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Lucio Zurlo, il Maestro che parla al cuore e insegna una boxe nobile, senza età

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di Dario Torromeo

Lucio Zuelo nasce a Torre Annunziata, dove, nel 1964, fonda la Boxe Vesuviana. 
Appartiene a una razza da salvaguardare. Insegna pugilato e dà consigli di vita. 
Ha una faccia degna delle grandi maschere napoletane, una saggezza antica, la conoscenza profonda dello sport che ama. Ha l’animo nobile. Trova istantanea empatia con i ragazzi che varcano la soglia della sua palestra. Raramente alza la voce. 
È sempre stato sincero nei giudizi sul valore e le possibilità dei suoi allievi. Sempre pronto a parlare di boxe, che per lui è un po’ come l’aria che respira. Indispensabile per vivere.
Sguardo attento, capelli bianchi e dritti, grandi occhiali con una montatura immancabilmente nera e rettangolare. E un accento che scivola sempre verso una parlata dolce, direi incantatrice. E poi uno sguardo pieno di voglia di sapere, di capire, di trasmettere quello che sa. 
Lucio, a 89 anni, insegna con la testa e il cuore. Ha ancora il fuoco dentro. Ma si impegna a rimanere di ghiaccio. Si entusiasma, prova gioie intense, ma sembra quasi che si vergogni a mostrarle. Parla calmo, tranquillo. Ma non è il tono o il volume ad essere importante, la forza del messaggio sta in quello che dice.
Ha una straordinaria capacità, riesce a entrare nella mente dei suoi ragazzi, ha regalato loro gran parte della sua vita. Sa soffrire e gioire per i pugili che allena. Sa dare tutto sé stesso per cercare di tenerli lontani dai pericoli di una scelta sbagliata. Non sempre ci riesce, moltissime volte ce la fa.
Insegna a tirare di boxe, a portare i colpi come la tecnica dei vecchi maestri insegnava. Dice che il metodo antico non fallisce mai. Lui, a fare il pugile, ha imparato da Geppino Silvestri. All’Università della boxe.
Quei locali della Boxe Vesuviana in via Parini, nel cuore della Provolera, in sessantadue anni di vita hanno visto passare due campioni europei, sei campioni d’Italia tra i professionisti. Due detentori dei titoli mondiali Junior, oltre a un campione europeo e più titoli italiani tra i dilettanti. Ha allenato anche un bronzo olimpico tra le donne. 
Lucio Zurlo è “Il Maestro” per tutto il popolo della boxe italiana. Dovrei scriverlo nell’idioma locale, non lo faccio per evitare scivoloni imbarazzanti, figli di una grafia errata.
Non credo di allontanarmi molto dalla realtà se dico che per Zurlo tutti i pugili sono da rispettare. Quindi non faccio graduatorie di merito, indico solo qualche nome tra i frequentatori più assidui della mitica Boxe Vesuviana. 
Pietro Aurino, Irma Testa, Ernesto e Raffaele Bergamasco, Pasquale Perna, Salvatore Annunziata, Gaetano Caso, Alfredo Pinto, Giuseppe Langella, Mina Merano, Salvatore Russo, Lucia Testa. E, ovviamente, Biagio Zurlo, il figlio del Maestro. Buon pugile dilettante, poi professionista e campione italiano, maestro anche lui.
Torre Annunziata ha cambiato faccia negli anni, la Boxe Vesuviana è sempre la stessa. A guidarla c’è Lucio Zurlo, infermiere in pensione, maestro a tempo pieno. Un uomo che, parafrasando una frase di Mike Tyson, potrebbe dire senza tema di smentita “Se sono nato maestro? No, altrimenti sarei nato perfetto."

LUCIO ZURLO entrerà nella Hall Of Fame del Pugilato Italiano il 24 ottobre. Assieme a lui, faranno il loro ingresso Stefania Bianchini, Leonard Bundu e Paolo Vidoz. La Cena di Gàla e la Cerimonia della Hall of Fame si svolgeranno all’interno dell’Hotel Globus a Forlì, a partire dalle ore 20:00.

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