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Il re è nudo! Mettiamo la parola fine alla grande bugia

Le sigle vanno cancellate dalla boxe

 Guantoni al muro

Un recente articolo di Dario Torromeo parla di 86 titoli, più altri sparsi, dicentesi "mondiali". Da qui prendo spunto per una ulteriore riflessione che però non riguarda, come nel caso di Torromeo, il pugilato italiano. E' evidente che siamo di fronte a una situazione ridicola che da anni vado citando come esempio della perdita di credibilità del movimento pugilistico mondiale. Recentemente ho avuto anche una piccola polemica su Facebook con l'amico ex pugile e ora telecronista Alessandro Duran che si è sentito chiamato in causa da un mio articolo in cui invitavo i lettori a non dare ascolto ai telecronisti che raccontano match definendoli validi per un titolo definito mondiale quando l'evidenza dimostra il contrario. Con Duran il chiarimento su Facebook c'è stato ma la sostanza rimane quella, e farò un esempio che da tempo mi è caro: come reagirebbero gli appassionati se, per esempio, sia Francia che Inghilterra che Brasile che Slovacchia dicessero di avere vinto i campionati del mondo di calcio?

Certo, le sigle mondiali non esistono solo da oggi, nè è vero che esistano dagli anni 60 del XX secolo, multicampioni del mondo nella stessa categoria ci sono stati anche prima, per esempio quelli riconosciuti contemporaneamente dalla NBA (National Boxing Association) e dalla NYSAC (New York State Athletic Commission) ma la situazione non è mai stata così grave come a partire dagli anni 80. Rino Tommasi disse allora che il vero scandalo non era che ci fossero 4 enti ognuno con un proprio campione del mondo ma che ve ne fosse più di uno. Forse voi non sapete che in realtà le sigle non sono solo le 4-5 che tutti conoscono ma sono più di 20!

Dire che il pugilato oggi è questo è un grave errore di rassegnazione che non deve comprenderci. Come una enorme balla è sostenere che solo se c'è un titolo in palio gli appassionati corrono a frotte. Una bugìa di cui perfino i vertici di DAZN si sono resi conto ma che i maggiori organizzatori non hanno il coraggio di denunziare a loro volta.

Eppure recentemente il match fra Chisora e Pulev, due pugili ben al di là del meglio della loro lunga carriera che comunque in un mondo normale non li avrebbe mai visti depositati in cima al mondo, è stato  un clamoroso successo di pubblico. E non c'era in palio niente. Lo stesso Duran ha posto su Facebook la foto del cartellone del match fra suo padre Carlo ed Emile Griffith, un avvenimento seguitissimo al di là di un esito non confortante, a indicare un'epoca in cui la boxe era una cosa seria.

Tutti voi sapete come Boxeringweb segua le classifiche del Transnational Ranking Boxing Board, l'unico organismo formato da esperti non coinvolti in alcun modo con siglem organizzatori, manager o Federazioni, riconoscendone i campioni del mondo. Lo ha fatto da mesi anche Boxing News, la rivista di boxe, ora anche sitoweb, più antica del mondo. Queste classifiche sono riferimento degli  appassionati nel mondo. Una statistica ha indicato che il pugilato è lo sport che ha perso più appassionati di tutti, inutile sottolineare il perché.

Ci vuole tanto coraggio per dichiarare che il Re (le sigle) è nudo? Molto meno del coraggio che serve a salire su un ring. E allora forza, diciamolo!

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