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Le grandi sorprese nella storia della boxe: la caduta di Tyson davanti a Douglas

 Forse il risultato più inatteso di sempre

Si può dire che le sorprese siano il sale della boxe. Se tutti gli incontri finissero secondo i pronostici sarebbe del tutto inutile farli. Certo, ci sono sorprese e sorprese, per esempio quelle che potremmo definire "sorprese relative" non ci interessano al momento mentre le grandi sorprese sì. E quella di cui ci occupiamo oggi è stata probabilmente la sorpresa delle sorprese o, se preferite, la madre di tutte le sorprese.

Era l'11 febbraio del 1990 quando il campione del mondo dei pesi massimi Mike Tyson saliva sul ring del Tokyo Dome, ovviamente a Tokyo, per difendere il titolo più prestigioso contro il connazionale Buster Douglas. Non so quanto i giovani di oggi che si interessino di boxe abbiano idea di come fosse considerato all'epoca Mike Tyson, forse almeno in parte sì dato l'alone di leggenda che lo ha un po' sempre circondato. Di bassa statura per un peso massimo, un fisico compatto, praticamente semza collo, dotato di una potenza fuori dal comune e di una aggressività che ha avuto pochi rivali nella storia, Tyson era imbattuto e aveva spazzato via come birilli quasi tutti gli avversari che gli avevano messo di fronte e aveva solo 23 anni. La sua figura e la sua fama incutevano terrore negli avversari così come il comportamento aggressivo tenuto fuori dal ring, una sorta di leone tenuto a stento in gabbia. 

Per contro Buster Douglas, che di anni ne aveva 28, era considerato un pugile di ottima tecnica a cui erano sempre mancati gli attributi per poter essere qualcosa di più, l'ultima delle vittime sacrificali date in pasto alla ferocia del campione del mondo. L'unico a credere di avere una sola possibilità era certamente solo lui ed è un fatto che quasi tutte le televisioni non avevano ritenuto di comprare i diritti per un match talmente scontato e le agenzie di scommesse non accettavano puntate. 

E invece sul ring accadde l'imprevedibile e non per un infortunio muscolare o di altro tipo. Il risultato passato alla storia è la vittoria di Buster Douglas per K.O. al 10° round.  E' possibile ora, come lo fu in fondo in parte anche allora, arrivare a capire perché uno come Douglas avesse potuto demolire, perché di demolizione si trattò, un'icona come Mike Tyson.  La salute mentale e la preparazione fisica e tecnica del campione del mondo non erano certo ottimali. Morto uno dei suoi manager, cambiato l'angolo tecnico, le grinfie addosso di uno spregiudicato manager/organizzatore come Don King, un matrimonio totalmente sbagliato con un'attrice in cerca di pubblicità influivano ora pesantemente sulla vita di Tyson e certo la sottovalutazione dell'avversario ebbe pure la sua parte. Per contro Douglas non aveva nulla da perdere, fosse stato fulminato al 1° round nessuno gliene avrebbe fatta una colpa. Inoltre lo sfidante aveva una motivazione interiore fortissima. Sua madre era morta da poco e lui aveva giurato di diventare campione del mondo per onorarne la memoria. Certo una motivazione formidabile ma quella tecnica era la più credibile dato che il ring non perdona niente a nessuno nè là sopra i sentimenti contano qualcosa, la preparazione invece conta eccome.

Il match suscitò un vespaio di polemiche perché l'arbitro Octavio Meyran, non certo un pivello, fu accusato da Don King di avere contato lentamente Douglas quando questi era andato al tappeto su un colpo del campione del mondo. Il conteggio fu in effetti un poco "lungo", esattamente come lo fu quello che certificò la sconfitta di Tyson.  Ma, dettaglio non piccolo, l'atterramento subìto era stata gestito al meglio e con lucidità da Douglas, lo stesso non si può dire di Tyson. L'immagine più rimasta nella mente degli appassionati fu difatti il tentativo dell'ormai ex campione del mondo di reinfilarsi il paradenti con i guantoni, impresa impossibile mentre "nuotava" al tappeto prima dell'out dell'arbitro. 

Quel match segnò un profondo spartiacque nella carriera di entrambi. Douglas si sgonfiò come un palloncino perdendo il titolo subito contro Evander Holyfield presentandosi a sua volta in condizioni deplorevoli e non riuscì, nè volle, mai più ritrovare il livello espresso quella sera. Tyson andò incontro a oltre tre anni di prigione per stupro, ritorno' ad essere campione del mondo ma non fu mai più il pugile di prima. Douglas aveva messo a nudo il maggiore difetto che Mike Tyson aveva oltre alla perduta capacità difensiva ormai assente di movimenti sulla cintura e cioè la difficoltà psicologica di affrontare avversari che non avessero paura di lui. Lo capì prima di tutti Holyfield, prima dei tecnici e dei giornalisti, seguito da Lennox Lewis e da altre figure minori in un triste finale di carriera segnato da disturbi comportamentali. E l'analisi del record di Tyson dimostra che chi lo ha battuto lo ha fatto prima del limite dopo metà match evidenziando un calo sulla distanza. 

Rimane il mito di un grande peso massimo capace di rovinare se stesso, E nella valutazione complessiva questo conta.

 

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