
Il team olimpico italiano di pugilato
di Gualtiero Becchetti
Caro pugilato italiano,
con un anno olimpico di ritardo ti prepari ad entrare tra qualche giorno nel vuoto palasport Ryōgoku Kokugikan di Tokyo per cimentarti nelle più malinconiche Olimpiadi della Storia, anch'esse vittime del malefico Covid-19.
Senza pubblico, senza allegria, senza chiasso, senza tutto ciò che ha sempro reso il quadriennale appuntamento dei Cinque Cerchi un'immensa festa, un caotico inno alla voglia di vivere e alla giovinezza anche di chi giovane non é.
Guardando le immagini della squadra azzurra all'aeroporto, caro pugilato italiano, mi s'é stretto il cuore. Quattro valorose atlete (Giordana Sorrentino, Rebecca Nicoli, Angela Carini, Irma Testa), due tecnici (Emanuele Renzini, Riccardo D'Andrea), il fisioterapista (Fabio Morbidini).
Fine!
Una piccola pattuglia.
Gli appassionati di boxe erano abituati a vedere foto di rito di ben altra consistenza numerica della squadra, in attesa di volare verso tale meravigliosa avventura. Ma la disastrosa assenza della componente maschile italiana per la prima volta in cent'anni di Olimpiadi lascia un "buco nero", in quel pur sorridente drappello, che niente e nessuno potrà mai cancellare.
Sono proprio gli eredi dei 48 podi conquistati per il tricolore a mancare. Quelli che avrebbero dovuto afferrare il testimone della secolare staffetta e invece non ci sono riusciti.
Io spero che le ragazze non si facciano soltanto onore, ma tornino anche con qualche medaglia al collo per limitare il tonfo della Nobile Arte verde-bianco-rossa. Però tutti sappiamo che la boxe femminile é alle Olimpiadi da Londra 2012. Otto anni. Quella maschile é presente da Saint Louis 1904. Centosedici anni. E qualcosa significa.
Caro pugilato, non é il momento di elencare dati, sollevare polemiche e lanciare accuse.
Mi limito a citare un passo del Vangelo di San Matteo: "Oportet ut eveniant scandala." (E' necessario che gli scandali accadano). Infatti solo se le "brutte cose" si rivelano agli occhi della gente consentono di trovare poi le misure per eliminarle.
La nostra boxe si avvia alle Olimpiadi niponniche mutilata e con il respiro corto, a sancire le gravi tribolazioni che da lungo tempo sta affrontando sia a livello dilettantistico che professionistico. E sono tribolazioni le cui responsabilità non vanno addossate soltanto a chi sul ring ci sale. Troppo comodo...Vanno ampiamente condivise da chi per anni si é limitato a "tirare a campare" senza rendersi conto che prima o poi sarebbe accaduto ciò che adesso é accaduto. Nulla di sorprendente e improvviso. Tutto era prevedibile già ieri e l'altro ieri. E il "problema" ha infine bussato alla porta per fare la somma senza sconti.
Proprio per questo "Oportet ut eveniant scandala"!
Chi vuol capire capisca o faccia come vuole. Tanto il mondo, grazie al Cielo, non finirà per questo. E lo sport continuerà ad esprimersi con le parole dei risultati che non mentono mai.
Caro pugilato, in bocca al lupo allora! E che il Sol Levante ti sia prezioso punto d'orientamento per oggi, domani e dopodomani!
Quanto a voi, Giordana, Rebecca, Angela e Irma...Fateci giorire, per favore!



