
Gualtiero Becchetti
Il sogno azzurro è di per se stesso difficile da realizzare e lo è ancor di più quando molti rimangono a vita con la canottiera indosso e vi chiudono la strada.
Il sogno professionistico è di per se stesso difficile da realizzare e lo è ancor di più quando i soldi scarseggiano, al pari delle prospettive e dei programmi.
Allora perché proprio voi, ragazze e ragazzi italiani, vorreste fare la boxe?
Perché incamminarvi verso una meta che, dilettante o professionista che voi siate, vi procurerà pensieri molesti e problemi?
Proprio voi, ragazze e ragazzi italiani, che pur in tempo di crisi avete a disposizione tante altre discipline sportive da scegliere, discoteche da frequentare, tempo da spendere con minore fatica e sacrifici?
Vi si spalanca tutta la vita davanti e vi trovate mille strade da percorrere invece di chiudervi tra quattro pareti intrise di sudore a contare gli attimi della fatica e del dolore, ad obbedire ai comandi di chi spesso sembra senza pietà, solo perché vuole ridurvi al minimo i rischi e i patimenti.
Eppure, contro ogni logica, volete proprio diventare pugili. Io non lo sono mai stato e quindi posso solo provare a capirvi, dopo avere spiato per sin troppi anni da un angolino in disparte la ribalta della boxe e i suoi protagonisti, dagli ultimi ai primi.
Siete dei “matti”, gente “fuori” dal branco, persone che mentre il cervello razionale dice di andare da una parte, ascoltate la parte non razionale e decidete di andare dall’altra.
Siete strani, originali, pieni di cose che vi s’agitano nel cuore a cui non sapete dare ordine.
Siete persone che nel mondo della comodità, della fuga dalla responsabilità e dal dolore e dove le emozioni si comprano a pastiglie, siringhe, fumo o bottiglie negli angoli più appartati e squallidi delle città, avete deciso di cercarvele sotto i riflettori, dinanzi agli occhi della gente, sfidando voi stessi, il “vostro gemello” all’altro angolo e i luoghi comuni di una società ammalata di conformismo, ipocrisia, buonismo fasullo e incoerenza.
Il pugilato vi fa sentire diversi; i vostri coetanei e i “grandi” che vi guardano come alieni, come folli disposti a giocarsi il profilo del naso e la gioventù per inseguire un vago sogno, non vi turbano ma sono la medaglia che v'appuntate al petto.
Sì, siete diversi...
Voi sapete che anche coloro che vi denigrano in realtà v'ammirano, perché siete in grado di fare ciò che moltissimi di loro non sapranno mai fare…Stringere i denti, vincere, perdere, asciugarvi sangue e sudore e ricominciare daccapo, orgogliosi di voi stessi.
Siete diversi…
Siete consapevoli che difficilmente diventerete ricchi e che solo in pochi un giorno parleranno di voi e delle vostre imprese.
Ma cosa ve ne frega?
Siete diversi...
Un domani lontano, i vostri coetanei di oggi ripenseranno alla loro ingiallita giovinezza e metteranno sui piatti della vita, una bilancia che non mente, ciò che hanno dato e ciò che hanno ricevuto, timorosi che i conti non tornino al di là del conto in banca più o meno abbondante. Voi ripenserete invece all’epoca trascorsa dentro quell’esaltante saliscendi delimitato da corde e chiunque voi siate stati, comparse o campioni, io credo che sorriderete a voi stessi e vi ripeterete:
“Sì, sono stato diverso…”.
Non fosse altro che per questo, io che non lo sono mai stato non potrò che invidiarvi per la scelta che oggi volete fare: diventare pugili.



