
di Dario Torromeo
È un match che sembra avere un solo pronostico. Vittoria di George Liddard, probabilmente prima del limite. Il britannico ha quell’aggressività controllata che può piegare Dario Morello. Ha ritmo, ha più potenza del nostro. E ha anche un fisico più robusto che, con i chili recuperati nelle ultime trenta ore, lo porterà a combattere sul ring almeno da supermedio.
Mi piace però pensare che l’italiano possa rovesciare le carte e portare a casa il verdetto. È più vario nelle scelte tattiche, si difende meglio. Potrebbe provare a rallentare il ritmo iniziale del match. Potrebbe usare la sua boxe sfuggenite, difficile da decifrare, dedicando ogni energia a un obiettivo preciso. Riempire di dubbi la testa del britannico.
L’incertezza però dura pocoì. Liddard non è un fenomeno, ma appartiene a un livello superiore rispetto a qualsiasi rivale Dario abbia finora affrontato. Porta colpi pesanti in serie. Il destro, gancio e diretto, sono davvero pericolosi.
Vero, mi ripete una vocina nella testa, ma sono anche terreno da esplorare per una reazione coraggiosa, finalizzata all’uso del colpo di incontro, da parte di Morello. Il ragazzo di casa, in fase di attacco, ha una guardia che lascia spiragli in cui infilarsi.
Ci vorrebbe un Morello 2.0, la versione aggiornata e migliorata del pugile che conosciamo, per ribaltare il pronostico. È quello che Dario e papà Ercole hanno provato a dirci, mascherando il concetto dentro una nuvola di parole. Il messaggio è arrivato, ora però dobbiamo tutti, ancora una volta, confrontarci con la realtà.
Da giornalista confermo il pronostico. Liddard vincitore. Da italiano mi aggrappo con ogni forza alla speranza che Morello non sbagli nulla, sappia girare in suo favore ogni occasione, ci faccia scoprire la bellezza di una vittoria che al momento non vediamo. L’ho già detto, lo ripeto. Sarà una missione davvero difficile, un sogno che sfiora impossibile. Ma loro ci credono. E io, spero di sbagliarmi.



