La ricostruzione di come si è arrivati a non fare il match più atteso
Sono alcune settimane che medito di scrivere qualcosa sul gigantesco flop di un match fra Tyson Fury ed Anthony Joshua ed eccomi al punto. Riassumiamo un po' le cose almeno per come è dato saperle. Poco prima dell'esplosione della pandemia Anthony Joshua si era preso la rivincita su Andy Ruiz che lo aveva battuto mesi prima a sorpresa togliendogli i titoli di sigla che deteneva e Tyson Fury aveva battuto prima del limite Deontay Wilder che lo aveva costretto al pareggio, seppure ingiusto, più di un anno prima. A quel punto tutte le 4 cinture più importanti dei pesi massimi erano in possesso dei due pugili inglesi, tre di Joshua e una di Fury. Nel frattempo il Transnational Boxing Rankings Board, l'unica classifica che conta per noi, cominciava a riconoscere Fury campione del mondo perché da numero 1 aveva battuto il nr 2 Wilder.
Parlare di un match fra Fury e Joshua era comunque una cosa naturale ma, appunto, la pandemia si abbattè sul mondo. Però gli inglesi pensavano già oltre e la Matchroom di Eddie Hearn per conto di Joshua, Frank Warren e Bob Arum per conto di Fury, si sono messi in moto. Le difficoltà, pandemia inclusa, non erano poche. Tanto per cominciare Eddie Hearn e Frank Warren (che si sono ammalati entrambi di Covid, Warren in modo molto serio) si detestano da anni, poi il match non si poteva progettare per la Wembley Arena dove avrebbe fatto in pochi minuti un tutto esaurito da 90.000 persone e quindi era necessario trovare un posto dove nonostante il Covid si potesse raccogliere una somma ingente di danaro e gli inglesi pensarono a vari posti nel mondo ma in particolare alla penisola araba.
Nel frattempo entrambi i pugili sembravano bisognosi di un collaudo dopo il lockdown e nello stesso tempo era necessario tacitare le pretese della sigla IBF per il bulgaro Kubrat Pulev che Joshua ha spazzato via in dicembre mentre per Fury non si è trovato modo di farlo combattere. Va detto che sulla realizzazione della sfida chi professava ottimismo erano Eddie Hearn e Bob Arum mentre Frank Warren è sempre stato cauto, se da una parte si davano per imminenti le firme sul contratto dall'altra si frenava ma sembravano essere schermaglie tattiche che sarebbero terminate in un accordo e tacciamo sulle opinioni espresse dai pugili che in fondo non sono state determinanti,

C'era però un ostacolo che sembrava piccolo piccolo ma tale non era affatto: Deontay Wilder. Il gigantesco pugile dell'Alabama era uscito malconcio fisicamente e soprattutto psicologicamente dal secondo match con Fury tanto da licenziare il co-trainer Mark Breland che, lanciando l'asciugamani sul ring, l'aveva tolto dai guai e lanciando a Fury una serie di accuse ridicole talmente mal giustificate da fare seriamente dubitare della sua stabilità psichica. Però il clan di Wilder aveva in mano un contratto in cui in caso di sconfitta era prevista una rivincita. In casi simili è pratica abituale, giusta o sbagliata che sia, pagare il pugile perché accetti di farsi da parte e saltare un turno. Non c'è nemmeno certezza che a Wilder sia stata fatta balenare l'ipotesi ma può essere benissimo che il suo nuovo clan l'abbia rifiutata.
Bob Arum, che sarebbe un avvocato tra l'altro, esprimeva totale fiducia sul fatto che un arbitrato legale avrebbe consentito a Fury di incontrare Joshua. Detto fatto? Nemmeno per sogno, anzi l'arbitrato ha dato ragione a Wilder. Così con un giro di valzer velocissimo Fury incontrerà fra meno di un mese Wilder mentre Joshua incontrerà in settembre l'ucraino Oleksandr Usyk che è lo sfidante ufficiale della sigla WBO.. Eventualmene la sfida Fury-Joshua si terrà a dicembre se non nel 2022. Eventualmente perché anche se sia Fury che Joshua sono favoriti contro i rispettivi avverari non sono i sicuri vincitori.
Decisamente una brutta figura un po' per tutti, a mio avviso soprattutto per Hearn e Arum che hanno fatto la figura dei polli e adesso è inutile che Hearn strilli al tradimento, in fondo l'odiato Warren il match non l'ha mai dato per certo.
Ma se vogliamo, e soprattutto se l'avessero voluto tutti, la soluzione c'era, e cioè mandare al diavolo le sigle e tenersi l'incontro così com'era. Loro avrebbero riempito qualsiasi stadio ovunque e a rimanere con il cerino in mano sarebbe stato Wilder con un titolo che non contava nulla. Solo che ci vuole coraggio per fare una cosa simile,. che è poi quello che la gente vorrebbe, e io credo che le televisioni o i siti web di streaming avrebbero comprato il match ugualmente. Loro questo coraggio non l'hanno avuto perché a loro dell'integrità e della credibilità del pugilato non importa il classico fico secco. Anche se la storia delle sigle ha stufato tutti.
Credo che in merito ci sarà qualche novità presto. State sintonizzati.



