Dopo il debutto di successo a Pieve di Cento, la lettura-spettacolo di Franco Cervellati sul mitico peso massimo potrebbe fare il giro dell’Italia
di Maurizio Roveri
Emozione. Commozione, anche. Qualche lacrima dagli occhi lucidi scesa sul volto di quelli che settanta anni fa erano allo stadio comunale di Bologna per vedere “Cesco” nella sua impresa più grande. Ma soprattutto, ieri sera, nella piazza principale di Pieve di Cento, c’era un bell’orgoglio. Immagine di fierezza dei “pievesi” per il loro Cavicchi, quel colosso che il 26 giugno 1955 conquistava l’Europa. Dentro le corde di un ring che, al centro dell’enorme arena, sembrava improvvisamente piccolo piccolo. Così circondato, accerchiato, abbracciato da un incredibile mare di folla. Come non s’era visto mai a Bologna. Record di spettatori paganti nella centenaria storia dello stadio bolognese.
“Erano in 70.000!”. E’ il titolo della lettura-spettacolo realizzata da Franco Cervellati, apprezzato giornalista professionista bolognese. Portata in scena dallo stesso Cervellati come voce narrante. Accompagnato al pianoforte da Alessandra Mostacci, musicista dalla notevole attività concertistica, come solista e in formazioni da Camera, in Italia e all’estero.

Un “pezzo” teatrale con il quale Cervellati ha fatto rivivere lo spirito, l’atmosfera, ricordi, curiosità e aneddoti di quel 26 giugno del ’55. La domenica sera in cui Cavicchi, battendo nettamente ai punti il tedesco Neuhaus e salendo sul trono europeo dei pesi massimi, entrò nella storia della boxe italiana. Erano anni ruggenti per questo sport, che - in quel decennio e anche in quello successivo - ha potuto godere di una enorme popolarità, pari a quella del ciclismo e del calcio.
A Bologna, in realtà, Francesco Cavicchi un mito lo era già. Perchè nella palestra della Sempre Avanti, allora in via Maggia, imparò a tirare i primi cazzotti. Impressionando subito Leone Blasi, il suo allenatore. E diventando in tempi abbastanza brevi Campione d’Italia dei Dilettanti. A quel tempo (tanto per darvi l’idea di cosa significasse fare sacrifici) Francesco Cavicchi “il pugile contadino” si alzava prestissimo la mattina per andare a lavorare nei campi, poi nel primo pomeriggio afferrava la sua bicicletta e si sobbarcava quella trentina di chilometri per andare a Bologna, nella palestra Sempre Avanti, ad allenarsi. E sotto gli occhi di un “duro” come Blasi c’era da lavorare intensamente. Stanco? No. E se anche la stanchezza ci fosse stata, c’era da farsela passare. Lo aspettavano altre trenta-trentun chilometri da pedalare, in bicicletta, destinazione casa. In quella sua bella e romantica campagna che “il colosso di Pieve” non ha mai abbandonato. Neanche da Campione d’Europa. Neanche quando ha conservato il titolo, nuovamente affrontando Neuhaus. Quella seconda sfida, ancora a Bologna, per il tedesco fu un autentico calvario. Al tappeto nel nono round. Poi, incalzato e bombardato da potenti montanti allo stomaco, ben quattro volte giù nella decima ripresa. E all’undicesimo round Cavicchi metteva la parola fine al match, e ai tormenti di Neuhaus, abbattendo il tedesco stavolta definitivamente. Lo fece crollare con un terribile colpo al fegato.
Francesco Cavicchi nella sua carriera Professionistica ha vinto 70 match. Ben 45 per KOs. Struttura fisica eccellente. E una “noce” alla quale era difficile reggere, quando “Cesco” era in forma e determinato.
A settanta anni di distanza dal titolo europeo il Comune di Pieve di Cento - dove Cavicchi è nato rimanendo per sempre fedele al suo paese - ha celebrato l’anniversario di quell’evento memorabile. Lo ha fatto con una serata speciale in Piazza Andrea Costa. E con la riapertura della mostra “Francesco Cavicchi” presso la Sala Partecipanza.
Dopo il saluto del Sindaco di Pieve, Franco Borsari, la Associazione “Figurine Forever” ha consegnato ai figli dell’indimenticato e indimenticabile Cesco, la Figurina Solidale del Campione. E’ stato riproposto anche il bellissimo libro “Francesco Cavicchi Il Pugile Contadino”, straordinario lavoro di Giuliano Musi e Lamberto Bertozzi. Edito da Minerva. Con meravigliose fotografie di Walter Breveglieri.

“Erano in 70.000!”. E’ così che Franco Cervellati ha voluto chiamare il suo spettacolo. Un po’ per quel 70 che fa da riferimento, ricollegandosi al momento celebrativo. Ma anche perchè gli spettatori paganti di quell’evento pugilistico di settant’anni fa allo stadio bolognese furono 66.000. I paganti! Aggiungendo la presenza degli addetti ai lavori, autorità e invitati, e altri, si arrivava vicino davvero ai settantamila…
Lo spettacolo portato in scena da Cervellati (con le immagini emozionanti sullo schermo delle foto di Walter Breveglieri) è riuscita nel migliore dei modi. Apprezzatissima.
Prossimamente verrà proposta a Bologna, in collaborazione con la Società polisportiva Sempre Avanti del Presidente Del Bello.
L’idea di Franco Cervellati è molto interessante. Racconta in maniera gradevole un grande Pugile e un Uomo genuino. Vero. Umile. Ha conosciuto successo e gloria. Ma non ha mai dimenticato, neppure per un attimo, le sue origini, la sua terra. Quando smise con il pugilato, Cavicchi tornò a lavorare nella sua campagna. Lontano dai clamori. Felice così.
E’ un lavoro teatrale, quello del giornalista bolognese, che merita d’essere portato in giro per l’Italia. Roma, Milano, Torino, Napoli, ma anche nelle realtà più piccole. Perchè la storia di Francesco Cavicchi, nella sua semplicità, propone grandi valori e significati.



