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Venturelli, “El Loco” che vuole il titolo italiano dei pesi massimi

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Un po’ guascone, un po’ ribelle. Vi raccontiamo la storia del loianese della Pugilistica Padana che salì sul ring per la primissima volta sei anni fa da Dilettante quand’era già ventisettenne.  Sabato 25 marzo, a Ferrara, contenderà a Cardillo il “Tricolore” Pro della massima categoria 
di Maurizio Roveri
Immaginate. Immaginate un ragazzone di montagna, solidamente strutturato dal punto di vista fisico, che un bel giorno, all’età di ventisette anni, si fa assalire dalla pazza idea di prendere la strada della palestra. Per fare la boxe. Per cominciare ad apprendere le basi pugilistiche. 
A livello amatoriale, sareste indotti a pensare. No, no. Vuole proprio diventare pugile. Pugile vero. Così, dal niente. E già ventisettenne…
Succedeva sei anni fa, o poco più. Aveva tutto da imparare, Emanuele Venturelli. Ed era una salita severa poiché è estremamente difficile apprendere, in età  adulta, i concetti e le tecniche di uno sport difficoltoso come la boxe: l’equilibrio dei piedi, la posizione delle gambe, l’impostazione delle mani, e come tenere le braccia, il busto, le spalle. E poi, muoversi. Cercando di farlo con fluidità e coordinazione. Sono movimenti complessi, quelli del pugilato: per assimilarli ci vuole un lunghissimo lavoro di palestra. E una costanza enorme. Per giorni e giorni, mesi e anni. Sono tecniche e spostamenti che un bimbetto o un ragazzino possono, gradatamente e nel tempo, acquisire in maniera naturale. Se c’è la dovuta applicazione. 
Venturelli verso il pubblico
In verità, Emanuele di tanto in tanto qualche cazzottone lo aveva dato. E anche volentieri. In strada. Ma il pugilato si fa sul ring. E non è una rissa. Ci sono regole ben precise da rispettare.
Nulla spaventa Venturelli quando tra fine 2016 e inizio 2017 - appunto ventisettenne - decide di tuffarsi in questa sfida. Diventare pugile. Orgoglioso, fiero, con la voglia di stupire. Pronto ad affrontare l’avventura in modo tremendamente serio. Al punto che… non va nella palestra di boxe più vicina alla sua Loiano, che sta sull’Appennino tosco-emiliano. No, no. Sceglie Ferrara, la Padana Vigor dei Duran. 
Emanuele si sobbarca tutti i giorni, d’inverno e in estate, primavera e autunno, un viaggio di 158 chilometri fra andata e ritorno. Loiano-Ferrara, Ferrara-Loiano. E non gli pesa. S’è messo in testa che vuol fare il boxeur, e che non si limiterà al pugilato dilettantistico, andrà oltre, diventerà pugile Professionista. E immagina la sera in cui sarà sul ring, a combattere per un titolo. Il Campionato d’Italia dei pesi massimi!
E’ proprio questa l’idea che frullava nella testa di Emanuele.
In tanti hanno pensato a Venturelli come ad un pazzo o a un illuso.
E invece, ha avuto ragione lui.
La sera “sognata” è qui che sta per arrivare. Ed Emanuele Venturelli l’affronta da pugile ancora imbattuto.
Il bello dello sport è che sa regalarci delle storie al confine della realtà. Situazioni che non crederesti possibili.
Una storia che nasce da un incrocio, in quel di Loiano, fra un visionario come Massimiliano “Momo” Duran (campione del mondo dei massimi leggeri nel 1990) con uno spirito libero e ribelle come Emanuele Venturelli. Si presentano, si parlano, si piacciono. E scatta la scintilla. Massimiliano è un maestro di pugilato e organizzatore di grande energia. Attivissimo, molto professionale, tuttavia gli piace anche “sorprendere”. Azzardare. Da ex-pugile di alto livello ha la capacità di intuire il “personaggio” da lanciare, la “scommessa” da vincere. Emanuele è un ragazzone un alquanto irrequieto, occhi fieri, parlantina sciolta, gli piace prendere il centro dell’attenzione, si diverte a fare un po’ di casino. Qualche zingarata, insomma. 
Conoscere Massimilano Duran è come una folgorazione per Venturelli. Si crea immediato un feeling. Emanuele capisce che il pugilato, se sarà Momo Duran a insegnarglielo, può mettere ordine nella sua vita scanzonata e goliardica.
Sia a Duran sia a Venturelli piacciono le sfide. Soprattutto quelle che appaiono al limite, o quasi. Così i due partono per una missione tutta da scrivere. La passione di Massimiliano nel mettersi lì, giorno dopo giorno, a insegnare il pugilato al ragazzone di Loiano è pari alla grande forza di volontà di Emanuele.
La costanza, la sapienza, la pazienza di Duran e la follia (intesa come stravaganza fuori dalle regole) di Venturelli. Soprannominato, appunto, “El Loco”.  Il primissimo match va in scena nel Palapalestre ferrarese. E’ un 25 marzo. Sì, come stavolta. Straordinaria coincidenza. Ma stavolta c’è ‘è in palio la corona di Campione d’Italia Pro dei pesi massimi!
Il 25 marzo 2017 è la sera in cui tutto è partito. Venturelli vince bene quel suo debutto, trascinando all’entusiasmo i quasi duemila loianesi arrivati a Ferrara dall’Appennino tosco-emiliano. Ne seguiranno altri nove, di combattimenti da pugile dilettante (complessivamente, 8 incontri vinti, 2 pareggiati). Poi, il passaggio al Professionismo. Il debutto da Pro avviene nella sua Loiano, la sera dell’1 dicembre 2018. Il palazzetto dello sport è gremito. Gonfio di passioni. L’avversario fa di tutto per farsi squalificare e infatti viene squalificato. La categoria naturale di Venturelli sarebbe quella dei cruiser, sì quella che era del suo Maestro. Però Duran ha scelto di inserirlo nei massimi. Emanuele, di conseguenza, trova per avversari gente più grossa di lui. Però, è lui a vincere. Sette battaglie  da Professionista, altrettante vittorie. L’ultima addirittura per KOT. Insomma, ha imparato abbastanza bene il pugilato. Tecnica apprezzabile, buon uso di colpi dritti, anche una certa mobilità. Niente male, per uno che all’età di 27 anni era partito dal nulla. 
Soltanto una brevissima parentesi, alla Sempre Avanti Bologna, da diciassettenne, però senza mai salire sul ring.
Venturelli si racconta, in quest’intervista. E dice cose interessanti. E’ un po’ pazzerellone, però mai banale.
 
Venturelli in azione
Emanuele, la sfida con te stesso l’hai vinta. Nessuno immaginava che saresti arrivato a batterti per il Campionato d’Italia Professionisti della massima categoria. E’ già un’impresa: da zero ti sei creato pugile vero
Mi sono creato? Mi ha creato! Massimiliano Duran ha fatto un lavoro straordinario. Evidentemente avevo anche qualche dote, che Momo ha intuito. Altrimenti, credo che avremmo fatto fatica. La mia scuola era la strada”.
E diversi cazzotti ti era capitato di tirarli in strada…
Eccome! Sì sì, la mia carriera era già avviata prima di andare in palestra. Insomma, da ragazzo irrequieto sapevo menar le mani… Quando sono entrato alla Pugilistica Padana Ferrara, ho imparato la disciplina. Nello sport, almeno. In palestra abbiamo lavorato duro, Momo e io, e il preparatore atletico Romano Becchetti, in questi anni. Tanta fatica, tanta costanza e determinazione, un sacco di sacrifici. Un passo per volta, abbiamo scalato la montagna. Tutte vittorie, da Professionista. Bel percorso. Ora non resta che coronizzarlo”.
Coronizzarlo. Bella immagine. La corona di Campione è lì. Ad un passo. Ma anche il tuo avversario, Gianmarco Cardillo, la vuole. Anzi, la rivuole. Il pugile di Cassino ha già assaporato l’emozione del trionfo, è stato campione d’Italia dei massimi nel 2017. Quando tu debuttavi da Dilettante…
So che Cardillo è più pesante di me, però sono abituato ad affrontare avversari grossi e con più chili. E ho vinto io. Di solito evito di parlare de miei avversari o guardare filmati. Preferisco concentrarmi forte su me stesso, sul mio lavoro in palestra, sulla preparazione tecnica e atletica. Sono tranquillo. Mi basta seguire in maniera rigorosa le indicazioni di Massimiliano Duran. Il mio Maestro conosce il modo di combattere del mio avversario. Avversario che è cambiato, la settimana scorsa, a soli dieci giorni dal combattimento: sarà Cardillo e non più Cappelli, il quale ha avuto un problema ed è stato costretto a rinunciare. Si tratta di pugili con caratteristiche decisamente differenti. Comunque, niente mi infastidisce. Questa situazione nuova non mi distoglierà dalla intensa concentrazione che ho raggiunto. E’ il match della vita per me”.
Se tu non avessi conosciuto Massimiliano Duran, ti saresti imbarcato in un’avventura simile?
No. Soltanto lui poteva riuscire ad essere così convincente e a stimolare così profondamente il mio orgoglio. A presentarci è stato il titolare del Bar Benvenuti, nel centro di Loiano, che purtroppo è venuto a mancare alcuni giorni fa. Evidentemente Duran aveva subito notato in me qualcosa che gli piaceva dal punto di vista caratteriale. Non è che io mi fossi messo a fare a botte di fronte al bar… No, questo no. Probabilmente fu il mio modo di esprimermi, o forse la mia franchezza, o qualcos’altro, ia solleticare il suo gusto per la sfida. Continuammo a vederci qualche altra volta. E un giorno mi disse, con estrema convinzione: “Perchè non vieni in palestra, a Ferrara? Che ne pensi? Così ti rendi conto dell’ambiente, dell’atmosfera, di quel che facciamo, puoi vedere come lavorano i pugili. E lì da noi ti puoi sfogare…”. Quelle parole dette da chi è stato campione del mondo sollecitarono il mio orgoglio. Vi andai, un giorno, assieme ad un mio amico. E non ho mai più smesso. Accettando di sobbarcarmi ogni giorno un viaggio da Loiano a Ferrara, e ritorno. Che andava a inserirsi in mezzo ad altri viaggi che facevo per il mio lavoro di commerciante. Eh, un sacrificio grosso. Sempre in giro, dormivo poco. Sono stati anni pesanti, da quel punto di vista. Però era la mia scelta. E dovevo potarla avanti. Io non mollo. Era una questione di orgoglio personale. Ed ero curioso di capire, di vedere fin dove ci saremmo spinti. Massimiliano con la sua visione, io con il mio carattere. Cinque mesi fa mi sono trasferito da Loiano a Bologna, con la mia compagna. E almeno per quel che riguarda i viaggi ho accorciato la distanza. Che cosa ho trovato in Momo Duran? Una persona propositiva e serena, uno dei pochi che ha saputo come prendermi, come gestirmi nel modo giusto. Non era mica facile, lui ci è riuscito. Era un periodo abbastanza particolare della mia vita, a 26-27 anni non avevo ancora le idee chiare sul mio futuro. Duran, con il suo modo di fare, ha saputo indirizzarmi sulla strada giusta. Chiaramente era la strada sulla quale io avrei proprio voluto farmi indirizzare. Ero un ragazzo un po’ ribelle, avevo avuto qualche scivolone nella vita e anche qualche ricaduta. Evidentemente Duran aveva apprezzato il mio spirito combattivo. Quello che mi ha sempre dato la forza di rialzarmi, e prevalentemente l’ho fatto da solo. Quando ho conosciuto Massimiliano, è come se avessi trovato un punto di riferimento, un incoraggiamento in più per cercare di fare bene nella vita. Al di fuori del ring. Il ring, secondo me, è un contorno. Io avevo bisogno di certezze, avevo necessità di tenere sotto controllo quel carattere un po’ ribelle che avevo. Conoscere il pugilato è stata una grande fortuna. Mi ha cambiato, mi sta facendo maturare. Ha sviluppato in me un po’ di disciplina, che prima proprio non avevo”.
Vieni da una vittoria per kot. Che trasmette certezze. Tuttavia, fra il primo match contro Sergio Romano (W-TD il 12 giugno 2021) e il secondo (W-TKO il 19 novembre 2022) c’è stata una sosta di quasi un anno e mezzo. Come mai?
Sì, sono stato fermo fino al settembre 2022 quando ho ripreso la strada della palestra. Potendo tornare ad allenarmi e finalmente rivivere belle sensazioni. Il motivo di questo lungo stop? Eh, ho avuto una ricaduta a livello di vita. Un problema con la Giustizia, e ho dovuto pagare i miei errori: un po’ quelli passati e un po’ quelli durante il cammino”.
Hai dato via qualche cazzotto?
No, no. Ho avuto problemi su altre vicende. Sono dovuto stare fermo proprio per fare fronte a questa che io chiamo squalifica esterna allo sport. Ecco: è proprio come fosse una “squalifica”, mettiamola così. E della quale sto pagando il conto. Ma per l’ennesima volta il pugilato mi sta aiutando. Mi permette di rialzarmi, di ritrovare me stesso. Non riuscirei a vedere la mia vita senza il pugilato. Soprattutto a livello mentale e psicologico. Questo sport mi tiene concentrato e severamente impegnato, cattura positivamente i miei pensieri e le mie emozioni. Evitando che io possa inciampare in distrazioni”.
Nella tua vita sei andato, di tanto in tanto fuori, dalle righe. Un po’ guascone, un po’ ribelle…
Sì, sono fatto così. Cresciuto con questa vitalità esuberante. I miei genitori hanno accompagnato la mia crescita con attenzione, dandomi le giuste indicazioni e buoni consigli. Ma poi, ci sono le amicizie, e quando arrivi all’età dell’adolescenza si comincia a uscire e si fanno anche stupidate. Io ne ho fatte tante. Gestire uno con il mio carattere non era semplice. Fin da ragazzo non ho mai dato retta a nessuno. Ho sempre fatto le guerre, dentro e fuori casa. Dovunque. Una vita di battaglie, veramente. Quello che ho fatto, l’ho fatto io. E per le cose sbagliate, non posso dare colpe ad altri. Né ai genitori, né alle amicizie. Tutti noi abbiamo una testa. E scegliamo con la nostra testa. Allora è giusto che, quando si ha un carattere vivace ed eccessivo com’è il mio, si paghi il conto degli errori commessi”.
Eri così ribelle anche da piccolo?
Da piccolo ero anche peggio…”.
E allora, quel soprannome di “El Loco” scritto sui pantaloncini, ti identifica
Penso che sia molto azzeccato nel mio caso, per come ho interpretato la vita”.
Insomma: non sei nato per una vita piatta, per una vita normale…
No. Ho sempre avuto bisogno di sensazioni forti. Però ti devo confessare che nell’ultimo anno, avendo cominciato a pagare le conseguenze dei miei peccati, sto avvertendo il bisogno di avere una tranquillità. Poiché, prima o poi, si arriva al punto di doversi dare una calmata. Quando si è ragazzi si tende a divertirsi e a fare casino. Ma c’è un limite. Diventa fondamentale mettersi tranquilli. Dimostrare maturità. Debbo farlo. Per me, per chi mi è vicino, per tutti. Sotto questo aspetto, mi sono fatto un profondo esame di coscienza. E ho capito gli sbagli, e come d’ora in poi debbo comportarmi. Sul piano mentale, sento che sto davvero cambiando. Ho intrapreso un percorso e intendo proseguirlo. Mi sto facendo aiutare. La mia compagna attuale, ad esempio, è una colonna importante perché capisco che non sia semplice vivere assieme ad un soggetto come me”.
Ecco: Emanuele Venturelli in quest’intervista ha raccontato con bella sincerità una vita affrontata in maniera spavalda, sfrontata, fiera, coraggiosa, ribelle, scanzonata. Con eccessi di esuberanza. Ed errori. Una “vida loca”. Pazza, insomma.
Tuttavia, qualcosa sta cambiando. Scopriamo adesso un Venturelli più “uomo”, che all’età di 33 anni acquista consapevolezza e maturità. E ci ha confidato di sentire il bisogno d’una vita tranquilla.
Un salto di qualità mentale che potrebbe risultare decisivo nella sfida di sabato 25 marzo al Palapalestre di Ferrara. In palio ci sarà il titolo italiano dei pesi massimi.

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