
Moses Jolly è un trentenne, alto 1.96 per 117,5 chili (peso dell’ultimo match). Viene da Swansea, a sud est della costa del Galles. Da ragazzo ha subito il bullismo dei più grandi. Viveva in un’area difficile. Le sue origini giamaicane/tedesche, e il colore della pelle, lo avevano fatto diventare una vittima designata. Lui si ribellava e ogni giorno diventava una guerra. Lo chiamavano “Native”. Anche per questo promette, un giorno o l’altro, di presentarsi a una riunione “a torso nudo a dorso di un cavallo, con un copricapo dei nativi americani, sul volto i colori della guerra.” Per ora si è limitato al copricapo a qualche capriola sul tappeto del ring.
Ha scelto la boxe per uscire dai guai sempre più grandi in cui rischiava di ficcarsi.
Lavora come carpentiere, si arrampica sui tetti.
È difficile raccontare chi sia come pugile.
Chi non lo ha in simpatia dice: “Finora ha affrontato solo dei tassisti.” Non campisco il riferimento, ma è facilmente intuibile il senso.
È diventato professionista nel 2022. Il suo record parla di 12 vittorie su altrettanti match, 8 per ko. Solo tre avversari sono saliti sul ring con un record positivo, e uno di loro (John Cortez, 16-13-1) aveva perso nove volte per ko.
“Sono paziente, so che diventerò campione. Sarò il primo campione del mondo dei pesi massimi nato in Galles.”
Sabato affronterà Guido Vianello, in un mathch sulle otto riprese , alla 02 Arena di Londra. A giudicare Moses dagli spezzoni che circolano su YouTube, si potrebbe dire che il peso massimo italiano non dovrebbe avere grandi problemi. Nessun nome conosciuto tra i rivali, nessuna grande performance, un pugilato lento, macchinoso. Uno stile che lascia ampi spazi alla replica dell’avversario.
Lui, di certo, se dovesse realizzare la grande sorpresa sa come festeggiare.
Con una doppia capriola, come sempre.
Non ci resta che aspettare.



