
Si chiama ancora Enriko quando entra in una palestra di boxe. Ha nove anni. Ginnastica, allenamento, poi con il tempo che passa arrivano sparring e qualche match. Troppo duro il pugilato, meglio il football. Un cambio che poco dopo rinnega. Nuovo tuffo nella boxe, tirare calci a un pallone lo annoia.
Un po’ di dilettantismo, abbastanza per vincere un Mondiale Youth. A 16 anni fa sparring con Lawrenc Okolie, che pochi mesi dopo conquisterà il mondiale dei massimi leggeri. Chi è presente a quell’allenamento giura di essersi goduto una seduta di grande boxe.
A 18 anni l’esordio nel professionismo.
Moses Itauma, niente più Enriko, affronta Marcel Bode (1-0). Dopo 23 secondi , conteggio compreso, è già tutto finito. È il primo di dodici ko su 14 vittorie. Imbattuto. Il ragazzone, 1.93 di altezza per 109,800 kg (è il peso dell’ultimo match), arriva dalla Slovacchia. È nato lì come la mamma, il papà viene dalla Nigeria. Da piccolo, si è trasferito con la famiglia in Inghilterra. Vivono nel Kent.
Otto match da pro, poi passa con l’allenatore Ben Davinson che gli cambia stile e guardia. Diventa mancino e continua a mettere ko i suoi avversari. Ci vuole poco perché qualcuno cominci a pensare che il record di Tyson sia in pericolo. Iron Mike è il più giovane campione del mondo dei pesi massimi che la storia della boxe abbia mai conosciuto. A 20 anni 4 mesi e 22 giorni, batte Trevor Berbick ad Atlantic City e conquista il titolo.
“Itauna sarà più veloce!” urlano i tifosi. Non ce la fa.
Sabato a Londra affronterà Filip Hrgovic, in caso di vittoria sarà il nuovo campione dell’IBF. A 21 anni e otto mesi, dovrà “accontentarsi” di essere il secondo più giovane di sempre…



