
di Dario Torromeo
La boxe non concede attenuanti ai protagonisti. Ieri sera c’erano troppi dubbi nella testa di Anthony Joshua. E solo una minima parte riguardava la necessità di evitare i pugni di Kristian Prenga. La tragedia del 29 dicembre scorso, non era presente solo sul tappeto del Jeddah Superdome. Viveva nel cuore del protagonista. Latz e Sina erano suoi amici, si volevano bene come fratelli, quel giorno se ne sono andati via per sempre in un maledetto incidente automobilistico. E lui era con loro, su quella macchina,
Ho avuto una strana sensazione nel guardare il primo round. Non tanto per i due atterramenti subiti da AJ, un montante destro corto dopo pochi secondi, un gancio destro verso il finale di round. Ma per come si muoveva sul ring.
Vero, ha 36 anni, negli ultimi ventidue mesi ha affrontato solo un “vero combattimento” e ha subito una brutale sconfitta contro Daniel Dubois. No, tutto questo influiva, ma c’era dell’altro. Joshua era lento, prevedibile, le gambe non si muovevano con la consueta scioltezza, la guardia era spesso scoperta. Non aveva né tempo, né misura.
Se riguardate il match, fate caso all’espressione del volto di Eddie Hearn, seduto in prima fila. Forse anche a lui, come è accaduto a me, sembrava che AJ non fosse sul ring, ma guardasse il combattimento dal di fuori. E se fai così, può solo finire male. Si è salvato in extremis. A 2:43 della seconda ripresa ha piazzato una buona combinazione, due diretti sinistri, un destro, un sinistro a chiudere, e Prenga è finito kot dopo 2:43.
Nessun entusiasmo per favore, sarebbe fuori luogo.
E adesso tutti a parlare della sfida con Tyson Fury.
I due hanno già dato il meglio di sé sul ring. Il loro incontro potrebbe portare attenzione (soprattutto in Gran Bretagna) e soldi sul pugilato. Ma arriverebbe a tempo scaduto. Al momento della sfida, sempre se si farà, avranno 38 (Fury) e 37 (AJ) anni. A me sembrerebbe un derby tra vecchie glorie, un omaggio alla nostalgia. Le ultime 24 ore li hanno visti entrambi sul ring. Loro c’erano, il loro pugilato era finito da tempo nell’album dei ricordi.
STORIA DELLA BOXE ITALIANA (528 pagine, Diarkos editore).
“Un libro contro il logorio della boxe moderna."



