Lo statunitense abbandona al primo knockdown in carriera
E' veramente difficile commentare un match come quello fra Erislandy Lara e Danny Garcia andato in scena fra urla di disappunto, lazzi e schiamazzi alla T-Mobile Arena di Las Vegas. Difficile da capire sia il match che la sua conclusione prima del limite e la prima cosa da chiedersi è perché Garcia sia voluto salire, o perché ve lo abbiano spinto, su quel ring. Perché Lara non abbia mai sfondato sui ring statunitensi è lampante. Il suo stile è troppo cerebrale, troppo per palati fini e se dall'altra parte non c'è una vera sfida si mette volentieri a giocare a scacchi, tanto sa che in questo è ancora il più bravoa 41 anni.
Ma Garcia è sempre stato un combattente e ora non lo è più. lontano da oltre 2 anni dal ring non è neppure un peso medio e la differenza fisica era evidente. Ciò che ha comunque sorpreso è come anche Garcia si sia messo a giocare a scacchi quando le sue possibilità erano legate a un match d'assalto, a un ritmo frenetico, forse al lavoro al corpo. Vero è che colpire Lara è impresa per pochi anche adesso che ha superato la quarantina ma in tutti i round non si sono mai visti colpi seri.
Non si paga un biglietto per vedere un massacro ma nemmeno per non vedere niente, a me è venuto in mente un film di Michelangelo Antonioni in cui due amanti, ormai spenti nella loro passione, si danno un appuntamentoa cui nessuno dei due va e l'ultima inquadratura è una strada deserta. Eppure c'era in palio un titolodi sigla dei pesi medi!
Tutto è terminato a fine 9° round quando Garcia, che mai in vita sua aveva toccato il tappeto, si è inginocchiato su un diretto sinistro del mancino Lara che lo ha preso fra naso e occhi. Immediatamente dopo è suonato il gong, Ci sarebbe stato tutto il tempo di riprendersi ma il suo angolo ha deciso diaver visto, o non aver visto, abbastanza e il pugile non ha fatto una piega a una decisione che chiude nel modo più inglorioso una grande carriera. Un campione del mondo, non finisce mai così.



