i tacchi ed è tornato indietro. La prima volta che, ha messo i guantoni e ha fatto un paio di riprese di sparring, il maestro Piccotti gli ha detto: “Diventerai campione d’Europa e a 26 anni comincerai a toglierti grandi soddisfazioni.”
“Ha quasi indovinato tutto.”
Paolo Vizoz ha vinto il bronzo all’Olimpiade di Sydney 2000, battuto nella semifinale dei supermassimi da Audley Harrison. Alla guida della nazionale italiana c’era Patrizio Oliva. Il napoletano era all’angolo anche quando Vidoz ha vinto l’oro ai Godwill Games, due bronzi ai Mondiali e alla Coppa del Mondo, l’argento agli Europei.
Paolo, quale è il sogno della tua via?
“Essere un pensionato.”
Per fare?
“Niente.”
Nei primi tempi da professionista fa un’esperienza americana. Si allena lì, combatte lì.
Cosa ti hanno lasciato quei giorni?
“Ho imparato cosa volesse davvero dire fare il pugile professionista. Ho conosciuto i tempi d’azione, il modo di portare il jab, il lavoro al corpo. Che poi non sia stato capace di mettere in atto quelle lezioni, è un altro discorso.”
Le soddisfazioni non sono mancate.
Il 19 aprile 2002, a Udine, mette kot Antonio Guni e conquista il titolo italiano dei massimi. La mattina dopo si sposa. Tutto vero, posso testimoniarlo. Ero sia al match che al matrimonio.
L’11 giugno 2005 diventa campione europeo.
“Ho vinto il titolo contro Timo Hoffmann, un match fatto con soli quattro giorni di preavviso. È stato l’apice della mia carriera.”
I giorni di preavviso, a dirla tutta, erano dieci, ma l’impresa rimane.
Due difese, poi lo stop contro Volodymyr Vyrchys. Che lo batte anche nella rivincita. La discesa è appena cominciata.
Sette sconfitte negli ultimi dieci match. L’ultimo contro Matteo Modugno il 16 dicembre 2011.
“In realtà avevo già finito di boxare. Ho finito a Milano, contro Skelton, nel dicembre del 2008. Da quel momento in poi non sono stato più io. Non avrei mai pensato di perdere un match per abbandono. Più volte durante quell’incontro ho pregato perché mi mettesse ko.”
Quarant’anni e passa. Ancora sul ring, come ti definiresti?
“Un pugile sul viale del tramonto. Vado ad arricchire il record di qualcuno che punta al titolo. Parto venerdì, sabato il match, domenica a casa. Sono un pugile last minute.”
La ballata di Paolone non ha un finale triste.
Oggi Vidoz gestisce un suo locale, l’Agriturismo AllaMadonna. È sullo Stradone della Mainizza al numero 424. A Gorizia, ovviamente. Se passate da quelle parti andate a trovarlo. Da quello che leggo in giro, quando mi diceva di saper cucinare diceva il vero. Per una volta non mi ha raccontato balle…
È stato un bravo pugile. Un peso massimo dotato di ottima tecnica, uno che è partito da ragazzo con un po’ di paura a pesare sulle spalle e strada facendo non ha avuto una vigna piena di brutti pensieri neppure contro il gigante Nikolai Valuev.
Ha vinto molto da dilettante, abbastanza da professionista. Una carriera da ricordare con piacere, lo scrivo anche se non so se lui sia d’accordo…

PAOLO VIDOZ entrerà nella Hall Of Fame del Pugilato Italiano sabato 24 ottobre. Assieme a lui, faranno il loro ingresso Stefania Bianchini, Leonard Bundu e Lucio Zurlo. Nella serata, Fabio Macchiarola riceverà il“Premio Franco Esposito" come arbitro emergente 2026. La Cena di Gàla e la Cerimonia della Hall of Fame si svolgeranno all’interno dell’Hotel Globus a Forlì, a partire dalle ore 20:00.



