Il 2 settembre del 1995, Frank Bruno divenne finalmente campione del mondo dei pesi massimi WBC battendo Oliver McCall allo stadio di Wembley, davanti a 23.000 spettatori, al termine di un incontro estenuante svoltosi in una delle serate più emozionanti della storia del pugilato inglese.
Si trattava del quarto tentativo di conquistare il titolo mondiale per Bruno, dopo le precedenti sconfitte contro Tim Witherspoon, Mike Tyson e Lennox Lewis.
Frank, origini domenicane, era una figura molto amata in patria, ma apparentemente perseguitato dalla sfortuna.
McCall, era un campione imprevedibile che aveva un anno prima scioccato il mondo mettendo KO in due riprese il campione olimpico di Seoul 88 Lennox Lewis, tenendo fede al suo nome di battaglia “The Atomic Bull”.
Il campione in carica arrivò all'incontro sotto pressione. Aveva provocato Bruno accusandolo di aver tradito la propria razza e aveva promesso vendetta per quanto accaduto all'amico Gerald McClellan, gravemente ferito in un combattimento contro Nigel Benn, un pugile sostenuto da Bruno.
Bruno partì forte, ferendo e tagliando McCall nelle prime fasi dell'incontro, cogliendolo di sorpresa.
McCall recuperò terreno nelle riprese centrali, ma Bruno ritrovò nuove energie tra l'ottavo e il decimo round.
A quel punto il pugile di casa aveva accumulato un vantaggio tale che solo una conclusione del limite poteva consentire a McCall di mantenere il titolo.
Le ultime due riprese furono durissime per Bruno che riuscì a terminare in piedi il match.
Era quanto gli bastava per assicurarsi la vittoria con un verdetto unanime ai punti (115-113 e 117-111 x 2) tra il tripudio del pubblico di Wembley.
McCall accettò la sconfitta con sportività, dichiarando di non avere nulla da ridire sul verdetto dei giudici.
Bruno avrebbe perso il titolo sei mesi dopo a Las Vegas, alla prima difesa, nella rivincita contro Mike Tyson.
Ma la notte di Wembley, organizzata da Frank Warren e Don King rimane uno dei momenti simbolo del pugilato britannico: la sofferta consacrazione di un atleta che la Gran Bretagna non aveva mai smesso di amare, nemmeno nella sconfitta.




