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Il massimo Angelo Morejon, un futuro lungo la strada della WBC

Ma, prima, il cubano dell’Alto Reno si batterà per il titolo italiano dei massimi il 4 luglio a Roma contro Carlesimo

di Maurizio Roveri

Quel belga originario del Camerun, possente struttura muscolare in un fisico da 120 chili e 1,97 di altezza, con 10 KOs realizzati in 11 match vinti, appariva avversario al quale non concedere la minima confidenza. 

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E Angelo Morejon, attento, concentratissimo, tranquillo sul ring com’è nel suo stile, non ha regalato niente al suo avversario. Sempre in controllo, il peso massimo cubano che vive nell’Alto Reno ha confezionato otto buoni round (suo obiettivo per questo collaudo in terra padovana) e non ha corso rischi. Pur andando anche avanti, contro quella montagna di muscoli, afferrando l’iniziativa e facendo un match abbastanza intenso. Ha privilegiato sempre l’abilità tecnica e tattica. 

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Michael Essomba ha tentato, in partenza, di impressionare Morejon portandosi all’attacco e cercando di scaricare quei suoi ganci larghi gonfi di insidie. Però inutilmente. I colpacci che il colosso belga, originario del Camerun, tirava… afferravano soltanto l’aria. Morejon li mandava a vuoto, con quegli spostamenti laterali o all’indietro che ne esaltavano la tecnica, la coordinazione, il gioco di piedi. 

E la bellezza di quel lungo jab sinistro, sempre attivo, spesso incisivo. Perfetto per prendere e mantenere la giusta distanza. Dote rara da vedere e ammirare - soprattutto di questi tempi - in un peso massimo che fa attività in Italia.

Chiaro, Angelo possiede l’impostazione tecnica e la scelta di tempo della mitica “scuola” pugilistica cubana. Che privilegia la rapidità, i colpi dritti, l’armonia, la difesa. Più che la potenza. 

Morejon era un buon pugile Dilettante. Affrontò anche Julio Cesar La Cruz. Fortissimo. Morejon gli tenne testa dignitosamente. Adesso La Cruz è classificato al quarto posto per la WBC nella categoria di peso dei Bridger. Ebbene, in quel ranking mondiale della categoria di peso che sta fra i cruiser e gli heavyweight c’è anche Angelo. Posizione numero 15, dopo la conquista del titolo WBC del Mediterraneo del 5 aprile 2025 quando “El Terrible” con i suoi colpi puliti, rapidi, precisi e quel senso dell’anticipo buttò giù due volte il francese David Spilmont. Vincendo per KOT al quinto round. Successivamente, nel novembre dell’anno scorso la chiara vittoria ai punti contro Danijal Alagic, bosniaco che viaggiava imbattuto (12 vittorie e 2 match pari) prima di affrontare Angelo Morejon.

Morejon il Professionismo lo ha conosciuto in Italia. Nella palestra di un piccolo paese dell’Appennino al confine tra la provincia di Bologna e quella di Pistoia. Lì, a Castel di Casio, è molto attiva la “Pugilistica Alto Reno Michele Adduci”. Un piccolo importante tempio della boxe. Sognato, voluto, creato, realizzato dalla forte passione e da un amore immenso per la boxe di un ex-pugile tarantino, Emanuele Orlando, detto “Lele”. Era il suo grande sogno. Il sogno di una vita. Aprire le porte del pugilato ai ragazzi e alle ragazze. E fare a loro scoprire i valori - come il rispetto, la disciplina, la passione - di questo sport, in un territorio montano dove la boxe non era conosciuta. Una missione che Lele Orlando cominciò a portare avanti a Granaglione, località conosciuta per la lavorazione della castagna. Nel tempo la palestra era diventata troppo piccola per contenere l’entusiasmo di tanti giovani che stavano scoprendo il pugilato. E allora il Maestro Orlando e la sua “Pugilistica Alto Reno” si sono trasferiti un poco più in là, a Castel di Casio. Riuscendo ad aprire una palestra più ampia in questo Comune, che è fra “i luoghi del cuore” della FAI.

Lele Orlando è il tecnico che fece muovere i primi passi nel pugilato a Diego Lenzi, ribattezzato “Godzilla” dal Maestro. Insegnandogli tanto. E facendogli raggiungere i primi importanti successi da Dilettante: il titolo Under 22 e successivamente la medaglia d’oro ai Campionati Assoluti nella categoria dei supermassimi. Era fiero, Lele, di quel giovane pugile che stava costruendo. Ma poi, improvvisamente, le loro strade si sono divise. Diego Lenzi ha fatto altre scelte. Per il Maestro Orlando fu un colpo duro. Il disappunto intenso. La vita è fatta così, anche di contrattempi e di amarezze. Lele li ha superati con la gioia di veder crescere, giorno dopo giorno, anno dopo anno, i suoi figli: Sofia (42 match già sostenuti a partire dall’ottobre 2019, e 32 vittorie) e Tommaso, 17 anni, bellissimo talento, un ragazzo fra i più interessanti prospetti della boxe azzurra, 45 vittorie in 56 match, vicecampione ai Campionati Europei Under 18. E presto, per Tommy, ci sarà l’appuntamento con i Mondiali di categoria.

Poco più di tre anni fa nella vita del Maestro della palestra di Castel di Casio è entrato un gigante cubano. Con la voglia di diventare Professionista. Suggestiva opportunità. E sul talento limpido di Angelo Morejon si è messo a lavorare l’esperto allenatore. Con grande costanza, con una precisa programmazione. E tanto tanto sacrificio, da parte sua e da parte del pugile. Un quotidiano lavoro intenso in palestra. 

Un poco per volta, il Maestro ha aggiunto qualcosa di più nel pugilato del talento cubano. Il lavoro al corpo, ad esempio. Quel gancio “sotto” che Angelo ha portato l’altra sera con efficacia durante il match vinto nettamente contro Essomba.

Un pugile di qualità. 

Un allenatore esperto e apprezzato. 

Una Organizzazione solida e ambiziosa, qual è la “Italian Ring Side Promotions” di Riccardo e Leonardo Bizzo.

Ecco le tre componenti di una storia che si è già cominciata a scrivere e che si annuncia piena di altri capitoli interessanti da leggere, da vivere.

Il 4 luglio Morejon darà l’assalto al titolo italiano. A Roma affronterà Antonio Carlesimo solido combattente romano. Imbattuto. Come il cubano dell’Alto Reno. Anzi, curiosamente, gli interpreti di questo Campionato d’Italia dei pesi massimi presentano lo stesso record: 10 match, 10 vittorie.

E poi?

E poi Morejon, se supererà la sfida con Carlesimo, proseguirà sulla strada della World Boxing Council. 

Darà la caccia - presumibilmente - al WBC International. E al titolo Silver. Un passo alla volta. Per avvicinarsi al vertice. 

Con l’umiltà, la determinazione e la tranquillità che caratterizzano il personaggio Morejon. 

 

 

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