Il 10 agosto 1966, esattamente 60 anni fa, lo Stadio Comunale di Senigallia (An), fu teatro del titolo italiano dei super leggeri, abbandonato da Sandro Lopopolo, diventato campione mondiale.
A contenderselo furono il marchigiano Massimo Consolati e il laziale, genovese di adozione, Bruno Arcari, olimpionico a Tokyo 64.
Arcari era il chiaro favorito dell’incontro e lo svolgimento del match confermava le previsioni della vigilia, con il ligure che imponeva la sua classe nei confronti del volenteroso avversario.
Alla quinta ripresa vi fu la svolta decisiva che indirizzò il match.
In uno scambio a media distanza un gancio destro di Consolati raggiunse l’occhio sinistro di Arcari aprendo un ampia ferita.
Quello delle arcate sopracciliari, sin dai tempi del dilettantismo, è sempre stato un handicap con il quale Arcari ha sempre dovuto convivere e che gli costò l’eliminazione ai giochi di Tokyo per mano del keniano Alex Oundo.
Tornando a Senigallia, da quel momento il match diventò rovente con feroci scambi, ma alla nona ripresa il medico della riunione fu costretto ad interrompere il match per salvaguardare l’integrità fisica di Arcari.
Dopo quella del match d’esordio, sempre per ferita, contro Salvatore Colella, per Bruno è stata la seconda e ultima sconfitta della carriera.
Da quel momento Arcari mise insieme una striscia vincente di 60 vittorie e un pareggio, a Milano alla fine della carriera contro Rocky Mattioli, diventando campione italiano, europeo e mondiale, titolo per il quale si battè in dieci occasioni.
Il 7 dicembre del 1966 a Genova, in una riunione organizzata dalla ITOS di Rino Tommasi, Consolati concesse la rivincita ad Arcari.
Anche in quella occasione Bruno, avanti nel punteggio, si ferì per l’ennesima volta.
In questo caso però L’arbitro De Sanctis, Presidente della Federazione Bocce, diede una interpretazione personale del regolamento squalificando nella settima ripresa Consolati, che non aveva commesso alcuna irregolarità.
Il marchigiano accetto sportivamente il verdetto senza fare drammi, dichiarando: “Non ho colpito fallosamente Bruno, ma in un certo senso hanno fatto bene a dargli la vittoria. Io sono un buon pugile ma lui è un campione. É giusto che prenda il volo: diventerà uno dei migliori se non il migliore del mondo nella sua categoria”.
Il buon Massimo, scomparso due anni fa, ci aveva visto lungo.




