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È scomparso Jose Legra, ex campione mondiale piuma, un artista del ring .

Una  triste  notizia arriva dalla Spagna. 
Il Cubano naturalizzato spagnolo Jose Legra(129-11-4) ex campione mondiale ed europeo dei pesi piuma è deceduto a Madrid all’età di 83 anni. 

Una vita avventurosa quella di Legra, idolo delle folle negli anni 60/70, che con le sue imprese e il suo stile di combattimento portò il pugilato spagnolo in un nuova dimensione.

Una storia che lo ha visto passare da lustrascarpe a milionario e che merita di essere raccontata. 

A tal proposito riproponiamo l’articolo a lui dedicato, pubblicato da Boxeringweb il 22 aprile del 2020, quando era ricoverato per la pandemia Covid. 

José Legrá nacque a Baracoa (Cuba), nel quartiere di Matachin, il 19 marzo 1943. 

Era il secondo di sette fratelli. Quando aveva sette anni i suoi genitori si separarono e José dovette così ingegnarsi per aiutare casa facendo qualsiasi tipo di lavoro che contribuisse all'economia familiare. Lavorò come lustrascarpe, venditore di giornali e contadino. 

Arrotondava il suo misero guadagno con qualche dollaro che i turisti stranieri gli allungavano in cambio di dritte sulle prostituite locali.

Le necessità economiche familiari non gli permisero di frequentare la scuola con regolarità, distratto oltretutto dal vicino cinematografo dove spesso si intrufolava con un amico, e dove ebbe la possibilità di assistere agli incontri di Ray "Sugar" Robinson, Archie Moore e del connazionale Kid Gavilán.

In questo particolare contesto scoprì così la sua vocazione per il pugilato.

Il primo contatto di Legra con la boxe agonistica avvenne in combattimenti organizzati sulla spiaggia locale dove al vincitore veniva assegnato in premio un panino, un bicchiere di latte e un dollaro in contanti. 

Legra non perse mai nessuno un combattimento in tutti questi inconsueti  incontri.

Le sue brillanti prestazioni vennero notate da un appassionato che ne capì il potenziale e lo portò nella palestra locale nonostante l'opposizione di Mama Sole, a cui non piaceva che suo figlio praticasse uno sport così duro.

Debuttò come dilettante nel novembre 1958, percependo circa 70 pesetas dell'epoca, il salario di tre giorni del suo lavoro di strillone e di lustrascarpe.

Da dilettante disputò 23 combattimenti rimediando una sola sconfitta.Oramai Baracoa era diventata troppo piccola per un ragazzo vivace e intraprendente come lui e decise così di cercare fortuna andando in autostop a L'Avana, a mille chilometri di distanza dal suo paese, con soli duecento pesetas in tasca e lavorando come lavapiatti lungo il tragitto in cambio di un pasto caldo.

In questa circostanza fu anche fortunato in quanto ebbe la possibilità di fare la conoscenza di un camionista al quale raccontò i suoi sogni e le sue speranze.

La simpatia e la spavalderia di Jose colpirono il suo compagno di viaggio a tal punto che al suo arrivo nella capitale si offrì di pagargli vitto e alloggio in una pensione per i primi quindici giorni. 

Lì incontrò un pugile che lo portò nella palestra di Luis Sarria che sarebbe così stato il suo mentore. 

Nella palestra di Sarria, Legra ebbe l’occasione di fare la conoscenza dei più forti pugili cubani di quel momento, futuri campioni mondiali quali  "Sugar" Ramos, Kid Gavilán, "Mantequilla" Nápoles, e Kid Chocolate.

Il 1960 fu per Cuba un anno di grandi cambiamenti sociali con l’ascesa al potere di Fidel Castro e di Che Guevara.

Subito dopo la rivoluzione, Legra fece il suo debutto tra i professionisti sconfiggendo Pedro Piñeiro in punti a L'Avana.

Ma nel aprile del 1962, il governo cubano mise al bando tutti gli sport professionistici, pugilato compreso.

Tutti i combattenti in attività furono così costretti ad emigrare verso altri lidi per sopravvivere.

Legra si trasferì in Messico dove combatté in diciannove occasioni attirando l’attenzione degli addetti ai lavori.

Iniziarono a fioccare numerose proposte d’ingaggio da parte di manager locali e anche da parte di Angelo Dundee che lo avrebbe voluto portare nel suo campo di allenamento di Miami.

Invece a sorpresa Legra accettò l’offerta del connazionale residente in Spagna Evelio Mustelier, meglio conosciuto come Kid Tunero, ottimo medio diventato allenatore, nel 1933 battuto a Parigi da Marcel Thil in un incontro per il titolo mondiale.

Nel settembre 1963, Legra arrivò all'aeroporto Barajas di Madrid dove ad attenderlo trovò Kid Tunero. 

L’inizio della loro collaborazione non fu dei più facili.

Nell'attesa del primo combattimento i due dovettero accontentarsi di alloggiare in una modesta pensione, consumando un solo pasto al giorno, quasi sempre legumi, a spese della federazione spagnola il cui Presidente aveva visto lungo sulle qualità di Jose.

L’esordio in terra iberica avvenne il 26 ottobre 1963 a Madrid con una vittoria per kot alla sesta ripresa su Lázaro Ben Larachi, un marocchino residente in Spagna, entusiasmando il pubblico in sala con la sua boxe gioiosa e spavalda, il suo gioco di gambe e il suo modo di combattere a mani abbassate.

Dal suo debutto fino al 1968 mise insieme una rilevante striscia di incontri vincenti salvo un unica sconfitta subita nel 1965 quando a Blackpool venne battuto da Howard Winstone in un match che secondo la stampa locale Legra aveva vinto ma che i giudici assegnarono al campione gallese.

Nel primo anno della sua esperienza spagnola il cubano affrontò i migliori pugili nazionali superati i quali ebbero inizio gli incontri contro avversari internazionali.

Uno dopo l’altro José ebve la meglio su elementi del valore di Vincenzo Pitardi, Renato Galli, Mario Sitri, Antonio Paiva, Love Allotey, Don Jonhson e Maurice Tavant, tutti uomini di grande esperienza, ben piazzati nelle classifiche europee e mondiali.

Nel 1966 gli venne concessa la nazionalità spagnola e subito dopo a Madrid affrontò Jean De Keers in un incontro valido come eliminatoria per il titolo europeo, match nel quale Legra travolse il belga in una ripresa.

Un anno dopo, sempre a Madrid, Jose venne messo di fronte al francese Yves Desmarets per la cintura continentale abbandonata da Winstone.

Sin dal primo suono del gong Legra, determinato al massimo, impose la sua classe cristallina costringendo il pugile francese a subire un conteggio in piedi.

L’epilogo nella terza ripresa quando, dopo un nuovo conteggio, l’arbitro interruppe una lotta divenuta ormai impari.

L’incontro venne trasmesso in diretta dalla TV spagnola e l’impressione fu tale che da quel momento la popolarità di Legra divenne enorme anche tra coloro che non conoscevano la boxe, al pari, se non superiore, a quella di Pedro Carrasco, anche lui campione europeo.

Ad accrescere la sua notorietà, oltre che la sua innata simpatia, fu la sua loquacità e la sua parlantina.

Sono il migliore, sono il migliore” amava ripetere davanti ad ogni microfono che gli veniva messo davanti.

Per questo suo modo di essere, con i dovuti distinguo, venne paragonato nientemeno che a Mohammad Alì.

Non sono stato io a copiare lui, ma lui a copiare me” amava ripetere. “quando lui era ancora dilettante io ero già professionista”.

Disponibile e alla mano con tutti Jose aveva sempre in tasca sue foto che distribuiva a chiunque gli chiedesse un autografo. Fosse stata l’epoca dei selfie ne avrebbe fatti a migliaia.

Dopo le vittorie sui quotati Ernesto Miranda e Fernando Tavarez il cubano/spagnolo venne nominato dal WBC sfidante ufficiale del neo campione Howard Winstone, che lo sconfisse nel 1965.

L’incontro venne fissato per il 24 luglio 1960 alla Cony Beach Arena di Porthcawl.

Quella sera José Legrá fu fantastico.

Davanti ad undicimila spettatori surclassò letteralmente l’avversario, costringendo il signor Harry Gibbs ad interrompere il match accompagnando al suo angolo Winstone con il volto tumefatto e l’occhio sinistro completamente chiuso, nel corso della quinta ripresa.

Un successo costruito sin dal primo minuto del primo round quando Legra scosse il campione gallese con un preciso e potente “Bolo Punch”, fondamentale appreso nel corso della sua frequentazione nella palestra di L’Avana osservando Kid Gavilán, suo inventore.

Legra non godrà però a lungo della conquista del titolo.

Dopo due successi su Bob Allotay e su Felix Brami, in match senza titolo in palio, il 21 gennaio 1969 alla Royal Albert Hall di Londra, Legra affrontò l'australiano di origine francese Johnny Famechon. 

Si ebbe subito l’impressione che José non era nella sua miglior serata. 

Apatico, svogliato, senza ispirazione, l’esatto contrario del pugile estroso e determinato ammirato nelle sue precedenti esibizioni.

Nonostante tutto Legra aveva dato l’impressione di aver salvato il titolo.

Di diverso avviso era invece il signor Georges Smith, arbitro unico del match, che proclamò nuovo campione mondiale Famechon, salvato dal conteggio nonostante sia stato atterrato nel corso del sesto e dell’undicesimo round.

A nulla valse il reclamo presentato dalla Federazione spagnola.

Il successivo mese di novembre accettò l’offerta di Georges Parnasuss per affrontare ad Inglewood-Los Angeles il messicano Vicente Saldivar, ex detentore del titolo, dal quale venne battuto ai punti in dieci riprese.

Ad un anno dalla perdita del mondiale, Legra tornò in possesso della cintura continentale superando ai punti a Madrid Tommaso Galli, titolo che difese in cinque occasioni battendo Jimmy Revie, Giovanni Girgenti, Evan Armstrong, Tommy Glencross e Daniel Vermandere.

 

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Oltre alle difese del titolo in quel periodo il pugile spagnolo ebbe la meglio su Domenico Chiloiro, Ugo Poli, Bruno Melissano e per la seconda volta su Renato Galli.

Venne invece  sorpreso dal tunisino Tahar Ben Hassen che lo fulminò nel corso della quarta ripresa con un preciso diretto alla mascella.

Nonostante questo incidente di percorso Legra venne nominato sfidante ufficiale del messicano Clemente Sanchez, campione WBC.

L’incontro andò in scena il 16 dicembre 1972 a Monterrey, in Messico.

La serata fu un trionfo per Legra. Sanchez, destituito del titolo alla vigilia del match per non essere riuscito a rientrare nei limiti di peso della categoria, venne battuto per KO alla decima ripresa dopo aver subito ben undici atterramenti.

Purtroppo per lui si ripetè quanto accaduto in occasione della prima conquista del titolo.

Legra e il suo staff accettarono l’offerta pervenuta dal Brasile per affrontare nientemeno che Eder Jofre, ex campione mondiale dei pesi gallo, a giudizio di chi vi scrive il più grande peso gallo di tutti i tempi.

Il 5 maggio 1973 a Brasilia un Legra abulico lasciò il titolo nelle mani del fuoriclasse brasiliano premiato da un verdetto ai punti per MD, generoso ma non scandaloso.

Anche in questa occasione, nonostante i tanti errori, il pugile cubano venne penalizzato dalla direzione arbitrale del signor Jay Edson, che ebbe un occhio di riguardo per il "Gallo de Oro", abbonandogli un sacrosanto conteggio alla fine della terza ripresa nella quale aveva messo un ginocchio a terra a seguito di un preciso colpo del campione cubano.

Per Legra oltre al danno ci fu anche la beffa. Infatti il pugile spagnolo non solo perse il titolo, ma venne anche multato per aver indossato un marchio pubblicitario non approvato dall'organizzazione sui suoi pantaloncini.

Dopo una vittoria ai punti sull'inglese Jimmy Bell, la carriera di Legra si interrompe nel mese di novembre del 1073 battuto per KO alla prima ripresa a Managua dal fuoriclasse nicaraguense Alexis Arguello.

Terminata la carriera sportiva Legra si buttò nel mondo degli affari con la speranza di ripetere i successi ottenuti in campo sportivo.

Non andò proprio così. 

Infatti aprì un pub nelle Isole Canarie, nel quale investì ben cinque milioni di pesetas con un socio che alla fine lo tradì.

I cinque milioni scomparvero e l'attività venne chiusa.

In seguito Legra avviò, senza successo, un azienda  idraulica, un negozio di parrucchiere, un officina  meccanica e altre attività commerciali.

Oltre che negli affari Jose sperperò gran parte del suo patrimonio in scorribande e notti folli con amici opportunisti e con l’altra grande passione della sua vita, il sesso femminile.

Confidando nella sua generosità e nella sua ingenuità molte signore gli si avvicinarono certe che il campione non le avrebbe deluse. La leggenda vuole che le abbia ripagate con regali costosi quali gioielli, profumi, pellicce e orologi.

Amava sempre ripetere: "Il pugilato mi ha dato grandi soddisfazioni. Sessuali". 

E’ superfluo ricordare che una volta finiti i soldi i finti amici, le donne e gli adulatori di quelle notti trionfali si eclissarono.

Gli ultimi anni della sua vita gli ha trascorsi a Madrid grazie anche al sostegno pensionistico del WBC, nel ricordo dei vecchi tempi del suo splendore nel mondo della boxe.

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