“E’ un onore per me l’essere stato scelto per il match di domenica a Bagheria. Il siciliano è pugile di livello, che rispetto. E’ più esperto e quotato di me. So che è un match difficile, ma anche stimolante. Siamo guerrieri e le sfide dure vanno accettate”
di Maurizio Roveri
Arriva in scooter, verso le 18,40. Direttamente dal posto di lavoro. La palestra della Pugilistica Tranvieri - in via di Saliceto - lo aspetta. Marco Balducci s’infila a piedi nello stretto corridoio. In fondo, proprio alla fine, la porticina che porta nella casa dei pugili è aperta. Per far entrare un po’ di aria. E’ un giovedì di metà luglio e fa caldo a Bologna. Balducci saluta il suo maestro Sergio Di Tullio. E va a cambiarsi. Per il penultimo allenamento della settimana, prima di un lungo viaggio e d’una battaglia che si annuncia difficile ma che - al tempo stesso - è da considerare stimolante per un giovane pugile emergente. Il ragazzo abruzzese, nativo di Giulianova e residente da alcuni anni a Bologna, partirà sabato mattina assieme al suo maestro. In direzione Sicilia. Domenica, nella fascinosa Bagheria delle ville storiche e di splendidi Palazzi settecenteschi, il pugilato accenderà emozioni in Piazza Levante con un evento organizzato dalla Asd Extreme Boxing Club. Con la collaborazione della Cannata Boxing Team.
Marco Balducci, 25 anni, solo 5 match da Professionista (4 vinti e 1 perduto, all’estero), recentemente “promosso” dalla Terza alla Seconda Serie, incrocerà i guanti con Giovanni D’Antoni, Prima Serie, 32 anni, beniamino locale, 24 combattimenti disputati da Pro, l’esperienza di chi sale sul ring dal maggio 2004 quando debuttò da Dilettante.
Balducci fa la corda
L’8 febbraio 2020 Balducci volava fino in Lettonia, per affrontare l’interessantissimo Sergey Marchenko sul ring della “Arena Riga”. Perdendo onorevolmente ai punti. Domenica 18 luglio va ad incontrare, in umiltà ma con coraggio, un avversario più quotato e più esperto come il siciliano D’Antoni.
Che cosa spinge un pugile emergente (che era imbattuto prima del combattimento in Lettonia) ad accettare dei combattimenti così impegnativi e a casa degli avversari?
“Perchè i match complicati non si evitano. Certe sfide vanno affrontate: è misurandosi con pugili bravi e quotati che si cresce e si migliora. Ho accettato di incontrare un pugile di alto livello perché mi sento pronto mentalmente e dunque in grado di esprimermi al meglio.
Giovanni D’Antoni ha dimostrato, sia da Dilettante sia da Professionista, il suo valore. Ha combattuto per il titolo italiano Pro, nel 2013, contro Frezza al PalaRavizza di Pavia. Più recentemente, il 19 dicembre scorso, è stato interprete assieme a Nicholas Esposito di un combattimento intenso e spettacolare. Al palasport di Rozzano. Una semifinale sulla strada del Tricolore. Verdetto ai punti per il lanciassimo pugile cremonese, che poi a febbraio di questo 2021 è diventato Campione d’Italia dei pesi welter.
Ma Giovanni D’Antoni insiste. Giustamente. Sta inseguendo con grande determinazione un’altra opportunità. Sente di meritarla. E per questo vuol dare continuità al suo percorso. Domenica combatte nella sua Bagheria.
Hanno scelto me perché sia una sfida vera. Li ringrazio. E’ un onore.
Abbiamo accettato, io e il maestro Di Tullio. So di andare ad affrontare un avversario che ha molta più esperienza di me a livello professionistico e possiede un apprezzabile repertorio pugilistico, ha ritmo, porta con naturalezza i colpi min serie. Io sono pronto. Con il mio maestro abbiamo lavorato intensamente, curando ogni dettaglio. E’ un incontro molto importante anche per me. Può rappresentare una svolta. Sono pronto. Ed estremamente incentivato a a dare il meglio delle mie possibilità. Per non avere rimpianti”.

“Come ho detto al maestro Di Tullio quando decidemmo il passaggio al Professionismo, io accetto tutto. Noi siamo guerrieri. Chi vuole avere la vita facile e match sempre abbordabili, cresce poco. Bisogna possedere anche il coraggio di soffrire. Chiaro che in una carriera ci sono pure i match relativamente tranquilli, ma per compiere il salto di qualità è necessario anche voler uscire dalla propria zona di confort e accettare combattimenti impegnativi, duri, che sono quelli che ti fanno crescere”.



