
A volte mi illudo di capire lo stato d’animo di un essere umano guardando i suoi occhi. E ieri sera guardando Guido Vianello nel suo cammino verso il ring, mi è parso di vedere tensione. Non lo conosco, ho parlato con lui un paio di volte e nulla più. Ho visto molti dei suoi match, ma sempre dalla Tv. Mi manca insomma il contatto diretto, per questo racconto mie sensazioni senza avere la pretesa che rappresentino la verità.
Ieri notte Vianello è andato male. Non certo per merito del suo avversario. Moses Jolly al momento è, ripeto, un pugile di medio/basso livello. Il romano invece è uno che ha offerto ottimi riscontri lungo il cammino. Contro Ajgba, Barriere e soprattutto contro Makhmudov. Ieri mi è sembrato essere tornato al punto di partenza.
Quasi sempre fuori misura, lento, macchinoso nell’azione. Anche in difesa ha mostrato lacune inquietanti. Mi è sembrato fuori condizione fisica. In affanno.
Forse sentiva la tensione per un match che tutti volevano vincesse in fretta; forse era nervoso per il prolungato inseguimento di un'occasione importante che sembra non debba mai arrivare; forse sentiva la pressione di dovere convincere il pubblico britannico, e soprattutto Frank Warren, che potevano contare su di lui. Forse.
È un peso massimo che ha fatto una scelta coraggiosa, è andato a lavorare negli Stati Uniti. Lontano da casa e da una vita comoda. Con la Top Rank di Bob Arum, primo livello assoluto. Adesso ha firmato con la Queensberry Promotions di Frank Warren. Stesso livello. A 32 anni i suoi sforzi sembravano essere stati ripagati. Una carriera non si giudica da un match, ma credo che anche lui sia rimasto profondamente deluso da come sia andata ieri notte. Non posso credere immaginasse di finire il match pari contro Moses Jolly. E adesso?
MASSIMI - Guido Vianello (Ita, 14-3-2, 12 ko, 114 kg) e Moses Jolly (Gbr, 12-0-1, 8 ko, 114,120 kg) pari in 8 riprese. Amy Pu (arbitro e giudice unico) 76-76.



