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Oggi, trent'anni fa: Momo Duran-Wamba! Potevano perdere i pugili italiani, ma così...

DuranMomo

Brano tratto dal mio libro "DURAN! DURAN! DURAN!" (Ed. Bradipolibri - Torino - 2012).

Trent'anni di distanza. Proprio oggi. Il ricordo di una drammatica sconfitta. Mio nipote Massimiliano spero che mi perdonerà. Voglio riportarla alla ribalta perché coloro che non ne hanno mai letto né tantomeno l'hanno vista si rendano conto di come erano i pugili "veri" di qualche anno fa e cosa significasse per loro combattere per un titolo, per l'Italia e per se stessi. 

Tutto qua. Non una parola di più. Le immagini sono più che sufficienti.

Gualtiero Becchetti

“L'uomo non è fatto per la sconfitta. Un  vero uomo può essere distrutto ma non sconfitto.” - Ernest Hemingway


"...Avanzava a grandi passi la rivincita tra Momo e Anaclet Wamba, accompagnata da dichiarazioni che resero l’atmosfera tesissima. I giornali, in particolare, riportarono una frase pronunciata dal franco-congolese che fece infuriare Massimiliano: “Questa volta Duran non sarà protetto da suo padre”. Inutile sottolineare come tali parole fossero una pugnalata a tradimento per un figlio a cui era mancato tragicamente il padre appena qualche mese prima, nonché un monumento all’antisportività e alla slealtà. Il 20 Luglio, al Parco della Favorita di Palermo, s’assistette ad uno dei più cruenti e folli match che si ricordino nel nostro Paese e ad arbitrare fu designato il leggendario Arthur Mercante, che dimostrò, quella notte, come la grandezza passata non corrisponda sempre all’efficienza presente quando gli anni sulle spalle sono ormai troppi. I primi round furono un dominio totale di Momo che mise ripetutamente in difficoltà il gigante d’ebano, ma al quarto una testata gli aprì una piccola ferita sulla fronte; non pareva nulla di grave, ma il sangue cominciò a zampillare come da un rubinetto rotto, perché la malasorte aveva voluto che ad essere lesionata fosse un’arteria. Nel volgere di poche riprese sul ring si potevano vedere addirittura delle pozzanghere rossastre, formate da acqua, sudore e sangue; la candida divisa di Mercante aveva cambiato colore e l’inarrestabile emorragia stava spegnendo le energie di Momo, accrescendo nel contempo la selvaggia aggressività dello sfidante. Sarebbe bastato che Mercante facesse intervenire il medico e che Rocco Agostino avesse ricordato che la sospensione del combattimento avrebbe comportato la lettura anticipata dei cartellini, in cui il ferrarese era in vantaggio e tutto si sarebbe risolto per il meglio. Invece il folle spettacolo fu fatto continuare e non a caso, nei giorni seguenti, si levarono di nuovo voci a chiedere l’abolizione della boxe. I telespettatori videro persino, in diretta, uno schizzo di sangue coprire ad un certo punto l’obiettivo della telecamera, come in un effetto speciale di un film dell’orrore. All’undicesima ripresa, quando ormai stava rischiando moltissimo sul piano dell’integrità fisica e nessuno se ne dava per inteso, Momo volse le spalle e abbandonò la lotta, mentre i punteggi di Bob Logist e Adrian Morgan attribuivano 98 a 96 e 96 a 95 in suo favore e Mickey Vann 96 a 96. Il dopo match fu drammatico e a Momo, su una panca portata all’aperto dinanzi agli spogliatoi, fu posta la mascherina dell’ossigeno, mentre irrefrenabili brividi di freddo lo percorrevano nonostante la soffocante temperatura di piena estate, sintomo inequivocabile di palese dissanguamento. Pensando alla sconfitta e a com’era maturata, l’ormai ex-campione si convinse che con papà Carlo all’angolo ciò non sarebbe mai accaduto...".

Ecco il Video dell'evento

 

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